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sabato 3 marzo 2012

Tasche vuote e discariche piene

GAIA: Intervista  al  sindaco  di  S.  Vito A.  Rossi  di  febbraio  2008


Ci sono delle occasioni in cui il legame tra locale e globale si palesa in tutta la sua inevitabilità; sono quelle volte in cui comprendiamo che quel poco di mondo raccontato dai telegiornali non è l’immagine di un altro pianeta, o una sorta di grande reality show, con tanti piccoli protagonisti rinchiusi in una scatola.
Così, se non possiamo sentire il tanfo dell’immondizia di Napoli, riusciamo comunque a percepire la puzza di spor-co che aleggia intorno la gestione dei rifiuti nel nostro territorio. E se ci dis-traiamo quando qualcuno ci parla delle possibilità economiche offerte dal rici-claggio, ci rendiamo conto che l’inerzia politica e culturale hanno un costo nel momento in cui leggiamo le bollette sempre più salate per i soliti servizi scadenti.
Tutto ciò da queste parti ha un nome, GAIA. Di ciò siamo andati a parlare con il sindaco di San Vito, Amedeo Rossi, da sempre particolarmente attivo per quanto concerne il consorzio. Dalla chiacchierata emergono tutte le contraddizioni di un’azienda nata per essere un’importante risorsa per il territorio e finita per diventare un’insopportabile zavorra, capace d’accumulare in pochi anni oltre 200 milioni di debiti.
Signor sindaco, partiamo dagli aumenti della Tarsu approvati nei mesi scorsi, in che modo si collegano alla situazione del GAIA?
Derivano dalla situazione del GAIA, in quanto ciò che il consorzio fa è in per-dita, per cui devono essere adeguate le tariffe ai costi reali. Si tenga presente però che gli aumenti che abbiamo fatto sono soltanto la metà di quelli richiesti-ci dal GAIA, in quanto abbiamo ritenu-to che al momento San Vito non potesse offrire di più. In particolare abbiamo
tentato, per quanto possibile, di non gravare troppo sulle famiglie, e quindi sulle abitazioni, mentre abbiamo aumentato maggiormente su fattispecie che pagavano relativamente poco come esercizi commerciali o garage. Ad esempio per un garage si pagavano 95 centesimi a metro quadro, mentre per una casa il costo era già altissimo, superiore ai 2 euro per metro.
Se gli aumenti sono stati la metà di quelli richiesti, ciò significa che l’altra metà sarà proposta in seguito?
Senz’altro, sarà diluita nel tempo.
E poi si vocifera di un ulteriore aumento.
Questo è ancora da vedere.
E tutto ciò a causa dell’inefficienza del consorzio. Secondo lei da cosa deriva questa inefficienza?
Il GAIA è stata una buona idea realizzata malissimo. Ci sono state scelte dirigenziali sbagliate, inutili investi-menti all’estero, poi ovviamente anche un sovradimensionamento dell’azienda, in parte dovuto al malcostume delle assunzioni clientelari.
Ma se l’inefficienza persiste non si corre il rischio di vedersi proporre o imporre sempre nuovi aumenti?
Direi di no. Innanzitutto il GAIA è ormai da tempo sotto commissariamento, ossia c’è un commissario con poteri pressoché assoluti ed i comuni, cioè gli azionisti, non hanno più poteri decisori. Questo commissario, nel quadro della legge Marzano, deve predisporre un piano di risanamento.
Cosa prevede questa legge?
Essa permette alle aziende con oltre 700 dipendenti e con centinaia di milioni di debiti, proprio come il GAIA, essenzialmente di “patteggiare” i debiti con i creditori. Ovviamente poi il commissario deve proporre un piano industriale; se il piano fallisce non resta che lo smantellamento del consorzio, il GAIA non può finanziarsi con continui aumenti di tariffe. Già oggi queste sono altissime.
Smantellamento del consorzio significherebbe parecchi posti di lavoro in meno. Secondo lei c’è qualcuno disposto a prendersi questa responsabilità?
Non credo che delle persone sarebbero lasciate senza lavoro. Del resto il GAIA in passato s’è fatto carico di molta della disoccupazione del frosinate e dall’area di Colleferro, è stato una sorta di contenitore di problematiche sociali. Chiaramente non è giusto che per questo paghino i cittadini.
Insomma lei ci dice che il personale del GAIA è stato assunto e percepisce stipendio non tanto in base alle esigenze lavorative dell’azienda, quanto in base alla necessità di garantire un reddito a determinate persone?
In una certa misura sì, ma comunque ridimensionerei la questione dell’esubero di dipendenti, tanto che spesso qui a San Vito non abbiamo abbastanza addetti sulle strade.
Magari i dipendenti in eccesso stanno negli uffici?
Questo non posso saperlo.
Se il sovradimensionamento non ha tutta questa importanza, quali sono secondo lei i fattori cruciali del mal-funzionamento?
Io porrei l’attenzione su scelte industriali sbagliate, nonché, ad esempio, sui mega stipendi, si parla di 1 miliardo di vecchie lire, che andava a percepire l’amministratore delegato quando l’azienda era già in crisi. Mega stipendi votati tra l’altro dai sindaci, in quanto azionisti, ma non da noi. Ci tengo infatti a precisare che la nostra amministrazione ha sempre votato contro, trovandosi però in netta minoranza con un piccola quota azionaria, dinnanzi ai pochi comuni fondatori che da soli detengono la maggioranza. Buona parte della colpa di tutto è proprio da attribuirsi ai sindaci, che non hanno voluto essere trasparenti sino in fondo, non hanno voluto rivedere bilanci palesemente gonfiati, né aprire le porte al revisore dei conti della Provincia, persona di grandi qualità, che avrebbe potuto fare un po’ di chiarezza. Si è avuto paura dell’onestà.
Ma non vi sarebbe possibilità di uscire dal consorzio? Ci risulta infatti che ci siano alcuni comuni che pensano di farlo perché insoddisfatti del servizio.
Innanzitutto nessun comune è soddisfatto del servizio, credo. Per quanto riguarda i comuni a cui si riferisce, hanno presentato ricorso al TAR, ma la pratica non è agevole.
E San Vito non pensa di uscire dal consorzio?
No, sarebbe controproducente, in quanto ci dovremmo accollare la quota di personale che il GAIA destina a San Vito, rischiando così il tracollo finanziario.
Chiaramente se non ci fosse questa zavorra tutti i comuni uscirebbero dal consorzio.
Cambiamo per un attimo argomento. Si parla adesso di un consorzio di trasporti. Non si corre il rischio che anche questo divenga strumento per assunzioni ad hoc e per garantire redditi facili a scapito dell’efficienza?
Assolutamente no, in quanto il nuovo consorzio farà solo un piano di trasporto e poi indirà un concorso per offrire il servizio.
Cioè non avrà personale?
Avrà un presidente, un direttore amministrativo ed un’altra figura, ma non una struttura completa.
E come sarà finanziato?
Esso prenderà finanziamenti dalla Regione, una quota di 50 centesimi per abitante dai comuni e poi ovviamente gli introiti del servizio, biglietti ed abbonamenti.
Per quando è previsto l’inizio dei collegamenti?
Pensiamo che già quest’estate si possa fare qualcosa.
Tornando al GAIA dal punto di vista del servizio com’è la situazione?
Esattamente l’opposto di Napoli: ci sono i bruciatori ma non c’è niente da bruciare, cioè non è in atto la raccolta differenziata, se non per quei prodotti, come vetro e carta, di cui potete vedere i cassonetti in giro per il paese.
E che fine fanno questi materiali?
Vengono portati altrove, dato che il GAIA non ha alcun sito di compostaggio, né un sito per produrre combustibile dai rifiuti.
Questo comporta anche una perdita di guadagni per il consorzio?
Ovviamente sì, per cui è necessario che il GAIA si attivi per la raccolta differenziata porta a porta. I comuni che lo fanno, soprattutto al nord Italia, hanno degli enormi risparmi sul servizio, riuscendo a trarre guadagni dai propri rifiuti.
Ad Olevano questa pratica è stata messa in atto dal comune stesso, cosa ne pensa?
E’ una goccia nell’oceano, se gli altri comuni non fanno altrettanto la discarica di Colleferro resta comunque piena. Olevano ha preso un contributo provinciale per due anni per ques ta iniziativa, ma poi dovrà cavarsela da solo e credo che sarà difficile
farlo. Per quanto ci riguarda noi paghiamo il GAIA e ci aspettiamo che sia il consorzio ad offrire questo servizio, nonché a proporre un progetto adeguato in riguardo.
Progetto che non è stato ancora presentato?
Esatto.

Articolo uscito sul mensile Empolitan a Gennaio 2008, a cura di 
Roberta Proietti e Marco Quaresima

venerdì 2 marzo 2012

Comuni differenze: il consorzio GAIA ed il nostro territorio

Intervista a Guglielmina Ranaldi sindaco di Olevano Romano, Giovan Battista Maccaroni assessore all'ambiente di S. Vito Romano e Raffaele Morelli, assessore all'ambiente del comune di Genazzano.


Da quando il paese è nel consorzio Gaia?
Olevano Dal 2000. San Vito L' adesione risale al 1999. Genazzano Dal 1999.
Perché mentre altri comuni hanno abbandonato il consorzio, il nostro paese non lo ha fatto?
Olevano Per tutelare i posti di lavoro, perché la gestione del ciclo rifiuti da parte di un solo Comune è difficile perché così facendo, abbiamo garantito maggiore qualità e controllo del ciclo rifiuti.
San Vito Intanto perché le tariffe sono concorrenziali e poi per salvaguardare i posti di lavoro. (nel 2008 Trinchieri aveva dichiarato: "il Gaia nasce principalmente per risolvere la crisi occupazionale della Valle del Sacco" NdR).
Genazzano Questo andrebbe chiesto a chi ha abbandonato. Posso ipotizzare che quei comuni hanno ritenuto più conveniente il contratto di servizio offerto da altre società del settore, ma potrei anche supporre che ci siano tati problemi di ordine politico.
Quando scadrà il contratto? Verrà rinnovato?
Olevano Il contratto scadrà fra tre anni, ci sarà una evoca solo se il servizio non sarà più adeguato (come prevede una clausola contrattuale).
San Vito Il contratto è stato stipulato nel 2008 con scadenza 31-12-2016: è prematuro parlare di rinnovi alla luce della situazione attuale.
Genazzano Il contratto, triennale, scadrà a fine 2010 e e verrà rinnovato o meno e a quali condizioni sarà oggetto di trattativa (il contratto fra il Gaia e Genazzano, seppur rispettato da ambo le parti, è giaciuto negli uffici del municipio dal 2008 senza essere stato mai controfirmato dall'allora sindaco Pitocco, la firma è arrivata solo nel dicembre del 2009 a sei mesi dell'insediamento della nuova giunta NdR).
Com'è la qualità del servizio della raccolta rifiuti e della pulizia del paese al momento?
Olevano La qualità del servizio è buona, anche se, facendo la raccolta differenziata porta a porta, in alcune zone (via S. Pertini, piazza B. Greco e via Garibaldi) ancora c'è l'abbandono dei rifiuti in strada da parte dei cittadini. Attualmente si procede con denunce verso igno-
i ma si proseguirà con denunce penali verso i responsabili. Ultimamente ci sono problemi visibili a causa della trascuratezza del lavoro svolto sul territorio da parte degli operatori Gaia, ma la situazione sembra vada migliorando.
San Vito La qualità del servizio è buona, San Vito risulta essere uno dei comuni più puliti della zona.
Genazzano Abbiamo lavorato molto con GAIA per elevare la qualità del servizio rimodulando lo spazzamento in alcune zone poco coperte (nei vicoli ad esempio) e reintroducendo la raccolta domenicale nel centro storico.
La TARSU "a quanto sta?" i cittadini la pagano ? il Comune paga il Gaia ?
Olevano 1.70 euro per mq, la più bassa rispetto ai comuni limitrofi (anche grazie alla gestione mista dello spazzamento (50% Comune 50% Gaia) e non è previsto alcun aumento. I cittadini sono in regola con i pagamenti, il Comune ha un ritardo di 15 giorni per il pagamento del rimestre Ottobre-Novembre-Dicembre a causa della chiusura del bilancio.
San Vito Attualmente la tassa per le abitazioni è 3.06 euro per mq e per gli esercizi commerciali 3.99 euro al mq. C'è una tendenza all'aumento, specialmente nei piccoli comuni, come dimostra il prospetto presentato nella delibera di Giunta di Maggio 2008 in cui viene marcato un aumento dei costi pari al 10% annuo per il triennio 2008-2010. Il comune risulta comunque in regola con i pagamenti, così come i suoi abitanti e si sta impegnando
inoltre con alcune iniziative volte a limitare l'aumento previsto per l'anno in corso.
Genazzano 3.35 euro per mq per gli usi domestici. Gli aumenti susseguitisi negli ultimi tre anni (6% annuo NdR) sono quelli previsti dal contratto approvato in consiglio nel 2008, mentre l'ulteriore 1% è necessario per far fronte agli aumenti del costo di smaltimento dei rifiuti conferiti in discarica (Colle Fagiolara).
Nel mese di luglio c'è stata comunicato l'aumento delle tariffe da parte del gestore della discarica (Agensel). Trattandosi di un aumento non prevedibile e quindi non previsto nel bilancio in corso di esercizio ci siamo attenuati, anche nelle more di un pronunciamento da parte della Regione Lazio, a rispettare, per l'anno in corso, la tariffa contrattuale ma anche a costituire un fondo nel bilancio 2010 per poter far fronte ai pagamenti qualora la
Regione dovesse dare il via libera all'aumento. I cittadini la pagano per la stragrande maggioranza e trattandosi di una partita di giro, il comune paga il Gaia regolarmente.
Cosa può dirci della morosità (anche grave) di molti dei comuni aderenti al consorzio?
Olevano Attualmente il problema del Gaia è dovuto prettamente alla morosità di vari Comuni che da anni non pagano il servizio erogato dal consorzio. Se tutti pagasse-ro le sorti del Gaia si risolleverebbero, ma ci sono Comuni che hanno debiti per milioni di euro (quando in un bilancio comunale la TARSU dovrebbe entrare e usci-re come se non facesse parte del giro) ed è ovvio che se questo fenomeno perdurerà nel tempo si arriverà alla dis-soluzione del Gaia.
San Vito La maggior parte tende ad utilizzare gli introiti dei rifiuti per sovvenzionare altre iniziative, molti ci "marciano" contando sul fatto che il consorzio è in falli-mento e sperano di non versare mai la quota. Alcuni comuni hanno addirittura un guadagno sulla tassa in
quanto la TARSU è conteggiata dal consorzio in base al numero di residenti: i comuni che hanno nel proprio territorio un grande numero di proprietari di case non residenti, intascano direttamente le quote di queste abitazioni senza che debbano essere versate al Gaia.
Genazzano Chiedetelo all'ex sindaco di Valmontone no? O all'attuale sindaco di Fiuggi, etc etc La lista dei comuni morosi è lunga e alcuni sostengono posizioni alquanto ambigue, ad esempio quella di non riuscire a riscuotere la TARSU, come Fiuggi, che con un centinaio di strutture ricettive ha accumulato qualcosa come 4-5 milioni di arretrati. Un albergo non è una capanna isolata nascosta in un bosco...
Come commenta lo sciopero bianco dei dipendenti Gaia di dicembre ? Ha creato molti disagi ?
Olevano Anche a Olevano hanno scioperato. Come già dichiarato davanti al Commissario ed ai Sindacati nell'as-semblea pubblica Gaia, il Sindaco ribadisce che è giusto scioperare ma si deve scioperare nei Comuni morosi, non creando disagio ai Comuni in regola con i pagamenti.
San Vito Lo sciopero è la normale forma di protesta che un lavoratore può utilizzare quando si vede negato un diritto (lo stipendio). Il paese comunque non ha subito disservizi.
Genazzano Lo “sciopero bianco” non è praticamente stato avvertito dalla popolazione anche perché, fortunata-mente, la protesta è rientrata in poche ore dopo l'annuncio che GAIA avrebbe provveduto al pagamento della tredicesima mensilità ai dipendenti. Solo in una giornata siamo stati costretti allo svuotamento di alcuni cassonetti con l'ausilio del nostro personale
Cosa sa della paventata cassa integrazione per molti lavoratori del Gaia?
Olevano L'ipotesi di cassa integrazione non c'è, si tratta di giochi che talvolta si fanno per smuovere l'opinione pubblica.
San Vito La situazione del Gaia è critica, il consorzio è in stato di fallimento e il commissario si sta adoperando alla vendita, anche se più passa il tempo, più il prezzo si
abbassa. Probabilmente ci sarà uno smembramento. Il comune ha già perso la quota versata per aderire alla SPA pari a 60.000 circa. Una ristrutturazione qualora il GAIA
andasse avanti credo sia necessaria visto l’esubero di personale.
Genazzano Da quel che riportano anche i giornali nazionali la CIG dovrebbe riguardare il lavoratori del termovalorizzatore. La situazione GAIA è evidentemente molto delicata. La questione rifiuti, a prescindere dalla situazione particolare, richiede a mio avviso un intervento deciso da parte degli enti territoriali superiori il cui sforzo deve essere indirizzato da un lato alla sensibilizzazione e responsabilizzazione dei cittadini verso i comportamenti
sostenibili e quindi alla differenziazione, dall'altro è necessario imprimere una svolta alla politica ambientale dei comuni tracciando percorsi ben definiti, vincolanti ed
il più possibile armonizzati. In definitiva: la differenziazione dei rifiuti ed il riciclo dovrebbe essere un obbligo di legge.
Quanti cittadini del suo paese lavorano nel Gaia?
Olevano I dipendenti olevanesi del Gaia attualmente sono 5. Ci sono tra l'altro 2 operatori ecologici diretta-mente stipendiati dal comune.
San Vito Il numero di dipendenti sanvitesi nel GAIA non si conosce, certo è che in caso di uscita dal consorzio il GAIA avrebbe accollato al comune 10 lavoratori. Di questi probabilmente solo 4 avrebbero potuto trovare occupazione presso il comune.
Genazzano Al momento sono 4.
Qual è il futuro della raccolta differenziata?
Olevano E' l’unico modo per riuscire ad abbassare i costi della TARSU perché permette di ridurre i costi di smaltimento in discarica. L’amministrazione intende proseguire con la raccolta porta a porta. Attualmente c'è uno studio di fattibilità, approvato in Consiglio Comunale, per la costruzione di un impianto di compostaggio (anaerobico) per 40000 tonnellate, grazie al quale avremo: ottimizzazione dei costi, nuovi posti di lavoro e maggiore tutela dell'ambiente.
San Vito La raccolta differenziata è l’unico modo per riuscire ad abbassare i costi della TARSU perché permette di ridurre i costi di smaltimento in discarica.
L’amministrazione intende proseguire con il porta a porta ed estenderlo all’intero paese.
Genazzano Per noi è indispensabile la realizzazione del centro di raccolta, che è una condizione necessaria affinché si possa iniziare a parlare di differenziazione dei
rifiuti e stiamo cercando di acquisire un terreno a tal proposito.
Personalmente sono molto curioso di vedere gli sviluppi successivi. La raccolta differenziata è una spia del livello di civilizzazione e coesione di un paese, vedremo quanto
questo paese ha a cuore se stesso dalla bontà della raccolta e a quel punto ognuno sarà artefice dell'aumento o della diminuzione futura della TARSU. Per avere effetti positivi e ridurre quindi le tasse, i cittadini dovranno differenziare almeno il 40-50%... oppure prepararsi ad una stangata che loro stessi si saranno prenotati.

Articolo uscito sul mensile Empolitan a Gennaio 2010, a cura di
M.Lozzi, M. Gasbarra, C. Ruggeri

Gaia: storia di un disastro annunciato

Dicembre 1997. Il Consorzio Gaia nasce costituito da nove comuni della provincia di Roma: Artena, Carpineto Romano, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone per un totale di 67.000 abitanti da servire. L’obiettivo dichiarato è di gestire il ciclo dei rifiuti locali, dando una nuova e stabile prospettiva occupazionale a 150 nuovi addetti
(personale individuato prevalentemente tra i Lavoratori Socialmente Utili e gli operai espulsi dalle industrie in crisi di Colleferro). Da subito, quindi, operazione a valenza occupazionale. Con i soldi della regione per far qua-drare i conti (contributo erogato in base alla Legge Regionale 36/92).
Dal 1999 il numero dei comuni-soci sale fino a 48 coprendo un territorio che va dalle porte di Roma a buona parte del frusinate, per un totale di oltre 350.000 abitanti. Gli addetti sono passati dal centinaio iniziale al migliaio. Lo spazio cresciuto fino a 1.700 chilometri quadrati di territorio. Gaia comincia a guardare anche all’estero con rapporti di partnership in Serbia, Ucraina, Macedonia, Croazia e Cina.
Nel 2002 comincia la costruzione dei due impianti di termovalorizzazione a Colleferro. Gli impianti sono in grado di bruciare 200 mila tonnellate annue di combustibile da rifiuti (cdr) producendo energia che viene ceduta alla rete, ma il cdr viene da tutta Italia tranne che dal Lazio. Intanto i rifiuti dei Comuni soci vengono conferiti nella discarica di Colle Fagiolara
che Gaia gestisce. Si cerca di arrivare, ma senza alcun successo, alla chiusura del ciclo dei rifiuti con la costruzione di un impianto di produzione di cdr, ma ogni tentativo è vano, tanto che alla fine l’impian-to non verrà realizzato né a Valmontone né a Colleferro.
Nel 2003 si allarga anche il tipo di business: il Consorzio guarda al settore termale e delle acque minerali: acquisisce sia le Terme di Fiuggi, che non versano in buone condizioni e che oggi sono state poste in liquidazione, sia la Fonte Meo/Gabinia, una piccola ditta di
imbottigliamento con quasi un secolo di storia e la proprietà di una sorgente di acqua medicale molto nota: l’impianto di imbottigliamento, chiuso per restauro e la creazione di
una beauty farm, non è più stato riaperto. Nel 2004 Gaia da Consorzio diviene una Spa, le cui azioni sono dei comuni, ma da quel momento comincia la crisi vera e propria. Il
Consorzio non riesce più a far fronte alle rate di mutuo contratto con Cassa Depositi e Prestiti e Ministero delle Finanze e nelle numerose riunione che si svolgono i suoi amministratori chiedono l’azzeramento del prestito per uscire dalla crisi. Iniziano una serie di
trattative serrate con Acea, che da Gaia vuole solo gli impianti cedendo il ramo secco dello spazzamento e raccolta ad Ama.
In quello stesso periodo Acea aveva acquistato dal gruppo Erg gli impianti di San Vittore (termovalorizzatore), Paliano (produzione cdr), Orvieto (discarica) e il disegno cui si mira da parte di Gaia è quello di una newco con Acea, ma a fine estate lo strano arre-sto del suo presidente Scaglione, pone fine al sogno. Gaia cambia tre presidenti in pochi mesi e continua i contatti con Acea, fin quando non si vede costretta a rifiutare le sue offerte, considerate insufficienti. Inverno 2007, esce il primo bando di gara per la ces -s ione del 49% di Gaia cui s i presenta solo la spagnola Urbaser, che s i ritirerà ai primi di luglio dopo che nel corso della trattativa i Finanzieri hanno svolto il sequestro degli atti relativi ai bilanci fino al 2005. Il 2 agosto il ministro Bersani accoglie la richiesta di commissariamento in base alla Marzano e Gaia diviene una delle sei società italiane che usufruiscono dei benefici normativi, come Parmalat o, più recentemente, Alitalia.
Il resto è storia degli ultimi mesi: da 48 i comuni consorziati si sono ridotti a meno di 15, la situazione finanziaria vede il credito del Consorzio verso i Comuni superare i 50 mln di euro mettendo a rischio la sua stessa esistenza e la spasmodica ricerca di un accordo con Acea vanificato dal risultato elettorale che ha portato al campidoglio Gianni Alemanno. Il
benvenuto è dato dal blitz dei carabinieri del Noe di Roma che consegnano ben 4 avvisi di garanzia al Gaia per traffico e smaltimento illecito di rifiuti, inchiesta ancora in corso. Il Commissario Lolli, su indicazione del Ministro Scajola, prepara un bando di gara per manifestazione di interesse per l’acquisto del 100% di Gaia, cui rispondono le più grandi società nel settore. Da agosto il dossier è nelle mani del Ministro e in attesa della sua decisione, si moltiplicano le voci di possibili cordate per una trattativa privata. E proprio mentre la decisione sembra prossima, ecco i 24 avvisi di garanzia dell’operazione “cash
cow” della Finanza di Colleferro. La storia degli ultimi tempi infatti, è prevalentemente
storia giudiziaria, dove il consorzio Gaia risulta essere oggetto di indagine da parte di quattro Procure italiane: due Velletri, Roma e Bolzano per traffico illecito di rifiuti, falso in bilancio, smaltimento di Cdr non conforme e tangenti.
Tra le pieghe dell’inchiesta si intravede il mondo dei monnezzari d’Italia. Campania, Puglia, Lazio, Toscana, la regione, in realtà, poco importa. Nel centro del business ci sono decine d’intraprendenti mediatori, affaristi, maghi della trasformazione. Serve Cdr? Offrono il servizio completo, laboratorio d’analisi incluso. Produzione, trasporto, certificazione in
un unico pacchetto. “Io ho dodici carichi al giorno... pronti... subito … veloci ...”.
Antonio Vischi, il mediatore tra Gaia e la De.Fi.Am., fa la sua offerta diretta a Stefania Brida, responsabile dei rifiuti di Colleferro. “Mandameli... otto sabato... mandameli, capito?”. Ci pensa poi Antonio - secondo i magistrati - a sistemare i certificati, a far uscire dai
laboratori i risultati giusti, a contrattare il prezzo, a far “risparmiare moltissimo sulla macinazione”. Tutti sanno che di legale c’è ben poco, sanno di lavorare sul filo del rasoio, sanno che “se i Noe ci acchiappano ci fanno un c... così”. Sanno, tacciono, trasporta-no, bruciano. Il 30 aprile 2008 arriva a Colleferro del materiale proveniente dall’impianto del salario e il gruista telefona allarmato alla responsabile Stefania Brida: “E’ arrivato questo carico dalla Salaria... é grosso... ce stanno pure delle gomme, delle macchine
intere” La Brida risponde: “Si si m’avevano giá avvisato... me devi sta attento... te mescola mescola che rischiano di non bruciare... capito?” Costi alti, altissimi, perché in realtà di cdr ce n’è poco. Secondo il piano regionale dei rifiuti, il Lazio ne produce ogni anno 140.730 tonnellate, che a mala pena basterebbero per l’impianto di Colleferro. Quando poi il piano di realizzazione dei nuovi inceneritori andrà in porto, nel Lazio ci sarà una capacità di bruciare 710.000 tonnellate l’anno di combusti-bile da rifiuti, con un giro d’affari di quasi 70 milioni di euro solo per il costo del cdr. Se già oggi il mercato dei rifiuti laziale è straordinaria-mente ricco per i tanti mediatori, il futuro immediato sarà la miniera d’oro delle ecomafie.
E’ bene tenere a mente il quadro descritto nell’indagine dei carabinieri del Noe di Roma. C’è un territorio continuo che scende da Roma fino a Caserta, che è oggi la terra degli inceneritori, del cdr, del movimento frenetico di tir, della logistica della monnezza. Malagrotta, Albano, Colleferro, San Vittore nel Lazio sono gli impianti presenti e futuri
del cartello Cerroni - Acea - Ama. Acerra è il terminale campano dell’asse del “ciclo industriale dei rifiuti” che sta entrando in funzione proprio ora.

Cfr. www.youtube.com - Sabato&Domenica - La
Repubblica Tv
www.rai.it - Report: L’oro di roma del 23 novembre
2008


Articolo uscito sul mensile Empolitan a Gennaio 2010, a cura di
Giuseppe D’Attilia

sabato 5 novembre 2011

Inizia il porta a porta: il resoconto della conferenza stampa di presentazione

A San Vito Romano, il 28 Novembre 2011 inizierà la raccolta differenziata porta a porta nell'intero centro abitato dopo la sperimentazione iniziata un anno e mezzo fa (e fallita subito dopo) nel 30% del comune.
Mentre la sperimentazione è stata presentata molto in sordina, questa volta l'Amministrazione comunale sanvitese ha fatto le cose in pompa magna forte della partnership offerta dalla Provincia di Roma, azionista di maggioranza del progetto grazie all'ingente sovvenzionamento offerto. Sono previsti una serie di incontri con i cittadini e le imprese, sono stati diffusi manifesti, appesi striscioni e consegnate casa per casa lettere di presentazione del progetto.

Il primo di questi incontri è avvenuto il 4 Novemebre e nonostante l'ora appositamente scelta per evitare la presenza della forza lavoratrice (le 17.00) sono riuscito ad assistervi...
A presiedere la conferenza ci sono il sindaco Rossi e l'assessore Maccaroni, in rappresentanza del comune, l'assessore provinciale Civita, il Dottor Adamo e l'ingegner D'Innocenzo in rappresentanza del Consorzio GAIA, società appaltatrice del sistema rifiuti comunale.
Si inizia con qualche minuto di sviolinate offerte dal sindaco nei confronti della provincia e dell'assessore, rigoroso pedaggio da pagare qualdo si ricevono ingenti somme da un ente superiore, atte ad esaltare il lavoro svolto dall'ente nell'aiutare a sviluppare il progetto, nel finanziarlo e nella ristrutturazione dell'area ecologica.
Si prosegue con un'altra sviolinata, questa volta da parte del Dottor Adamo volta a ringraziare il nostro comune per aver creduto nel GAIA e di continuare a sostenerlo nonostante la condizione economica disastrosa e buchi di bilancio ingenti, il quale si impegna inoltre a rendere questa iniziativa il più trasparente possibile, promettendo addirittura la pubblicazione trimestrale delle statistiche sull'andamento del servizio.
Finalmente si entra nel dettaglio con l'intervento dell'ingegner D'Innocenzo, curatore principale del progetto che ci illustra schematicamente l'attuale sistema di gestione rifiuti basato sul collocamento in discarica, i futuri obiettivi ottenibili con il porta a porta, il come si applicherà a San Vito, fornendo una bozza di calenderazzazione della raccolta e per concludere una panoramica su chi riciclerà i nostri rifiuti con l'enfasi sulla trasformazione del rifiuto da problema a risorsa ed opportunità di business.
A concludere il pezzo forte, l'intervento dell'Assessore alle Politiche del Territorio e Tutela ambientale Michele Civita che esordisce definendo il Comune di San Vito Romano coraggioso nell'aver scelto questi sistema invasivo di raccolta che però è necessario per ottemperare alle esigenze legislative italiane, regionali ed europee. Snocciola poi i vantaggi per la cittadinanza che nell'ordine sono: contribuire al rispetto dell'ambiente, avere un maggior decoro data la futura totale assenza dei grossi cassonetti dell'immondizia, dimenticandosi però del prossimo proliferare di tanti piccoli secchi colorati, e l'instaurazione di un nuovo rapporto, più diretto, quasi di controllo, con gli operatori ecologici.
Brevemente annovera in cosa consiste il contributo della provincia citando la fornitura gratuita a tutti i cittadini del kit necessario (secchi e buste), del contributo economico per evitare aumenti per le utenze e l'adeguamento dell'isola ecologica.
Poi, anch'egli si sofferma sul concetto del rifiuto ora inteso come bene, come risorsa economica, materia prima che può generare concime (compost), energia elettrica (termovalorizzatori), nuova plastica, vetro e carta (con risparmio di materie prime naturali) e specificando come migliorando la qualità della differenziata si migliora anche l'apporto economico alla fase finale della filiera del riciclaggio.
Prima dei saluti, parola al pubblico con domande sull'argomento.
La prima è una contorta domanda sul fallimento dei progetti precedenti al quale risponde il dottor Civita con il solito discorso di belle speranze, si passa poi ad una domanda su una possibile data di chiusura della discarica di Colleferro al quale sempre lo stesso Assessore risponde con un'impossibilità di fornire una data certa, perché essa è strettamente dipendentente dalla probabile diminuzione dell'apporto di rifiuti.
La terza ed ultima domanda spetta a me. Voglio giocarmela bene, così riesco a partorire: "Qui giustamente si sta enfatizzando il fatto che il rifiuto diventi una risorsa economica, ma finora questa risorsa è ad esclusivo appannaggio delle società che si occupano della trasformazione. Quando è previsto che questo diventi una risorsa anche per noi che siamo i fornitori della materia prima?"
Qualche secondo di gelo nella sala.
In fondo cosa ho detto, un orafo la materia prima, l'oro, la compra dal suo fornitore, non gli viene dato nulla per lavorarlo e poi rivenderlo, anzi deve pagarlo. Quindi, in quest'ottica, anche noi stiamo fornendo una materia prima che dovrebbe essere pagata o quantomeno ritirata a costo 0.
Passata l'empasse l'Assessore Civita inizia la sua scalata verso la cima dello specchio adducendo il fatto che molti comuni sono debitori di ingenti cifre nei confronti del consorzio GAIA (e dobbiamo pagrli noi sanvitesi?!) proseguendo poi con il fatto che per il cittadino questo cambio non avrà costi grazie al contributo e che lo scopo è mantenere un equilibrio evitando di alzare le tasse (pure!).
Uhmm... In ordine: il guadagno generato dalla mia differenziata va a sanare il buco del consorzio dovuto a mancati pagamenti di altri, i soldi delle mie tasse ritornano a me sottoforma di contributo provinciale elargito al fine di evitare i necessari aumenti di costo del nuovo sistema (quindi implicitamente mi sto pagando l'aumento io stesso) ed infine ci dovrebbe andar bene se si riesce a non aumentare nulla anche quando i contributi finiranno.. Andiamo bene. Ma questa risposta che dovrebbe tradursi in un NO alla mia domanda, ovvero che mai avremo un ritorno economico noi cittadini, è troppo vaga, non esprime chiaramente il concetto, quindi incalzo ribadendo l'aumento attuale delle tasse ed il fatto che NOI siamo i fornitori di materia prima.
Dopo altrettanti giri vaghi intorno agli stessi concetti precedenti c'è una nuova perla, la remota possibilità per chi ha orti o terreni di avere sconti sulla tassazione se provvede in modo autonomo al compattare ed usare il proprio rifiuto organico.
Anche questa volta la traduzione in MAI devo farla io, ma c'era da aspettarselo.
Noi non trarremo mai nessun beneficio economico dato che il GAIA, come ogni società che si ripetti, mira ad ottenere un utile dalle sue attività e quindi difficilmente i ricavi avuti dalla vendita delle materie prime frutto del processo di riciclaggio andranno ad abbattere i costi del servizio, almeno nel prossimo breve-medio periodo.

sabato 8 ottobre 2011

Lo strano cerchio di p.zza Berlinguer (empolitan 2010)

Ripubblico un mio vecchio articolo uscito sul mensile Empolitan nel 2010. Lo faccio non tanto perché il tema è sempre di attualità, quanto per mia memoria storica visto che ad esso sono particolarmente legato.


Gli extraterrestri sono sbarcati anche a San Vito Romano e ce ne hanno dato prova lasciando un enorme cerchio arancione nella piazza della Villa Comunale Vittorio Bachelet, segno inconfutabile dell’atterraggio di un’astronave aliena. Soliti preferire i campi di grano, in mancanza di un tale parcheggio, si sono accontentati del gelido porfido del parco comunale, lasciato ora irremediabilmente scavato e bruciato dai potenti razzi del disco volante.
Se la notizia fosse vera ufologi provenienti da tutto il mondo avrebbero invaso il nostro comune, ma l’opera di dubbio gusto ed utilità che da qualche tempo si è sostituita alla pavimentazione di p.zza Enrico Berlinguer porta la firma dell’uomo ed è stata realizzata per il diletto dell’uomo.
I lavori sono stati avallati dall’Amministrazione Comunale e finanziati da privati allo scopo di adeguare il suolo disconnesso di quella parte della Villa Comunale alle esigenze di estemporanei ballerini, per la maggior parte estivi, suppongo, a meno di improbabili allenamenti invernali della squadra di “Holiday on Ice”.
Un rude ex “ballerino” abituato al glorioso mix “palanche & polvere” della discoteca estiva oldstyle come me deve astenersi dal giudicarne l’utilità, ma l’estetica... Quella non può passare inosservata: un cazzotto a n’occhio. Chi ha valutato il suo impatto ambientale è palesemente daltonico, ma chi l’ha progettata era certamente a corto di idee. Un nulla arancione, lucido, levigato, con qualche leggero solco, ma con un vero tocco di classe al centro, una perla incisa nel mezzo, un timbro, l’icona dell’ovvietà, la morte dell’originalità: una pseudo rosa dei venti.
Se fossimo stati al belvedere di Guadagnolo, dove spazi aperti e sconfinate vedute disorientano l’affascinato osservatore, forse, l’avremmo anche apprezzata, ma lì in mezzo, dove il massimo della visibilità è rappresentato da uno scorcio di Piazza Roma, che senso ha?! A meno che, da perfetto ignorante in materia, mi sia sfuggito che le nuove frontiere del ballo prevedano passi e movimenti espressi con coordinate geografiche, ma non credo.
Il tutto risulta, a mio parere, incongruente con l’ambiente circostante, stonato, forse più dell’accostamento Bachelet-Berlinguer che campeggia proprio di fronte ad essa. Che siano idee frutto di una stessa mente?
Mi auguro soltanto che se in futuro si intenda arricchire un’altra parte amata del nostro paese si cerchi un modo più democratico ed esteticamente meno invadente per farlo, o che qualora altri benefattori intendano donare somme di denaro alla comunità lo facciano con scopi socialmente più utili e condivisi.

(tutti i giudizi espressi in questo articolo, ovviamente, sono del tutto opinabili e le goliardie con le quali vengono apostrofate cose e persone vogliono solo rafforzare l’ironia di una critica, da più parti condivisa, senza offesa per nessuno).

domenica 15 maggio 2011

Lettera aperta ai sanvitesi

San Vito Romano è stato sempre un paese ricco di piccole associazioni culturali e di promozione sociale che nel tempo si sono avvicendate nello svolgimento dell’oneroso compito di vitalizzare un paese povero di attrattive come il nostro. Da quando, nei lontani inizi degli anni 90, ho cominciato a partecipare attivamente alla realizzazione di eventi musicali nel nostro comune ho notato come essi fossero il prodotto non della collettività, ma di un piccolo ristretto gruppo di amici, accomunati da una passione, volontari sostanzialmente, che avevano a cuore la causa del combattere la monotonia sanvitese. La maggior parte delle associazioni nate da allora sono state l’espressione di una cerchia di amici e solo in alcuni pochi casi si sono estese agli “estranei”. Questa chiusura ha marchiato, di fatto, determinate attività come private, quasi come fossero appartenute ai loro promotori anziché alla collettività, condizionandone quindi la continuità nel tempo. Di tutti i gruppi che si sono affacciati in questa scena, pochi sono riusciti ad essere costanti, molti si sono invece persi per strada oppure hanno ridotto notevolmente il loro operato. Dall’altro canto, coloro i quali avrebbero dovuto essere i collanti fra questi gruppi eterogenei, i veri promotori, finanziatori, spronatori, ovvero Pro Loco e amministrazioni comunali, hanno colpevolmente latitato, fallito miseramente, troppo preoccupate a coltivare il loro piccolo orticello o a smontare quello precedentemente creato da opposte fazioni politiche, per rendersi conto delle reali necessità della nostra comunità.
La situazione a cui oggi siamo giunti è deprimente, le attività di un certo rilievo e richiamo sono pressoché nulle e la concorrenza dei paesi limitrofi ci ha battuto sotto tutti i punti di vista, l’eredità del San Vito che fù, quello che ci viene decantato in tutte le campagne elettorali, quello della piccola Svizzera per intenderci, è stata sperperata ed ora il nostro paese si trova totalmente impreparato verso la nuova sfida che la futura nascita del Parco Giochi a Valmontone pone a tutti i comuni nel raggio di km da esso.
Analizzando la realtà, San Vito non ha una sagra caratteristica che lo rappresenti, che lo identifichi univocamente, non ha una tradizione carnevalesca, non ha più floride attività estive, data la pochezza espressa dalle feste politiche, uniche costanti di quel periodo ma che negli anni hanno perso il loro potere attrattivo, non ha più delle feste tradizionali, come quelle patronali in grado di richiamere pubblico esterno e non ha pià neanche attività commerciali private dedicate all’intrattenimento. Fondamentalmente, quindi, non ha una ragione valida per convincere le migliaia di amanti dei parchi a tema che nei prossimi anni cominceranno ad arrivare in queste zone a pernottare, trascorrere del tempo o semplicimente visitare il nostro comune.
Questo è preoccupante sia da un punto di vista sociale, sia da un punto di vista economico perché se è vero che il limitato territorio a disposizione difficilmente darà la possibilità di avere una zona industriale, è altresì vero che la mancata ricettività non consetirà nemmeno lo svilupparsi o il rinvigorirsi di attività collegate alla circolazione delle persone, con conseguente crescita di quel fenomeno migrativo che porta sempre più sanvitesi lontani dalla loro terra di origine. Un paese che non attrae gli altri, allontana anche i propri. Un paese che non è economicamente interessante, si svuota, si trasforma in dormitorio a basso costo per stranieri, in sterile borgo privo di vita.
Quando con gli altri membri dell’Associazione Culturale Lupo Alberto, di cui faccio parte, abbiamo provato ad affrontare questo problema, spesso il discorso si è concluso con l’amara constatazione di un mancato ricambio generazionale, di una pochezza di idee e di fantasia che contraddistingue molte generazioni, dalle nuove alle vecchie, senza distinzione di età o sesso, portando di fatto questo discorso ad un vicolo cieco, all’affermazione che gli sbocchi futuri sono minimi, ora che le persone che in questi anni si sono impegnate, cominciano ad avere sempre meno tempo da investire.
Insomma, nulla che si possa fare per evitare il declino. Questa prospettiva, però, oltre che non rosea, è a mio parere incompleta, perché si basa sugli stessi presupposti che negli anni hanno alimentato le attività sanvitesi e cioè che ci siano gruppi circoscritti di amici che prendano in mano le redini del gioco, che si diano da fare per vitalizzare questa comunità. Ma come si può sperare in un futuro approcciato con lo stesso modello che nel passato ha già parzialmente fallito?
Questa domanda retorica mi ha stimolato, portandomi ad ipotizzare un nuovo modello, forse utopistico, fatto di interazione fra i paesani, di comunicazione fra le parti che finora hanno giocato un ruolo importante nella realizzazione di attività culturali, arrivando ad essere conscio del fatto che ad oggi, non c’è modo di interagire con coloro i quali non siano già membri della propria cerchia di amici, non c’è modo di scovare nuovi appassionati, di stimolare i vecchi o di scambiarsi idee.
Non è sulla voglia dei soliti noti che bisogna puntare, ma sugli innesti di nuovi giocatori che San Vito può sperare di ricominciare a vivere.
Promuovere assemblee pubbliche è a mio modo di vedere poco proficuo, così come affidarsi al passa parola fra gli attori, perché troppo viziato da pregiudizi e faziosità politica, così c’è bisogno di un nuovo strumento che possa abbattere i confini del tempo e dello spazio, un luogo, virtualmente così grande da ospitare le idee delle persone più disparate, in cui ognuno, anche chi finora è rimasto a guardare, possa proporre la propria idea, in cui il conoscersi di persona non è strettamente necessario allo scopo, in cui gli stimoli possono venire da chi meno ti aspetti. L’unico mezzo che ci offre queste opportunità è la rete e 2 fattori possono risultare determinanti per la realizzazione di questa idea. Il primo è la disposizione, finalmente, di una connessione flat a banda larga con costi accessibili per tutti. La seconda è la presenza nel panorama internet di un mezzo di comunicazione ben collaudato e di cui molti sanvitesi sono già partecipanti attivi: Facebook.
Nel gruppo Pro ADSL, creato proprio su questo social network al fine di promuovere una raccolta firme a tema, è stata lanciata questa idea ed una timida dicussione fra i pochi sostenitori è già cominciata. Si parla di nomi, di prepare una piattaforma funzionale ma il grosso della partecipazione ancora non c’è. Da ciò questa lettera, per lanciare l’idea anche a chi per ora è disconnesso, di creare un network trasversale agli schieramenti politici ed alle associazioni già presenti, un luogo in cui dibattere del noi presente e teorizzare il noi futuro. Sul web ci si sta già provando, ora a voi la palla. Contattateci su Facebook, inviateci le vostre idee qui all’empolitan, fermateci per strada, ma riflettete e discutete, analizzate la situazione attuale, pensate se vi va a genio, fate tutto ciò che riteniate opportuno, puché vi esprimiate.

giovedì 3 febbraio 2011

Ordinanze natalizie: regolarizzazione scarichi fognari di utenze private

<< Il responsabile dell’area tecnica […] - A tutti i cittadini proprietari di immobili ubicati nelle strade e piazze comunali servite da pubblica rete di fognatura nera regolarmente in esercizio, ma non ancora serviti dal servizio di depurazione, a procedere, entro e non oltre 90 giorni dalla presente, all’attivazione di idoneo sistema di depurazione per l’allaccio degli scarichi di competenza alla rete fognante cittadina, comprensivo di tutti i trattamenti così come previsti per legge. - A tutti i cittadini dotati di sistema di smaltimento reflui domestici previsti dalla legge (fossa IHMOFF) di provvedere alla regolare e periodica manutenzione dell’impianto come previsto dall’attuale normativa con rilascio di regolare attestazione da parte della ditta specificatamente accreditata; […] >>

Questo è un estratto dell’ordinanza n° 48 del 22 Dicembre 2010, emessa direttamente dall’ufficio tecnico comunale, al fine di chiarire, in modo perentorio, gli oneri degli abitanti di San Vito Romano in materia di gestione delle acque reflue, delicato argomento regolamentato già sin dalla metà degli anni ’70 con normative sia nazionali, che, in seguito, regionali ed europee.
Risale al 1977, infatti ed esattamente al 4 Febbraio, la prima delibera del Ministero dei Lavori Pubblici, attualmente in vigore, riguardante la tutela delle acque dall’inquinamento, la quale detta le linee guida su acque reflue, potabili, aquedotti, sorgenti e reti di trasmissione.
Trentaquattro anni dividono quindi l’ordinanza comunale dall’inizio della nuova era di smaltimento delle acque di scarico e tutto il tempo trascorso, unitamente a qualche passaggio sibillino dell’ordinanza, aprono spunti di riflessione che meritano un approfondimento. Andiamo con ordine.
Emettere un’ordinanza ora, nel 2010/2011 indica che, nonostante il tempo trascorso per l’adeguamento degli scarichi, ci siano ancora abitazioni nel nostro comune che trattano in modo non corretto, o, almeno, anche se adeguato, non certificato, le proprie acque di scarico, con un conseguente rischio per l’ambiente. Il responsabile dell’area tecnica, Geom. Enrico Micheli, sentito in proposito, ha confermato che le zone a partire da viale Sisto Jella, proseguendo verso Genazzano ed alcune abitazioni di via Guido Baccelli sono direttamente interessate dall’ordinanza, fugando ogni dubbio sul fatto che i problemi potessero riguardare solo aree più rurali.
La prima legittima domanda, quindi, è il perché in tutti questi anni si sia ignorata questa situazione, lasciando il territorio senza un adeguato controllo e tutela.
La seconda, però, è: perché invece proprio ora?
L’ipotesi più sensata è che l’avvento dell’ACEA ATO2 nella gestione dell’impianto idrico comunale abbia portato una ventata di legalità e di obblighi che prima erano stati regolarmente ignorati quando il tutto veniva gestito direttamente dal Comune o da enti ad esso strettamente collegati, vedi il CEP, e che ora ci sia bisogno di mettersi al riparo da eventuali rischi legali.
Un estratto del Regolamento ACEA (Agg. Al 2009), infatti, richiama direttamente ciò che può sembrare un’anomalia dell’ordinanza, ovvero il punto 1, quello in cui si obbliga esplicitamente a mettersi in regola chi è servito dalle pubbliche fognature, non collegate però ad un depuratore comunale. Il paragrafo 7.4 del Regolamento, infatti, redatto dalla segreteria Tecnico Operativa dichiara che << nelle zone urbanizzate servite da pubblica fognatura priva di depuratore finale ovvero recapitante ad un depuratore insufficiente, Acea Ato 2 S.p.A. non può accettare domande di allaccio in pubblica fognatura. >>
Di fatto si sta sancendo l’irregolarità e l’inutilità di una siffatta pubblica fognatura, che unita al primo punto dell’ordinanza comunale di cui sopra, getta un’ombra, scomoda, sul come sia stato possibile permettere a civili abitazioni di allacciarsi senza avere i necessari requisiti di trattamento acque pre e post scarico, ovvero, come negli anni si è permesso che acque reflue venissero deliberatamente fatte defluire nel territorio senza avere la necessaria forma di depurazione.
Impossibile giustificare il comportamento con l’ignoranza, plausibile, invece, credere che qualcuno abbia chiuso un occhio,o forse tutti e due. Questa constatazione ci porta dritti dritti ad un’altra domanda, ovvero, perché negligenze/ritardi altrui, debbano ora essere pagate da comuni cittadini che, però, negli anni hanno regolarmente pagato costi di una depurazione che non avevano. Già, perché questi costi sono regolarmente addebitati sulla bolletta dell’acqua a tutti, anche coloro i quali sono dotati di fossa biologica privata (qualora non abbiano ottenuto una esenzione).
A tal proposito ci sono molteplici sentenze che regolano questo aspetto e che, a partire dal 2000, trasformano la tassa di depurazione in tariffa di una prestazione, legando pertanto il pagamento di una somma all’esplicita fruizione di un servizio, o, qualora esso non ci fosse, obbligano il ricevente (il Comune di San Vito Romano in questo caso) a dirottare gli introiti in un apposito fondo vincolato avente come finalità la costruzione di un impianto di depurazione.
Ricapitoliamo: una parte di san vito non è in regola con lo smaltimento di acque reflue e mentre i possessori di fossa biologica debbono provvedere soltanto a certificare la regolare manutenzione, altri, collegati a rete fognaria comunale non allacciata ad un depuratore, sono costretti, in 90 gg, a provvedere alla costruzione di un impianto di autodepurazione. Tutti e due, però, hanno versato una quota annua per il trattamento delle acque che, qualora il Comune non abbia un fondo esplicitamente vincolato alla realizzazione di tali opere, ha indebitamente incassato. Dilungarci sulla necessità di una verifica dell’esistenza di tale fondo, così come sull’opportunità di intraprendere un’azione collettiva nei confronti del comune non è lo scopo primario di questo articolo, quindi continueremo soltanto a porre delle questioni, cercando di stimolare il libero pensiero. Sempre legato a questo aspetto, è, infatti, il quesito riguardante chi dovrebbe essere il responsabile della qualità delle acque scaricate dalle pubbliche fognature e chi, qualora essa non sia a norma, colui che debba provvedere a regolarizzarsi. In questo caso la normativa non è molto chiara, ma per deduzione potremmo legittimamente affermare che il Comune stesso o l’ente privato che gestisce l’impianto siano quantomeno co-responsabili, insieme agli utilizzatori eventualmente non a norma. Se è vero infatti che non è possibile allacciare un’abitazione civile (o area industriale) ad una pubblica fognatura che non è servita da apposito impianto di trattamento, è altresì vero che qualora questo fosse avvenuto, esso sia stato permesso consapevolmente dall’ente proprietario/ gestore e che quindi sia esso stesso in difetto verso la collettività.
Difetto, questo, palese, a cui si sta cercando di porre rimedio mediante fondi provinciali (si parla di 250.000 euro) per la costruzione di un depuratore, presumibilmente da installare nella zona sud (lacalità Accianesi) di San vito Romano, dove, già da qualche anno, si parla e si scrive in proposito.
Risale infatti al 2008 una parziale ammissione dell’allora responsabile dell’Area 3, dott.ssa Urtesi, che, in alcune carte in nostro possesso, dichiara l’esistenza di un collettore fognario comunale in quella zona che raggiunge un sito dove, in un futuro, dovrà essere installato dalla società Acea ATO2 il secondo depuratore Comunale; certificando, di fatto, l’esistenza di quella parte di rete fognaria pubblica illegale, in quanto priva delle richieste misure di trattamento acque ed aprendo una sorta di toto-scommessa per l’individuazione del terreno che in questi anni è stato oggetto di reiterato e premeditato inquinamento.
L’ACEA ATO2, invece, dal canto suo, nello stesso Regolamento citato in precedenza, alla voce “Depuratori con capacità depurativa superiore a 2.000 abitanti equivalenti” annovera ben due depuratori presenti nel nostro territorio, di cui uno presso la località Pastine, l’altro invece in località Accianesi. Ignoto è chi abbia censito questi impianti, certo è che se ne esistessero veramente 2, pubblici e di tale dimensione, non ci sarebbe la necessità di realizzarne un altro, così come non ci sarebbe la necessità, da parte della Provincia di Roma, di erogare la somma di 250.000 euro. Intanto possiamo dire che nella stessa carta a firma dott.ssa Urtesi, viene evidenziata l’esistenza di un apparato di depurazione privato, realizzato dalla Ditta Costruttrice C.F.C. per servire, il nuovo agglomerato residenziale costruito proprio in località Accianesi.
Ora, dato che la somma del finanziamento è già pubblicizzata nei cartelloni elettronici proprio a copertura, probabilmente soltanto parziale però, della costruzione di un nuovo depuratore, la discrepanza fra la realtà e ciò che invece è impresso su carta ci autorizza a formulare almeno 3 ipotesi, la migliore delle quali si riduce ad un banale errore. La seconda, invece, alla eventuale futura annessione della struttura privata a gestione pubblica, anche se è difficile ritenere che abbia la portata dichiarata nel documento ACEA. La terza e la peggiore, invece, lasciata al lettore malizioso, assimilerebbe quel documento ad una giustificazione burocratica per gli allacci abusivi effettuati negli anni a quel fantomatico collettore illegale.
Come si è visto, le implicazioni e le perplessità che una ordinanza natalizia può regalare possono essere molteplici, così come i risvolti che questa vicenda potrà offrire nel medio-lungo periodo. Intanto non possiamo esimerci dal denunciare la latitanza delle amministrazioni comunali succedutesi in questi 30 anni, che di fatto non sono riuscite a risolvere o contenere il problema, portandolo fino al punto in cui il pettine ha raggiunto i nodi, ormai ben saldi, così come la negligenza di tutti quei privati cittadini che, pur sapendo, hanno evitato di regolarizzare la propria posizione, nonostante un quadro normativo chiaro e collaudato.
Concludiamo dicendo che nelle prossime settimane cercheremo di trasformare le nostre ipotesi in certezze andando ad intervistare i diretti interessati al fine di togliere eventuali dubbi di legalità che possono sorgere in condizioni di parziale informazione.


pubblicato su Empolitan Gennaio 2011

giovedì 14 ottobre 2010

Intervista prof. Patrizia Marini

Con l’inizio del nuovo anno scolastico 2010/2011, il Comune di San Vito Romano ha incrementato la sua offerta didattica favorendo l’apertura di una classe dell’Istituto Agrario “Emilio Sereni” composta da meno di 20 alunni. In attesa della realizzazione dello stabile che dovrà ospitare la sezione distaccata dell’istituto, con una spesa preventivata di oltre 4 milioni di euro finanziati dalla Provincia di Roma, il Comune ha messo a disposizione un intero piano della Scuola Media “Silvio Pellico” garantendo un tetto agli iscritti, per la maggior parte non sanvitesi, sotto il quale iniziare il percorso formativo, oltre che lo stanziamento di quasi 6000 euro per la fornitura completa e gratuita dei libri di testo.
Abbiamo contattato il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Sereni”, professoressa Patrizia Marini, nominata inoltre dirigente degli istituti scolastici già presenti sul territorio, come scuole elementari e medie, per farle alcune domande su questa nuova apertura, la sua organizzazione ed il nuovo ruolo assegnateLe.

Cosa pensa dell’apertura di una sezione dell’I.T.A. in una piccola realtà come S. Vito ?
L’apertura di una sezione dell’I.T.A. in una realtà quale quella di S. Vito rappresenta un’importante opportunità per il Paese medesimo e per il percorso formativo dei giovani di San Vito Romano e dei Paesi limitrofi, molti dei quali a vocazione rurale ed agro ambientale in particolare. Nel corso dei cinque anni di studio previsti per il conseguimento del titolo di Perito nell’Agraria e dell’Agroindustria, infatti, il giovane acquisisce competenze specifiche nel campo dell’organizzazione e della gestione delle attività produttive nei settori vegetali ed animali, mai
tralasciando la qualità dei prodotti ed il rispetto dell’ambiente. Lo studente acquisisce, altresì,
competenze nelle attività di miglioramento genetico dei prodotti ( vegetali ed animali ) e nel
settore delle biotecnologie agrarie; ed ancora nelle attività di gestione del territorio, nella
rilevazione di disagio ambientale e nella progettualità di interventi per la protezione di zone a
rischio. Il Perito Agrario, poi, è in grado di operare nel settore della trasformazione dei prodotti
agrari ed agroindustriali. L’acquisizione delle suddette competenze offre al giovane non solo la
possibilità di accedere a tutte le Facoltà Universitarie ma anche l’opportunità di inserimento in
diversi settori del mondo lavorativo.
L’Istituto, a quanto ci risulta, avrà a disposizione un intero piano dell'attuale Scuola Media Superiore, come saranno organizzati gli spazi, le lezioni e le attività di laboratorio?
Avviare l’attività prevista per un Istituto Scolastico non è facile, ed ancor meno lo è se si tratta
di un Istituto Agrario; con grande impegno, però, buona volontà, entusiasmo e desiderio di
offrire agli utenti una reale e proficua opportunità di formazione, ho cercato di utilizzare al
meglio lo spazio concesso e le strutture messe a disposizione per far sì che gli alunni della
classe Prima della Sede di San Vito Romano dell’I.T.A. “ E.Sereni “ possano svolgere
serenamente l’attività anche laboratoriale, peraltro incentivata dalla Riforma avviata nelle classi
Prime, della Scuola Secondaria di secondo Grado, nel corrente anno scolastico.
Ci sarà necessità di applicare riduzioni di orario per andare incontro alle esigenze degli studenti fuori sede?
Non è possibile ridurre la durata dell’orario delle lezioni, neppure degli studenti fuori sede; si cercherà, però, di venire incontro alle esigenze degli studenti pendolari ma sempre nel rispetto della normativa vigente in materia.
Pensando ad un Istituto Agrario ci si immagina molta pratica a contatto con la natura, ma quello che dovrebbe essere il vero Istituto, nel futuro, per ora è soltanto un appezzamento di terra con un rudere; come sopperirà a questa mancanza?
Le risorse disponibili oggi saranno utilizzate al meglio per l’attuazione della Progettazione
Didattica. Intanto, con l’aiuto del Ministero della Pubblica Istruzione e degli Enti Locali e non,
mi sono già attivata per ampliare, migliorare e dotare degli strumenti necessari quanto
attualmente disponibile; tutto ciò sempre nell’ottica del conseguimento, da parte dell’utenza, di
una formazione umana e professionale sempre più rispondente alle richieste della Società
contemporanea.
Lei è a conoscenza di futuri sviluppi di quell’Area?
La riscoperta dell’importanza dell’Agricoltura e dell’Agroindustria, nonché della cura e della tutela dell’Ambiente soprattutto nei piccoli centri, lasciano presupporre la rivalutazione di attività tradizionali intese quali risorsa preziosa per la comunità anche al fine dell’occupazione giovanile.
A quanto ci risulta, Lei ricoprirà anche la carica di Dirigente degli Istituti già presenti nel Territorio Sanvitese: ha studiato l’ambiente? Se sì, che idea si è fatta e, soprattutto, quali cambiamenti riterrebbe opportuno fare ?
Avendo appena assunto l’incarico di Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di San Vito
Romano, sono ancora nella fase di conoscenza della realtà scolastica a Me affidata, per cui non posso dare una risposta precisa alla domanda da Lei posta; posso, invece, affermare che sarà mia cura precipua raccordare i diversi Ordini di scuola al fine della realizzazione di un percorso formativo stimolante e proficuo per l’utenza, mirato ad una preparazione adeguata della stessa sia dal punto di vista umanistico che tecnico – professionale.
Quali possono essere i punti cardine della sua politica da Dirigente Scolastica?
Finalità ed Obiettivi della mia attività di Dirigente Scolastica saranno certamente:
• La centralità dell’alunno nel processo formativo;
• La collaborazione Scuola – Famiglia;
• La collaborazione di tutto il personale della scuola, docente e non;
• Il rapporto Scuola - Mondo del lavoro;
• L’incremento dell’attività laboratoriale;
• L’apprendimento per competenze.
Le conoscenze, le capacità e le competenze acquisite nell’espletamento del ruolo di Dirigente Scolastica dell’I.T.A. “ E. Sereni “, la volontà di riuscire, il desiderio di operare mi saranno certamente di aiuto e di sprone nello svolgimento del lavoro appena iniziato.
Ringraziamo la professoressa Marini per la disponibilità mostrata.

(Empolitan settembre 2010)

lunedì 11 ottobre 2010

Delibere, sviste, correzioni ed omissioni di un Consiglio Comunale

<< II verbale dell'adunanza è l'atto pubblico che documenta, attraverso le deliberazioni adottate, la volontà espressa dal consiglio. […]II verbale della seduta riservata riporta la sintesi della discussione, omettendo i particolari riguardanti valutazioni ed apprezzamenti sulle persone. Gli interventi svolti nel corso della discussione sono di norma inseriti a verbale riportando sinteticamente i concetti espressi da ciascun consigliere, quando gli interessati ne fanno esplicita richiesta. >> Estratto del Regolamento del Consiglio Comunale di San Vito Romano.

Indice dell’affidabilità di un organo pubblico sono senz’altro i documenti ufficiali che emette e tra questi, ovviamente, non possono non esserci le delibere di Consiglio, pubblicate sia nell’albo pretorio comunale, sia reperibili direttamente nell’archivio documentale web.
Esse sono la voce di un’Amministrazione, l’unica registrazione autentica a disposizione della maggioranza della collettività che non partecipa alle pubbliche assemblee.
La mia attenzione si è soffermata su quelle riguardanti il Consiglio Comunale del 7 Settembre 2010 che presentano da un lato aspetti curiosi, divertenti quasi e dall’altro omissioni che, a mio parere, ne pregiudicano la regolarità.
La prova di questo è l’atto relativo alla delibera 30, avente come oggetto l’approvazione del bilancio consuntivo per l’anno 2009. In essa, infatti, non vi è alcuna traccia dell’acceso dibattito fra Consiglieri di minoranza, maggioranza e revisore dei conti in cui si sono messi in dubbio, nell’apice del contraddittorio, con forti accuse da parte della minoranza, addirittura le cifre che completano questo rendiconto. In quella sede, infatti, si è manifestamente obiettato sul fatto che il bilancio terminasse con segno positivo, adducendo come prova, teorica, strani movimenti effettuati con i soldi del Distretto Socio-Sanitario di cui San Vito è capofila, mentre, sempre la minoranza, accusava l’attuale Amministrazione di scarsa programmiticità delle sue azioni, nonché di inadempienza in alcuni ambiti della gestione della cosa pubblica. La maggioranza, invece, dal canto suo, ribatteva prontamente snocciolando, con savoir-faire berlusconiano, il cosiddetto “governo dei fatti”, mettendo nel calderone eventi acccaduti nell’anno 2010, spese non sostenute direttamente da essa, come il viadotto Paolo Tosto, il completamento dell’impianto fognario in località Vallerano e prove di come la parte socio-assistenziale del nostro comune sia osannata in tutto l’hinterland. Oltre a ciò, si è omesso di riportare il siparietto tra lo stizzito revisore ed alcuni esponenti della minoranza proprio sui numeri, le modalità di compilazione del bilancio, nonché, cosa ben più grave, le frasi che erano state messe a verbale su richiesta proprio del revisore, rigurdanti l’estraneità dello stesso alle accuse di bilancio non congruo, mosse dal consigliere Cinti.
Tralasciare i commenti filosofeggianti del Consigliere Pompa ad esempio, che denuncia, in un consiglio il cui oggetto è un bilancio economico i vizi di opinione della stampa nazionale, così come di quella locale, oppure la propaganda elettorale che spesso viene usata come argomentazione per ribattere alle critiche mosse, è sicuramente una possibile opzione per snellire il resoconto, ma nascondere volutamente la parte più importante di un Consiglio Comunale, il contraddittorio tra le parti sull’ordine del giorno, significa privare la cittadinanza non presente del diritto di leggere le motivazioni e le obiezioni espresse dai loro rappresentanti, in cui emergono, spesso, tratti ben più interessanti della sterile promulgazione buracratica del consiglio stesso. Significa, in ultima analisi quindi, falsare l’atto pubblico.
Curiosa, invece, e forse indicativa dell’attenzione che i nostri funzionari pubblici mettono nello svolgere il loro dovere, è la delibera 31, avente come oggetto l’approvazione dello schema di contratto di acquisizione delle aree presso il Residence il Castagneto.
Essa presenta(va) numerosi errori, frutto sicuramente di non attenti copia/incolla che producono un documento quanto mai bizzarro.
La prima incongruenza riguarda il numero dei presenti e il conto dei votanti . Risultano votanti 16 Consiglieri di cui 11 di maggioranza a favore e 5 contrari, quelli di minoranza, mentre nel prospetto riassuntivo delle presenze sono assenti: Deodati Ettore, Tariciotti Augusto e Quaresima Alberto della maggioranza, Mastropietro Giovanni per quanto riguarda la parte concorrente.
Nella realtà, però, tutti e 4 erano presenti, soprattutto Quaresima Alberto, che nella stessa seduta ha anche esposto il bilancio consuntivo dell’annata 2009, in qualità di assessore.
L’unico reale assente, invece, era Testa Augusto, che però risulta(va) anche votante.
Altrettanto curiosa è la nomina del consigliere di minoranza Troiani Marco ad Assessore esterno, non si sa bene a cosa, mentre esilarante è l’avvenuta sostituzione del sindaco, che viene indicato essere Cenci Stefano, consigliere di maggioranza da poco abdicante.
Questa delibera, così conciata, è stata pubblicata il 16-09-2010 ed è rimasta reperibile per poco tempo, perché sostituita il 17 dello stesso mese, dalla nuova copia riveduta e corretta, ora online.
Potremmo dire, ironizzando, che questo comportamento è un chiaro riferimento alla teoria dell’ “Ora approviamo, se stiamo sbagliando si correggerà”, già illustrata in diversi consigli comunali precedenti dallo stesso sindaco Rossi Amedeo, in occasione, ad esempio, di delibere contestate dalla minoranza, perché in odore di illegittimità.
Con questo articolo, non si vuole assolutamente mettere in cattiva luce l’operato di nessun funzionario specifico, ma soltanto porre l’accento su alcune leggerezze, in questo caso alcune gravi ed altre banali, che se compiute in altri ambiti possono tramutarsi in un pesante fardello per la comunità tutta, come si è già rischiato con il bando di cessione della piscina, oppure all’epoca dei lavori riguardanti proprio l’ex albergo il Castagneto.

(la copia della delibera emessa in data 16-09-2010 non è più presente nell’archivio web, ma può essere richiesta e visionata inviando una mail a empolitan@empolitan.org)
(l’articolo è stato scritto in data 27-09-2010)

venerdì 8 ottobre 2010

Notizie flash dal Residence “Il Castagneto”

Di grossi passi avanti nella situazione già trattata ampiamente tra le pagine di questo giornale non se sono fatti, risultano infatti ancora incompiute le opere di ripristino dell’area di carico/scarico, così come l’acquisizione della zona di parcheggio da parte del Comune, però alcuni nodi devono essere aggiunti al percorso che un domani, forse, porterà a scrivere la parola fine di questa fiction a puntate.
Il primo riguarda l’Amministrazione, che nel Consiglio Comunale del 7 Settembre 2010 ha riportato alla luce il vecchio contratto di acquisizione delle aree del parcheggio e del locale sottostante, rinominandolo come “schema”, ovvero format da utilizzare il giorno in cui queste acquisizioni andranno in porto. Nel numero di Luglio-Agosto questo giornale aveva già accennato al presente contratto, esibito dalla stessa Amministrazione Comunale in un altro Consiglio Comunale, presentandolo come vero e proprio atto di acquisto, salvo poi ritirarlo, così come l’ordine del giorno che lo riguardava, a causa di alcuni vizi, lievi (NdR. eufemismo), come la mancata determinazione, mediante indicazione delle particelle catastali, degli esatti luoghi a cui lo stesso faceva riferimento.
Questa volta, quindi, il contratto è sempre lo stesso, ma per sopperire alla mancanze di cui sopra, viene qualificato come schema, una linea guida da seguire, quando finalmente si procederà all’accordo di cessione delle aree fra la società immobiliare il “Castagneto srl” di Sancamillo Marco (fù RESIDENCE IL CASTAGNETO s.r.l. di Denni Valentina) e il Comune.
Soltanto una formalità burocratica, quindi, la cui unica parte degna di nota è il riferimento alla riscossione di un’ipotetica fidejussone, della quale però non vi è nessun riferimento legale, nel caso in cui gli immobili risultassero non conformi alle aspettative o ancora da ultimare. Solo a fini di cronaca, invece, riportiamo il valore di quanto andrà ceduto, al netto degli oneri di urbanizzazione, che equivale ad euro 226.190,00.
Il secondo nodo del percorso, invece, riguarda l’apertura, poco pubblicizzata in paese, della struttura turistica annessa al complesso residenziale, della quale vi è traccia soltanto nella rete internet mediante il sito web www.residenceilcastagneto.it, in cui però non si fa alcun riferimento al tipo di servizio di offerto o alle tariffe. Un numero di telefono, la denominazione di albergo, qualche foto degli interni ed altri scorci ben immortalati di San Vito Romano, sono le uniche informazioni fornite.

(Empolitan Settembre 2010)

giovedì 12 agosto 2010

Una saggia Amministrazione

Compito di una saggia Amministrazione eletta dal popolo, è quello di ascoltarlo, rappresentarlo, assisterlo al meglio, amministrarlo, prendere le opportune e giuste decisioni, trasfomare in opere concrete ciò che il contribuente versa in denaro, garantire un futuro migliore facendo scelte oculate e lungimiranti.
Questi, sono, secondo il mio parare, i doveri fondamentali di un organo pubblico, democraticamente eletto. Doveri, purtroppo, quasi mai adempiuti a livello nazionale dal governo centrale, come gli scandali di corruzione e le rispettive orecchie da mercante di questo periodo evidenziano, con poche ombre di dubbio.
E’ giusto lasciare il gravoso compito di raccontare dove l’Italia tutta si sta muovendo ai più blasonati organi di stampa nazionale, perché giudicare una politica così lontana dai cittadini è pane quotidiano di coloro che sono altresì “lontani”. Un commento, però, sui rappresentanti a noi più vicini, è lecito anche per l’Empolitan ad un anno dal loro insediamento, doveroso, forse, dopo alcune decisioni che stanno marcando il presente e il prossimo futuro di San Vito: zone di parcheggio, dissuasori, viabilità ed alienazioni di patrimoni pubblici.
Le statistiche, aggiornate al 2008, parlano di un parco automobili e motocicli in Italia di circa 41.964.277 esemplari, di cui 4.436.025 nella sola regione Lazio, che fanno una media di 0,9 veicoli a testa, calcolando i 44.728.480 italiani di età compresa fra i 20 ed i 79 anni.
Segno inequivocabile che il bel paese dal ridente paesaggio naturale ha cambiato le proprie abitudini, ha bisogno di comodità e di velocità nel muoversi, di sostituire le gambe con le meno faticose ruote, con la conseguente felicità di una FIAT, ad esempio, che con i suoi 13.874.400 di veicoli in circolazione ha avuto un buon rendiconto dagli investimenti italiani, oggi però non più di moda.
Dal più piccolo motorino, passando per la 500 ed arrivando al SUV più grande, esse, come gli uomini, hanno due bisogni primari: nutrimento e riposo, così la necessità imprescindibile che viene immediatamente dopo il carburante è il parcheggio.
Un saggio amministratore che si venga a trovare nella condizione di operare una scelta che riguardi l’ampio panorama della viabilità, dovrebbe farlo avendo questi numeri in testa, rapportati al territorio in cui si opera, mettendo in conto anche che alla mobilità è legato da un doppio filo lo sviluppo economico di un paese e delle realtà commerciali e non che vi risiedono.
Non mi sento di ritenere che questi dati abbiano affollato le menti della nostra Amministrazione Comunale nel momento di partorire le idee che negli ultimi mesi hanno ri-disegnato la viabilità sanvitese.
Ma andiamo con ordine.
1) Lo spostamento del capolinea CO.TRA.L, da p.le “Caduti di Nassiriya” al nuovo parcheggio in località Vallerano (in odore di ampiamento per servire anche un ipotetico futuro campo di calcio in progettazione nella stessa area, almeno a quanto i tecnici comunale scrivono), minando la viabilità di un tratto dell’arteria principale sanvitese: viale Giovanni XXIII, per andare incontro, forse, a pochi elettori bisognosi di tranquillità.
Scelta azzardata, insicura soprattutto, perché costringe gli autobus a compiere manovre delicate in entrata ed in uscita dal parcheggio (come dimostrano gli evidenti segni di pneumatici lungo il battistrada), nonché discese al limite del proibito per un mezzo pesante, e le macchine ad illegali sorpassi a causa delle piazzole di sosta che occupano ambedue le corsie per la loro quasi interezza.
2) Il posizionamento dei dissuasori lungo una parte di Viale Borgo Mario Theodoli, doverosi per salvaguardare i bipedi costretti ad improponibili gincane soltanto per poter comprare il pane, ma nemiche dei mezzi di locomozione per via dell’eliminazione del secondo bisogno primario di cui sopra, e rischiose per l’economia debole di un’attività commerciale del centro.
Se è vero infatti che la tendenza degli occidentali è l’impigrimento motorio, la logica conseguenza è che un divieto di parcheggio porta un probabile impoverimento della clientela per le attività poste nei pressi di quel divieto stesso (e che involontariamente, nel nostro caso, lo hanno anche finanziato). A tutto vantaggio, ovviamente, delle altre attività che invece un parcheggio possono vantarlo, legittimamente o meno (è proprio questo che devono aver pensato i nostri amministratori quando, accecati dalle opere del Castagneto, l’avevano dotato di un’extra zona parcheggio illegale lungo viale Piave). Dei residenti, i cui garage possono contarsi sul palmo di una mano, meglio non parlarne, in fondo l’aver acquistato un’automobile senza possedere un box è stata una loro scelta.
Una saggia Amministrazione deve, quindi, prima offrire della valide alternative e poi porre dei divieti, educare prima di bastonare. Un esempio sarebbe potuto essere stato la realizzazione di un’area di parcheggio a servizio del borgo, situata magari nella pineta, inutilizzata, sottostante piazza delle 3 Fontane, in modo da sopperire alla perdita dei posti auto dovuta all’area pedonale, indubbiamente necessaria e condivisa.
Una saggia Amministrazione, inoltre, tiene in dovuto conto i beni pubblici e cerca di massimizzare il profitto, sia economico che di immagine, quando ne decide la dismissione.
Affermazione, questa, non completamente applicabile al recente bando di alienazione dei locali dell’ex piscina (diventato ora studio di mercato), patrimonio comunale in abbandono ormai da diversi anni, nel quale non si pone una base d’asta, perché l’importante è disfarsene, anche in comodato d’uso; non se ne specifica la destinazione, che anzi, viene lasciata al libero arbitrio dell’eventuale acquirente con il solo vincolo di essere consona al luogo, e non si prevede neppure un limite minimo di offerte da presentare all’insindacabile parere dell’ente giudicante (l’Amministrazione stessa), garantendo l’assegnazione della gara anche qualora si presentasse un solo soggetto.
Di cavilli e vizi di forma se ne potrebbero trovare altri spulciando con occhio giuridico quel bando, ma le cose sconcertamenti sono certamente il voler concedere all’eventuale acquirente la facoltà di deciderne il futuro (comportamento, sembra, cambiato nell’ultimo Consiglio Comunale) e la mancata rimozione dell’atto di interdizione all’uso dovuto agli smottamenti idrogeologici di qualche decennio fa che hanno marchiato l’intera area, impedendo in questo modo di assegnare un valore commerciale a ciò di cui ci si sta disfacendo.
Per assurdo, potrebbe essere presentata una domanda di costruzione di un centro residenziale, avendo la garanzia del futuro accatastamento e della rimozione dell’interdizione facendo diventare un investimento teoricamente privo di valore e con un impegno economicamente basso, un affare imprenditoriale per chiunque lo porti a compimento.
Una saggia Amministrazione, oltre a tutto, padroneggeria anche i nuovi mezzi di comunicazione come internet, applicando la necessaria trasparenza ai suoi atti pubblici, rendendoli facilmente reperibili a tutti i suoi elettori ed allestendo con dovizia di particolari uno spazio web accessibile a tutti.
Una parte di una saggia Amministrazione, invece, sfrutterebbe inoltre gli stessi media per reperire informazioni sui suoi Consiglieri o sulle aziende che legalmente risiedono nel proprio territorio, evitando brutte figure con richieste ufficiali, quanto mai bizzarre, ai Comuni limitrofi mentre espleta ruoli di azzeccagarbugli, non consoni a quello istituzionale che si riveste.
Prima della presentazione ufficiale del bilancio consuntivo comunale per l’anno 2009, questo è un possibile bilancio politico dell’operato dell’attuale Amministrazione che, se saggia o meno, saranno gli stessi elettori a deciderlo.

(Empolitan Luglio - Agosto 2010)

lunedì 9 agosto 2010

Castagneto: 90 giorni dopo l’VIII atto

A più di tre mesi dall’ultima discussione, in Consiglio Comunale si è tornato a parlare dell’affaire Residence “Il Castagneto” perché una scadenza veniva improvvisamente ad incombere: il termine di 60 giorni, diventati poi 90, entro cui lo società responsabile dello stabile avrebbe dovuto assolvere i suoi doveri e rientrare nei ranghi della legge (vedi Empolitan Aprile 2010).
Se la volta scorsa avevamo dipinto la faccenda come “spettacolo tragicomico”, questa volta potremmo definirla soltanto comica.
L’Amministrazione Comunale, infatti, portava in Consiglio, pronto per la delibera, l’atto di acquisizione dell’area di parcheggio ed il locale sottostante, come da precedenti accordi, con un piccolo(?!) vizio di forma: nell’atto, infatti, venivano a mancare tutti i riferimenti catastali di ciò che si stava acquisendo, sostituiti da spazi vuoti o puntini, con soltanto qualche riferimento ad un’area situata lungo Viale Piave. Di fatto, si stava chiedendo al Consiglio di deliberare su un assegno in bianco, i cui riferimenti sarebbero poi stati aggiunti a posteriori. Il tutto aggravato dalla totale assenza di una perizia dei tecnici comunali riguardo lo stato di manutenzione e legalità dell’opera stessa. La delibera, ovviamente, sarebbe risultata illegittima e così, dopo discussioni varie, sospensione della seduta ed un voto pubblico, il testo veniva ritirato dalla maggioranza ed il tutto rimandato a data da destinarsi.
Ingenuità? Ignoranza? Presunzione?
L’aggettivo con cui qualificare questa mossa è lasciato al lettore al quale, però, possiamo comunque rifrescare la memoria sui punti salienti rimasti ancora insoluti..
Ad Aprile si parlò del ripristino, sempre entro i termini sopra indicati, ad area di carico/scarico merci di una parte del marciapiedie antistante il residence, del quale, però, ad oggi, ancora non ve ne è traccia tangibile.
Sempre ad Aprile, si parlò inoltre della riacquisizione, da parte della società responsabile, degli appartamenti precedentemente venduti nonostante fossero espressamente vincolati ad un uso turistico. Anche di questo, ancora, non ve ne è traccia.
Nello stesso periodo si parlò, anche, del rinnovo della fidejussione a copertura dello stabile e di un’assicurazione che mettesse al riparo il Comune circa la mancata terminazione dei lavori di completamento del nuovo locale da dedicare alla Protezione Civile. questo aspetto pure, però, è stato tralasciato.
L’unica cosa di cui è possibile dare notizia certa è la stipula dell’atto di compravendita del terreno sul quale sorge l’area di parcheggio fra i rappresentanti della famiglia Coni e la società costruttrice datato 15 Giugno 2010 e depositato presso l’ufficio notarile Laurora di Roma. Data, questa, decisamente successiva alla delibera comunale in cui si paventava un accordo firmato per il passaggio di proprietà già tre mesi fa.
Non ci è dato sapere neppure quando questa storia potrà dirsi conclusa, quindi…
Arrivederci alla prossima puntata.

(Empolitan Luglio-Agosto 2010)

martedì 27 aprile 2010

Il Castagneto VIII atto (Empolitan 04-2010)


Il 13 Aprile 2010 è andato in onda l’ennesimo atto dello spettacolo tragicomico, con tinte gialle, “l’affaire residence il Castagneto”. A portarlo in scena non è stata la compagnia Rido ergo Zum ed il palcoscenico non l’ormai sempre più solitario Teatro Caesar, bensì l’aula Consiliare del comune di San Vito Romano con attori protagonisti i 17 rappresentanti della nostra democrazia, impegnati nel tentativo di tranquillizzare la propria coscienza di fronte ad una imbarazzante questione, ormai protrattasi per troppo tempo.
Questo fa la politica italiana, a partire dal livello più basso: cerca un palliativo che distolga la propria ed altrui attenzione dai suoi stessi errori, propinando come lieto, il fine (?) di una storia che non avrebbe dovuto neanche iniziare, se tutti avessero fatto il loro dovere, di cittadini in primis.
Il dado, ormai, era tratto, il problema scandalosamente sorto, i risparmi di molte famiglie già investiti per esserci una possibilità di tornare indietro, per ostentare un po’ di rigore che a tutti gli stadi della nostra democrazia sembra mancare e così ci si è tappato gli occhi per non vedere come le parole pronunciate facevano sorridere chi questo film l’aveva già immaginato. Ed eccoci quindi tutti chiamati a prendere atto di come la società responsabile della stabile “Il Castagneto” ammetteva implicitamente di aver commesso degli errori e di essere pronta a sanare le irregolarità evidenziate dalla Commissione di Vigilanza, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto. Una sterile lettera in cui vengono manifestati gli intenti di rientrare (in parte) tra le righe della legalità, letta a voce alta dal vice sindaco Fiore, in cui si illustra:
1) il rinnovo della fidejussione assicurativa fino al 2011
2) Un accordo con la famiglia Coni di compravendita del terreno sul quale è stato edificato il parcheggio pubblico ed uno dei locali che dovevano essere già stati annessi al patrimonio comunale
3) Una proposta di cambio del locale sopracitato (da destinarsi a rimessa per Protezione Civile) perché quello preventivato nella convenzione, nella realtà delle tavole non esiste neppure
4) 3 pre-contratti di riacquisto degli appartamenti venduti come civile abitazione, destinati invece ad un uso turistico
5) Ripristino della zona di parcheggio davanti l’attuale farmacia, come da progetto originario

Cinque intenti, questi, che dovrebbero ricondurre l’ex Albergo “Il Castagneto” ad uno stato di regolarità (ma i mattoncini che campeggiavano nei rendering iniziali della struttura dove sono, ad esempio?).
Si dibatte sulla competenza e sulla legittimità di un’eventuale deliberazione sull’argomento, ci si vanta di essersi presentati pubblicamente a condividere un iter che avrebbe potuto svolgersi dietro le quinte, vengono perse di vista le gravi mancanze ed inadempienze precedenti, bollate come roba vecchia. Il passato si vuole dimenticare perché ora c’è il caso umano da salvaguardare, le persone che hanno investito in quello stabile, che vi hanno aperto o trasferito un’attività commerciale, quelle che hanno acquistato una casa pur non risiedendoci e quelli che invece ne hanno fatto il loro nido d’amore. Sono loro giustamente da difendere adesso, sono loro che pagherebbero le conseguenze delle leggerezze(?!) passate, dell’ignoranza di tutti, della tentata truffa (termine usato dallo stesso sindaco, ndr) ai danni del pubblico e del privato. Questo non può essere permesso. E così gli e(o)rrori si trasformano in meriti per aver quasi portato a termine una vicenda con molti lati oscuri, le scuse che sarebbero dovute essere d’obbligo mutano in propaganda per l’essersi dimostrati vicini alle vittime, un’indagine della Magistratura in corso viene snobbata con ostentata tranquillità ed il peccatore osannato come benefattore, concetto espletato d’altronde anche dalla pietra del ricordo lungo le mura della Villa Vittorio Bachelet (al quale va comunque dato atto di aver riconvertito ciò che era soltanto un rudere).
Il tutto rafforzato dal parere di un tecnico, quello comunale, che dovrebbe essere super-partes e che avrebbe il compito di limitarsi esclusivamente agli aspetti più tecnici, ridotti, invece, soltanto all’ammissione della possibilità esistente di requisire l’intero stabile.
Il lieto fine, la favola volge quasi al termine e la giustizia (?!) ha trionfato, l’unica soluzione indolore è caduta dal cielo, l’Amministrazione ha la coscienza a posto, dopo anche le lettere di avviso inviate ai proprietari degli appartementi residenziali, il cittadino non ha perso moneta preziosa e la minoranza anziché attaccare nuovamente la sostanza, si ferma alla forma, appagata forse dall’esposto alla Magistratura già presentato.
Ma chi si preoccuperà di spiegare al sanvitese il perché i lavori non sono stati bloccati quando ce ne erano le condizioni evitando così lo scacco umanitario su cui si sta ora facendo leva, oppure chi ha voltato lo sguardo anziché controllare ed ora invece martoria i privati cittadini solo per una ristrutturazione?
Chi si farà carico di capire in che modo 3 diversi notai abbiano potuto convalidare 3 atti di vendita di appartamenti non certo destinati a civile abitazione?
Chi vigilerà questa volta affinché le opere promesse vengano effettivamente realizzate nei tempi e nei modi previsti?
Chi risarcirà le persone e le cose che in questi mesi sono stati danneggiati dalla mancanza di un parcheggio antistante lo stabile?
Ad una parte di queste domande sta provando a rispondere il pm di Tivoli Luca Ramacci, qualcun’ altra rimarrà pubblicamente senza risposta ma inconsciamente chiara, mentre noi tenteremo di raccontare anche nei prossimi mesi il proseguo di questa storia, ricordandone bene il messaggio che ne traspare, per cui chiunque (?) con il beneplacito di altri, possa tentare una manovra illecita, avendo poi la garanzia che, nel caso qualcosa andasse storto, potrebbe sempre tornare indietro, senza colpo patire, per ora.

Pubblicato su l'Empolitan (www.empolitan.org) di Aprile 2010

lunedì 5 ottobre 2009

Tutti gli occhi sull'Italia: La Repubblica, la stampa estera ed il capitalismo italiano

Mai come in questi ultimi mesi la stampa internazionale ha discusso, ipotizzato ed argomentato sulle particolari vicende del nostro paese. Gli spunti per parlare dell’Italia sono stati parecchi: le esternazioni (12 maggio ’09) di Veronica Lario dopo il caso della ‘fu minorenne’ Noemi Letizia, il rinvio della puntata di Ballarò (15 settembre) in favore dello speciale Porta-a-Porta (inaugurazione delle case di Onna per 300 sfollati su 65mila), oltre che le piccanti rivelazioni della D’Addario (prostituta con il vizio del registratore, pagata per il piacere del Premier dall’amico in comune con D’Alema, tal Tarantini); la rottura Berlusconi-CEI (caso Boffo); la rottura Bossi/Berlusconi-Fini; gli imbarazzi internazionali circa la nostra partecipazione assieme al terrorista Abdelbaset al Megrahi (condannato per la strage di Lockerbie) al banchetto libico organizzato da Gheddafi in occasione delle celebrazioni del suo 40° ‘mandato’; i battibecchi del Premier con Barroso (nel frattempo riconfermato presidente della commissione europea sino al 2014); le denuncie sconsiderate a La Repubblica (oltre che all’Unità e a El Pais); il dibattito sulla libertà di informazione e il conseguente appello a contrastare ogni forma di attacco ai media lanciato dai tre giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky tramite La Repubblica.

A parte, qualche tiepida e laconica dichiarazione sui temi di cui sopra della sempre più inetta e moribonda opposizione, la quasi totalità dei giornali (e delle TV), fino a qualche settimana orsono, hanno più o meno taciuto, oltre che su dette vicende, anche su quanto si pensa di noi oltre i confini nazionali. Solo un giornale ha denunciato ciò che stava accadendo e ha riportato le notizie dei media internazionali: La Repubblica del Gruppo De Benedetti. Quel Gruppo che, per voce del proprietario Carlo De Benedetti, ha negato di essere un 'partito di sinistra’, come il Premier lo ha tacciato in questi mesi, nonostante Carlo avesse partecipato nel 2002 all’assemblea per varare l’associazione ‘Libertà & Giustizia’ (libertaegiustizia.it) assieme a gran parte della borghesia, degli intellettuali e degli industriali di sinistra (il giornalista de La7 Gad Lerner, Umberto Eco, Enzo Biagi, l’avvocato Franzo Grande Stevens del clan Agnelli, il finanziere ed ex-diessino Guido Rossi, il professor Umberto Veronesi, il costituzionalista Galante Garrone, l’ex presidente RAI e direttore de Il Sole 24 Ore, l’ex direttore generale di Confindustria Innocenzo Cipolletta). Potrebbe sembrare una coincidenza, ma l’analogia con ‘Giustizia & Libertà’ (movimento politico fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di esuli antifascisti tra cui spiccò come leader Carlo Rosselli, teorico del ‘socialismo liberale’) sembra tutt’altro che un caso. Comunque, Libertà & Giustizia (si legge sul sito) ‘non è un partito politico’ bensì intende avvicinare la gente ai partiti e punta a ‘spronarli’ quindi, in un certo senso, è come dire che intende dialogare non solo con quelli del centrosinistra, ma anche con quelli di centrodestra. Ciò lo si capisce scorrendo le firme raccolte da Repubblica per sostenere l’appello del trio della giurisprudenza Cordero-Rodotà-Zagrebelsky sulla libertà di informazione (oltre 400mila firme raggiunte finora): a parte i pochissimi esponenti della sinistra italiana un po’ ruffiani (Dario Franceschini, Giovanna Melandri, Matteo Colaninno) e in alcuni casi ormai fuori da essa (Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati) nessun altro politico del PD ha raccolto l’appello dei tre giuristi. Continuando a leggere tra le firme si nota che oltre a stimatissime personalità dello spettacolo e della cultura italiana ed internazionale (finora ben 7 Premi Nobel) anche 16 direttori di importanti testate giornalistiche internazionali si sono esposti direttamente sostenendo l’appello con la loro firma. Di queste, solo 2 firme sono di direttori che lavorano in giornali di centrodestra (il Financial Times ed il Times di Murdoch). Il resto delle firme riguardano: 3 giornali di centrosinistra (Le Soir, El Pais, The Indipendnt); 3 giornali di centrosinistra liberale (The Guardian, Die Zeit, Le Nouvel Observateur); 2 giornali liberali (i russi Ogoniok e Novaja Gazeta di cui ricordiamo la giornalista Anna Politkovskaja assidua oppositrice di Putin ed uccisa ‘misteriosamente’); 1 giornale socialdemocratico (Periodico de Catalunya); 1 giornale liberale (Sueddeutsche Zeitung); 1 giornale social-liberale (Gazeta Wyborcza) ed infine 1 giornale di sinistra (Liberation). L’ultima firma, fuori dal coro dei media, riguarda l’organizzazione indipendente Reporters Sans Frontières a cui rinnoviamo la nostra stima. In sostanza, la gran parte dell’appoggio politico proviene dall’ala liberale di centro sinistra. D’altro canto, però, i colpi dalla stampa estera al presente governo - nella persona di Silvio Berlusconi - sono stati sferrati ad orologeria soprattutto da testate di destra (anche conservatrici) che non disdegnano l’ideologia capitalista del modello anglo-americano adesso in crisi. Basandoci infatti sulla nazionalità dei giornali e sul loro orientamento politico (fonte wikipedia) emerge che gli articoli esteri pubblicati da metà giugno a metà settembre sono 345 (in media 3 articoli al giorno). Tenendo conto solo delle testate più importanti e, tra queste, di quelle che hanno scritto almeno due articoli si giunge a 294 articoli la cui provenienza geografica è: 45% Regno Unito (Daily Telegraph, The Guardian, The Economist, The Financial Times, The Times, The Economist, The Indipendent, The Observer, BBC on line etc.), 22% Spagna (El Mundo di proprietà dell’italiana RCS, El Pais, El Comercio, La Nacion, El Periodico, ABC etc.), 11% Francia (Le Figaro, Le Monde, Liberation, L’Express etc.); 7% Stati Uniti (The New York Times, Woshington Post, The Wall Street Journal, The Time etc.); 5% Germania (Bild, Die Sueddeutsche Zeitung, Spiegel etc,), 1% Australia (The Australian, The Sidney Morning Herald), 8% resto del mondo. Di questi il 49% è da attribuire a testate di destra o centrodestra, il 33% a testate di sinistra (liberale, socialdemocratica), il 7% a giornali di centro (il restante 11% non è palesemente collocabile politicamente). Oltre a ciò è bene evidenziare che circa un quinto degli articoli (18%) proviene da quotidiani di proprietà di Murdoch (The Wall Street Journal, The Sun, The Times etc.), proprietario anche di SKY e principale oppositore/concorrente diretto del Premier, o meglio di Silvio Berlusconi in veste di imprenditore.

I dati esposti dimostrano, quindi, un’incongruenza di fondo che non è sottovalutabile ai fini della nostra analisi: perché su un 49% di giornali di destra, solo 2 hanno voluto partecipare all’appello?

Un'ipotesi potrebbe essere che l’unico scopo di determinati gruppi editoriali (e finanziari) sia quello di destabilizzare il nostro governo e forse non solo quello attuale. Repubblica dal canto suo, cavalca questa onda dandone una chiave di lettura più vicina ai propri scopi, manifestando appunto un improvviso interesse verso l’immagine dell’Italia all’estero. Interesse che, giusto per fare un esempio, non fu tale quando nel 2007 il giornalista del Daily Telegraph (che sulle attuali vicende ha speso ben 17 articoli che equivale al 6% del totale analizzati) Ambros-Evans Pritchard denunciò la “collaborazione” dell’ex Premier Romano Prodi con la banca d’affari statunitense Goldman Sachs. Ciò confermerebbe anche la volontà di detti gruppi di interesse di sponsorizzare un nuovo soggetto politico (magari il Grande Centro di Casini e Montezemolo) che si ponga (proprio come nelle intenzioni di Libertà & Giustizia) al centro della discussione rastrellando tutto ciò che è rastrellabile dai due opposti schieramenti a cominciare dai Finiani e dai Di Pietristi.

Lo scenario così composto risulta molto caotico, le chiavi di lettura differenti, i possibili risvolti tutt’altro che scontati. Se da un lato avremmo preferito che il dibattito politico sull’operato del governo e sulle vicende di Berlusconi si fosse svolto nella sua sede naturale ovvero in parlamento, di fronte ad un opposizione solida (che invece pare abbia preferito nascondersi dietro i gruppi editoriali per motivi di miope convenienza), dall’altro i passi falsi dell’attuale Premier ci mostrano come in realtà troppo spesso politica, informazione ed economia tendano ad andare d’accordo a discapito non solo della qualità dell’informazione ma anche dei comuni cittadini.



Andrea Rocca, Ruggeri Claudio