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giovedì 8 dicembre 2022

Pagamenti elettronici Vs denaro contante

Tiene banco in questi giorni la diatriba mainstream circa il possibile innalzamento della soglia sotto la quale l'esercente può rifiutarsi di accettare pagamenti diversi dal contante che il Governo in carica vorrebbe portare da 30 a 60 euro. I vari giornali, più o meno schierati contro il Governo Meloni, stanno pubblicando una serie di articoli contro questa disposizione adducendo principalmente 2 argomenti: l'evasione fiscale ed i costi per gli esercenti che vengono ritenuti simili tra i pagamenti contanti e quelli elettronici (pos) .
A tirare la cordata di chi è contro questo provvedimento è il Fatto Quotidiano, palesemente schierato a prescindere contro l'attuale Governo che con un articolo dal titolo "Pos, quanto pesano davvero le commissioni? Le cifre sui pagamenti digitali (anche micro). “Usare le banconote non costa nulla? Non è vero”" tenta di smontare il mito delle commissioni usando come riferimento i dati dell'Osservatorio "Innovative Payments" del Politecnico di Milano snocciolati dal direttore Ivano Asaro. 

Non potendo avere accesso ai dati della ricerca, poiché il costo di abbonamento al servizio offerto dall'Osservatorio è di oltre 1000 euro l'anno, posso limitarmi ad analizzare il contenuto dell'articolo evidenziando quelli che secondo me sono i punti deboli o, per dirla in altra maniera, le forzature atte esclusivamente a mettere in cattiva luce il provvedimento governativo.

Partiamo innanzitutto inquadrando cosa è l'Osservatorio per gli Innovative Payments. Esso è un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano che studia i sistemi innovativi di pagamento per i consumatori e i servizi aggiuntivi ad essi collegati, finanziato, però, da aziende che di sistemi di pagamento alternativi al contante fanno il loro core business. Come si può vedere dal sito dell'Osservatorio, ecco i chi sono i partner:

Un giornale sempre attento ai conflitti di interesse come il Fatto Quotidiano stranamente in questo caso non ne rileva alcuno.
Se non li rileva il Fatto, nonostante la mia malizia, assumerò anche io che non ci sia alcun interesse da parte dell'Osservatorio a fornire una lettura di parte e quindi continuerò ad analizzare il contenuto dell'articolo.

Esso cita una serie di iniziative delle banche volte a ridurre o azzerare temporaneamente i canoni mensili per il pos o le commissioni. (Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha azzerato il canone mensile fino a fine 2022 e annullato le commissioni per le transazioni sotto i 15 euro per tutte le piccole medie imprese fino al termine del 2023. Il costo di attivazione fino a dicembre 2022 è stato abbassato da 200 a 60 euro [..]Unicredit, che ha azzerato le commissioni sotto i 10 euro – con scadenza al 31 dicembre – per tutte le imprese con un fatturato annuo al di sotto dei 5 milioni di euro. Nexi, invece, ha annullato le commissioni per tutti gli acquisti sotto i 10 euro con termine dicembre 2023. ) Questi esempi, uniti ad una rilevazione di Banca D'Italia circa i costi nascosti del contante servono al giornalista per affermare una cosa ben precisa: la differenza di costi tra il pos ed il contante è trascurabile per gli esercenti, o addirittura più favorevole il primo per le microtransazioni.
Ma quali sono i costi del contante che vengono riportati: il tempo di rendicontazione della cassa, il costo di trasporto, le assicurazioni che devono essere sottoscritte dai commercianti, il rischio di errore umano e i mancati resti sono alcuni esempi. Il costo medio del contante, secondo un report di Banca D'Italia, citato nell'articolo, e  denominato "il costo sociale degli strumenti di pagamento in Italia" è di 19 centesimi che, secondo l'articolo equivale ad un 1,1% dello scontrino medio. Nel report di Banca D'Italia, però, l'importo medio della transazione in contanti è 19,23 € che fa scendere l'incidenza di costo all'1%. (dati 2019).
Non essendo possibile ricavare un costo unico della transazione digitale, poiché ogni banca/sistema di pagamento applica le sue commissioni, l'articolo assume che la commissione media sia di 1,5%. 

Viene da sé che, pur assumendo che i dati dell'articolo siano corretti, per tutti quei pagamenti superiori ai 15 euro (ed in generale per tutti pagamenti alla fine delle varie promozioni delle banche) il costo del POS è di uno 0,5% superiore a quello del contante e, nell'ipotesi di innalzamento della soglia si traduce in 90 centesimi per una spesa di 60€ a fronte di 60 centesimi per il contante.

Ma i dati sui costi sono corretti?
Su questo nutro dei dubbi, poiché se a determinare i costi del contante sono quelli indiretti ed ipotetici, per il POS non vengono aggiunti i costi reali connessi alla singola operazione ma solo quelli legati alla commissione bancaria. 

Per il report di Banca d'Italia le principali componenti di costo del contante sono quelle legate alle
attività di “back office” quali, in particolare: la gestione dei rischi operativi e di sicurezza (frodi, furti e ammanchi), il tempo di lavoro necessario per la gestione manuale dello strumento presso le casse e il punto vendita, l’ammortamento e la manutenzione dei registratori di cassa. Una quota consistente di oneri (circa 1/4) è attribuibile al trasporto e allo “stoccaggio” dei valori. Non appaiono invece rilevanti gli oneri commissionali espliciti applicati dalle banche su questi due strumenti, in particolare per il contante, la cui incidenza rispetto al costo privato dell’esercente non eccede il 10 per cento.
Quindi, se in caso di grandi incassi in contanti, è ragionevole e quasi obbligatorio inserire i costi assicurativi sui furti così come quelli di trasporto, per tutti i piccoli esercenti di quartiere/paese, con volumi di affari giornalieri bassi e, magari, con estrema vicinanza verso gli istituti di credito per il deposito, questi costi sono del tutto incongruenti. Il panettiere sotto casa non ha un'assicurazione contro i furti/frodi, così come non necessita di un porta valori per trasportare i contanti in banca e quindi per i piccoli esercizi di vicinato il costo è decisamente inferiore ai 19 cent. stimati. 

Ma se per il contante si usano dei costi indiretti, poiché non si fa lo stesso anche per il POS?
Il direttore dell'Osservatorio ed il giornalista se ne saranno dimenticati.. Il POS, oltre alla commissione bancaria ha almento altre 4 voci di costo: l'energia elettrica per alimentare il device, la carta usata per stampare la duplice copia della transazione, il costo del collegamento remoto e quello di manutenzione del device. Costi indiretti anch'essi, probabilmente difficili da stimare, ma che esistono e si aggiungono a quelli delle commissioni.

Sul fronte della lotta all'evasione, invece, ritengo l'argomentazione del tutto strumentale, poiché pagare in contante non significa esimersi dal chiedere lo scontrino, qualora l'esercente non avesse provveduto ad emetterlo.  

 





 

lunedì 24 agosto 2020

1 mese al Refendum sul taglio dei parlamentari: finora vincono gli ignavi

 Il 20 e 21 Settembre (salvo sospensioni dell'ultim'ora legate all'emergenza COVID) si voterà in tutt'Italia per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. 

A distanza di qualche anno dal famoso referendum personale di Renzi sull'abolizione di un ramo del Parlamento, ecco un altro appuntamento fondamentale per la nostra Repubblica volto a ridurre la presenza in Parlamento di deputati e senatori nel nome dei risparmi e dell'efficienza. Nonostante la sua importanza e le sue ricadute sul sistema elettorale e la rappresentanza popolare, la linea preminente dei partiti più grandi è quella dell'ignavia. Sommessamente appoggiano il SI pur sapendo quanto questo non abbia un reale senso logico, ma anzi esso rappresenti la definitiva deriva del nostro parlamento verso le posizioni anti politiche proprie di un movimento, quello dei 5 Stelle, che si è poi rivelato come il più trasformista della storia della repubblica, capace di rinnegare sé stesso in soli 2 anni e mezzo di governo. 

Ma allora perché il fronte del no è  così povero di sostenitori forti? Semplice: per paura, codardia, viltà. Incosciamente tutti sanno che questa riforma è errata nei presupposti e pericolosa nelle finalità, ma ogni partito ha qualcosa di diverso da temere, seppur tutti uniti dallo stesso filo conduttore. 

Il filo che unisce le paure di tutti i più grandi partiti (maggioranza ed opposizione) è ovviamente la percezione che l'anti politica, l'odio per la casta ed i privilegi dei parlamentari sia predominante all'interno della società italiana, pertanto appoggiare apertamente il NO vorrebbe dire mettersi automaticamente addosso l'etichetta di difensore della casta, residuato della vecchia repubblica da scacciare definitivamente dal Parlamento. La paura di scottarsi pur in presenza di una riforma sbagliata è più forte della logica della argomentazioni che, pertanto, vengono taciute con una strategia chiara ed a tratti comune a tutti i partiti maggioritari: velatamente la linea del partito è per il Sì al taglio, mentre i singoli parlamentari o tacciono o si schierano per il no. 

Vediamoli in azione.

Forza Italia, con la sua capogruppo alla Camera Maria Stella Gelmini per avallare il taglio tira fuori la scusa dell'efficientamento della PA, concetto a suo dire sempre caro al partito berlusconiano, come se ridurre i paralmentari significasse automaticamente efficientare un meccanismo. Nulla di più errato, poiché, al di là del numero delle mani da alzare, esso rimane invariato.  Contro questa posizione, a smentire il discorso dell'efficientamento c'è anche Brunetta, padre nel 2008/2009 proprio di una riforma della PA volta al suo "efficientamento" che è apertamente schierato per il NO. 

La Lega in Parlamento ha votato per il taglio, d'altronde l'iter è iniziato proprio sotto il governicchio giallo-verde, quando entrambi i leader degli schieramenti facevano a gara a chi fosse più populista (nella peggior accezione del termine) ed anticasta quindi ufficialmente, così come ripeteva Salvini anche in Febbraio, la posizione leghista è per il Sì che, se vincente, delegittimerebbe il Parlamento in ottica voto anticipato. Se Salvini usa la scusa della coerenza in virtù dei voti sulla riforma espressi in parlamento, oggi una spallata al governo in ottica elezioni verrebbe solo con una chiara vittoria del no, che, di fatto, sconfesserebbe anche l'ultimo mito della retorica a 5 Stelle. 

Discorso analogo quello di Fratelli D'Italia, ufficialmente per il Sì nonostante alcuni suoi ex esponenti come Guido Crosetto siano decisamente critici al riguardo

Entrambi questi partiti, però, nonostante siano coscienti che accostare apertamente il voto referendario all'operato del Governo possa rappresentare, in caso di vittoria del NO, la goccia che farebbe traboccare il vaso, non vogliono rischiare di ritrovarsi l'arma puntata contro in caso di vittoria del Sì (che rimane al momento la più probabile), quindi piuttosto che rischiare, puntano tutto sulle Regionali e sul sentimento anti casta. Rimane l'opzione della propaganda nell'ombra, ma nell'epoca dei social è forse una mossa troppo azzardata.

 Se l'opposizione è bloccata tra la paura ed i calcoli per le amministrative, la maggioranza di Governo, ad eccezione dei 5 Stelle, di certo non ride e cala gli assi nascosti, come già successo all'epoca delle elezioni in Emilia Romagna. 

Il Partito Democratico è schiacciato fra le diverse anime, con Zingaretti schierato per il Ni o per il So, che vorrebbe evitare di spaccare il Partito che al suo interno ha tanti pesi massimi schierati ai vertici opposti (vedi Bonaccini & Ceccanti per il Sì, Gori, Cuperlo e Benifei per il NO) e contestualmente salvare il Governo evitando di azzerbinarsi ancor di più ai 5 Stelle. Così butta la palla in avanti, si nasconde sul referendum ma rilancia la necessità di approvare una legge elettorale che vorrebbe portare in Parlamento già entro il 20 Settembre . Fumo negli occhi, mentre entrano in campo i pedoni, ovvero le Sardine che si schierano apertamente per il NO. Non hanno paura di bruciarsi, perché in fondo lo sono già di per sé, carne da macello da sacrificare quando fare la sinistra rischia di essere troppo controproducente. 

Italia Viva, Azione e + Europa sembrano essere per il No, ma senza tropo entusiasmo, quasi di soppiatto. 

I 5 Stelle sono gli unici a non aver paura di schierarsi per una riforma che loro stessi hanno voluto e così è direttamente l'ex capo politico Di Maio ad essere in prima linea. C'è solo una variabile che penso dovrebbe preoccuparli: dopo tutte le giravolte fatte sanno di avere i giorni contati, perciò siamo proprio sicuri che a tutti loro convenga tagliarsi le probabilità di venire rieletti, magari riciclandosi in altre formazioni? 

 



 

venerdì 13 marzo 2020

domenica 8 marzo 2020

Sanità Regione Lazio: 8 anni di tagli

In questo periodo di emergenza Coronavirus vi è un tam tam di numeri e post sulla Sanità Nazionale e, nel mio caso, regionale. Ricompaiono articoli pre-inciucio del blog dei 5 stelle che accusavano Zingaretti di aver chiuso 16 ospedali e tagliato migliaia di posti letto (ma ora ci governano insieme n.d.r.) con conseguenti smentite dei siti di debunking quali Bufale.net, ritorna in auge anche il Senatore Paragone, dissidente e così via...

Così mi sono chiesto, ma quali sono i numeri della Sanità Regionale?

L'unica fonte certa su cui mi sono potuto basare è però aggiornata al 2018, ma visti i periodi non credo che nel 2019 le cose siano migliorate, quindi è ragionevole supporre che l'andamento di diminuzione sia confermato anche per lo scorso anno.


Nel primo grafico le serie mostrano l'andamento dei posti letto per degenza ordinaria, mentre l'altro il totale dei posti letto, compresi quelli per day hospital e day surgey.

Nel secondo grafico, il numero di strutture sanitarie che offrono quei posti letto, indipendentemene dalla tipologia di posto letto disponibile.

lunedì 27 gennaio 2020

Emilia Romagna: per la sinistra c'è poco da esultare...

Bonaccini si è confermato governatore con oltre il 51% dei consensi, ma per farlo ha dovuto vestire i panni del "leghista" ed impostare una campagna elettorale nascondendo il suo partito, il suo simbolo ed esaltando l'uomo.
Ma andiamo con ordine.
Elezioni 2014
Elezioni 2020


Look da duro, pelato con barbetta curata, i suoi manifesti avevano nessun simbolo ed un solo colore: il verde. Verde che è il colore della bandiera emiliana, vero, ma che è, soprattutto, il colore della lega. Primo passo, mimetizzarsi. Si è mimetizzato così bene che il giorno della chiusura della campagna elettorale il leader del principale partito della coalizione, Zingaretti, non ha messo piede in Emilia, scegliendo di chiudere in Calabria, regione compromessa e su cui la sua presenza non avrebbe potuto peggiorare le cose.

Secondo passo, demonizzare l'avversario facendo fare il lavoro sporco agli altri: pericolo fascismo, il solito cliché:



Terzo passo, mascherare il sentimento reazionario in rivoluzionario: le sardine, l'arma perfetta della maggioranza per oscurare il dissenso e le minoranze senza sporcarsi le mani, senza essere tacciati di essere antidemocratici.

In questa campagna elettorale emiliana la sinistra è riuscita a mettere in pratica, passo dopo passo, quelle tattiche che spesso prova ad addossare alla destra fascista, ma che in realtà sono sue da tempo:
  1. Esaltare l'uomo, in questo caso Bonaccini, invece dell'idea o del partito
  2. Creare un nemico su cui attirare le ire di tutti gli altri: oggi Salvini
  3. Soffocare il dissenso, utilizzando il popolo stesso
  4. Monopolizzare i media aggiungendo un player in più (Mattia Santori omnipresente) non formalmente schierato in un partito, ma politicamente impegnato contro un preciso candidato, raddoppiando illecitamente gli spazi a disposizione.

Ma solo con queste armi avrebbero vinto?
Forse, grazie al voto disgiunto, ma senza l'inciucio con il Movimento 5 Stelle la battaglia sarebbe stata molto più dura.

Il Movimento 5 Stelle, l'agnello sacrificale.
Al 22 Novembre, la principale forza di governo ancora non aveva deciso se partecipare o meno alle elezioni, anzi, il suo capo politico ne auspicava l'assenza. Con un voto farsa sulla piattaforma Rousseau la base (il 28% degli iscritti) sceglieva di presentarsi a soli 2 mesi di distanza dalla data delle elezioni. Ma si può preparare un'elezione regionale in così poco tempo? No, ma non era quello il punto. Non servivano programmi, non servivano candidati. Serviva non ostacolare il PD, suo alleato di governo ed unica speranza per continuare a sedere sulle poltrone del parlamento, evitando che i pochi elettori rimasti se ne stessero a casa o venissero tutti attratti dall'ex alleato leghista.
Missione riuscita: in 5 anni il M5S emiliano passa da 13,3 al 3,48 e fa registrare uno dei pochi casi in cui il candidato Presidente prende meno voti della lista a lui collegata, 80.000 contro i 100.000 della lista.

Tutto merito della coalizione di sinistra, quindi?

Non credo, perché secondo il mio parere Salvini ha commesso diversi errori aventi tutti una stessa matrice: l'aver incentrato l'intera campagna elettorale su di sé, nascondendo di fatto il candidato governatore. Così come Renzi fece con il referendum costituzionale, egli ha trasformato questa elezione in un "o con me o contro di me" ed in Emilia, terra rossa per eccellenza, le probabilità di avere più gente contro che a favore erano molto elevate. Una scommessa che si è rivelata un errore di valutazione di poco inferiore a quello commesso all'epoca della rottura con i 5S, quando era facile immaginare la nascita di un governo delle poltrone. 
La famosa bestia social della Lega ha esagerato puntando solo su contenuti di basso livello, dimenticandosi totalmente dei veri temi politici, delle idee e delle proposte tanto che da esterno la mia percezione è che di idee per l'Emilia non ve ne fossero. Ha poi toccato il fondo con la citofonata allo spacciatore tunisino: un meme già pronto da dare in pasto ai suoi avversari.
Il terzo errore, compiuto da tutto il centro destra, è stato scegliere un candidato governatore a cui neanche il padre avrebbe dato il voto. Troppo debole per un avversario radicato sul territorio e governatore uscente, con uno scheletro nell'armadio pronto a rivelarsi al primo giornalista di turno.

Quindi, se Bonaccini è ancora governatore, perché non si può parlare di vittoria piena?

Per due ragioni:

1) numeri alla mano l'Emilia-Romagna è oggi una regione meno rossa:

Partito 2014 2020
PD  44,53%   34,69% (+ 5% altri vari)
Lega  19,425   31,95%
M5S  13,27%   4,74%
Forza Italia  8,36%   2,56%
Fratelli d'Italia  1,92%   8,59%

2) Se il contributo delle liste civiche diventa determinante (ed in questo caso lo è stato visto che la Lista Bonaccini da sola vale più dei M5S) il rischio è che con un candidato meno forte, oppure con una minore polarizzazione dell'elezione, quel civismo possa tramutarsi in assenteismo.

Come ha detto Salvini, quindi, la vittoria è solo rimandata?
Non posso dirlo, ma potrei ipotizzare un rallentamento del moto salviniano di principale catalizzatore di voti nel cdx, a vantaggio degli altri partiti, in primis quello guidato da Giorgia Meloni.
Se così sarà, allora un futuro diverso per l'Emilia e per l'Italia è forse ipotizzabile.

giovedì 28 novembre 2019

Il manifesto delle sardine: analisi del testo

E' passato qualche giorno dalla piazzata di Bologna, dove un'adunata spontanea(?) ed apartitica(?) promossa da 4 trentenni emiliani Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa è diventata la nuova rivoluzione arcobaleno. Sono stati invitati ed intervistati praticamente in tutti i giornali e talk show anti sovranisti, presentati come i nuovi rivoluzionari contro il mostro salviniano che avanza. 
Loro, giustamente, cavalcano l'onda dell'eco mediatico e forti di decine di emulatori sparsi in tutti Italia hanno deciso di registrare il marchio presso l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, l'Euipo e  di lanciare il loro grido di battaglia, il loro personale manifesto (che sembra scritto da dei sedicenni n.d.a.).
Analizziamolo nel dettaglio:

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Iniziano usando il tipico linguaggio della sinistra da salotto, quella che ha ormai preso le distanze dal popolo e così il popolo, quello che ogni giovane dovrebbe sentire più vicino a sé, diventa il primo nemico. Il populismo  è negativo, se è di destra, peccato che la loro retorica, come vedremo più avanti, sia anch'essa figlia dello stesso istinto.

Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.
Qui, se il soggetto sono sempre i populisti sfugge, invece, chi siano il noi ed i concittadini. Se c'è una cosa indiscutibile, essa è la totale assenza di odio verso gli italiani nel linguaggio dei cosiddetti populisti di destra, se non contro quelli sinistroidi che cercano di imporre esclusivamente la loro verità. Quindi le sardine sono solo di sinistra? Oppure, visto la presa di posizione di Santori su Bibbiano e lo scandalo degli affidi in Emilia, si sta riferendo a quello e quindi circoscrive il noi a noi cittadini emialiani? Se il dubbio rimane, sparisce quello legato ad una critica seria del messaggio populista che viene etichettato come "vuoto di contenuti". In realtà le Sardine lo sanno bene che di contenuti ce ne sono molti, tant'è che li mettono in relazione con le paure e difficoltà, ammettendo implicitamente che una realtà di fondo a cui Salvini, l'impersonificatore del male e dei populisti, si sta aggrappando, esiste.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Minacce, generiche.. Argomenti serissimi buttati in caciara, i seguaci che distruggono la vita delle persone in rete?! Forse si riferiscono a Salvini o Meloni che mostrano quotidianamente gli insulti e le minacce di morte che ricevono? Beh, cosa dovrebbero fare? Tacere mentre i moralisti di sinistra augurano ogni male possibile?

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.
Slogan motivazionale,  nulla da aggiungere. Sinceramente preferisco di gran lunga V per Vendetta, film ispiratore di ogni rivoluzionario de noantri che, però, al contrario delle sardine, lottava verso il potere al governo, quello del pensiero unico, quello della repressione. Le sardine, invece, lottano contro l'opposizione.. E va beh, fa già ridere così.


Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.
Qui la prima contraddizione. Non amano la violenza, ma il loro manifesto è violenza pura, verbale al momento. Incitamento ad una forte contrapposizione che deve sfociare, come si vedrà poi, nel chiudere gli spazi, nell'ostacolare le libertà individuali più elementari, come l'ascoltare. 

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.
Credono nella politica, tollerano anche chi si fa i cazzi suoi, basta che almeno pensi prima agli altri. Memori del fallimento del duri&puri targato 5 stelle, sono disposti a cedere, da subito, ad una politica malata, quella che pensa al proprio tornaconto. Trovo questo messaggio di una povertà disarmante, soprattutto se pronunciato da trentenni che dovrebbero vivere ancora nel più fiero idealismo, senza compromessi. Partono già battuti, sconfitti dalla politica malata a cui evidentemente sono abituati, rassegnati e per questo non possono ergersi ad esempio da seguire.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.
Antidemocrazia allo stato puro. L'espressione della maggioranza, del pensiero dominante, che vuole impedire al popolo di ascoltare quelli che oggi rappresentano l'opposizione. Mettono nero su bianco la loro indole, non rappresentano un'alternativa, non sono una speranza, solo l'opposizione antidemocratica all'opposizione democratica, sono il sistema che non vuol cambiare, che si maschera per non farsi riconoscere, che sfrutta la faccia pulita di un giovane pur di far abboccare il distratto, il nostalgico sessantottino, il progressista spaesato che si sveglia solo se rievochi fantasmi di un fascismo che non esiste più. Sono antifascisti in assenza di Fascismo, sono fascisti in piena democrazia. 

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo
Per convincere le persone di una menzogna, è necessario portare la verità, ma se quella che tu spacci per verità cozza inevitabilmente con l'evidenza della realtà, come li vuoi convincere i tuoi vicini di casa? Perché se il tuo vicino frequenta i mezzi pubblici e si sente a disagio in un vagone di sbandati, perché se il tuo vicino prende l'automobile e ad ogni semaforo è tartassato da rom che ti chiedono il pizzo per lavarti i vetri, perché se il tuo vicino ti contesta il fatto che l'Italia non è in grado accogliere l'intero continente africano non puoi dargli torto, perché se ti contesta che vige l'accordo di Dublino e quindi ogni migrante registrato nel nostro territorio, qui deve rimanere tu non puoi negare. Pensi di convincerli dicendo che le statistiche smentiscono la percezione? Bene, pensi che il tuo vicino crederà più alla tua narrazione di una statistica piuttosto che alla sua esperienza di vita reale? Auguri!

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.
“E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”. - Firmato "6000 sardine"

Non bene, ma so nuotare. Aspetto con ansia che la mia sardina vicina di casa venga a convincermi.








  

martedì 12 novembre 2019

A 30 anni dalla Caduta del Muro di Berlino: dall'imbarazzo alla mistificazione della sinistra italiana



Dall'archivio storico dell'Unità (giornale del Partito Comunista):

Ad oggi, in occasione del trentennale:






Dalla catastrofe che ha aperto involontariamente il Muro di Berlino, alla trasformazione in chi il muro lo ha abbattuto... 30 anni di mistificazioni della sinistra italiana.

martedì 5 novembre 2019

Manovra finanziaria 2020: si riparte dal taglio a comuni

Quando il governo non sa dove reperire i fondi, parte semplicemente dal taglio dei trasferimenti ai comuni ed è quello che potrebbe accadare se non venisse modificato l'art. 67 della legge bilancio di Bilancio 2020, attualmente in Senato per l'inizio dell'iter parlamentare

L'antefatto
Con la trasformazione da IMU a TASI (anni 2013-2014) alcuni comuni ebbero mancati introiti dovuti alla minore entità del gettito e così, nel 2014, il governo istituì un fondo di compensazione. All'inizio la dotazione era di 625 milioni annui con una progressiva diminuizione per gli anni successivi. Si arrivò alla legge di Bilancio del 2018  ed il fondo che per il 2019 sarebbe dovuto essere di 300 milioni fu ridotto a 190 (l'anno) a partire proprio dal 2019 e fino al 2033. Levata di scudi dell'ANCI che obbligò il nuovo governo Giallo-Verde a ripristinare lo stanziamento e così fu fatto: 300 milioni per il 2019, ma rimase 190 per gli anni successivi. 

Oggi, 2019: in corso di approvazione la manovra per il triennio 2020-2022.
Questo fondo sarà stato reintegrato? 

Ovviamente no, anzi, decurtato: da 190 milioni annui, si passa a 110 annui per il triennio 2020/2022 (art. 67 legge di Bilancio 2020).


Ecco l'andamento del fondo fin dalla sua istituzione


Facciamo una simulazione su un piccolo comune, il caso di San Vito Romano:



Come si può notare, dai circa 64.000 del 2014 siamo arrivati ai circa 30.000 del 2019, una riduzione quindi di oltre il 50%. Nel 2020, se il Governo non cambia la proposta, arriveranno 11.000 euro... 



AGGIORNAMENTO 30/01/2020

Nella nota di lettura della legge di bilancio fornita dalla fondazione IFEL,  viene chiarito che il comma 554 (quello che nella legge ha stanziato i 110 milioni) va a sommarsi al contributo previsto nel 2019 di 180 mln. Testualmente: << Il contributo si aggiunge a quello giàprevisto dalla legge di bilancioper il 2019 (legge 145/2018,commi892-895), per 190 milioni di euro annui tra il 2019 al 2033 >> 


L'allarme, quindi, sembra rientrato.


domenica 3 novembre 2019

Commissione parlamentare sull'odio o sul dissenso?

E' notizia di questi giorni l'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei gruppi stessi proposta (?!) dalla Senatrice a vita Liliana Segre .
La politica odierna si muove per istinto, per sentimenti, senza una logica di fondo, specialmente quando la maggioranza parlamentare è costituita da partiti in crisi, innaturalmente uniti in nome dell'antagonismo ad una destra, più che per un reale programma di governo.
Il 26 Ottobre parte il tam tam mediatico con le testate giornalistiche che affondano il colpo per agitare gli animi degli italiani, tutte con più o meno gli stessi titoli:

Un messaggio sconcertante, che va condannato senza se e senza ma, che fa da apripista alla votazione in aula del 30 Ottobre della proposta di istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo [...], con prima firmataria proprio la Segre. La maggioranza vota a favore, il centro destra si astiene scatenando la bagarre mediatica con i giornali che, nella migliore delle ipotesi lo tacciano di menefreghismo sul tema dell'intolleranza e dell'antisemitismo, nella peggiore di connivenza. Mediaticamente un enorme autogol che si presta alla strumentalizzazione politica della maggioranza di governo e di chi si sofferma in superficie, i perbenisti da salotto, interessati alla bella figura di facciata, priva però di contenuti. 
Ma perché si sono astenuti?
Semplice, perché spesso ciò che alcuni partiti presentano come un atto di civiltà nasconde invece il solito tentativo di controllare i sentimenti popolari e, più in generale, il dissenso nei loro confronti e della visione politica che propugnano.
La premessa, che è parte sostanziale della proposta, delinea in maniera preoccupante l'ambito di azione di questa commissione, dicendo

[...] è un fatto che non esiste ancora una definizione normativa di hate speech; tuttavia in base alla raccomandazione n. (97) 20 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 30 ottobre 1997, il termine copre tutte le forme di incitamento o giustificazione dell'odio razziale, xenofobia, antisemitismo, antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorrette da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo. [...]  gli hate speech sono difficili da definire e suscettibili di applicazioni arbitrarie, i codici penali di molti Stati membri, infatti, con riferimento all'incitamento alla violenza o all'odio, utilizzano svariate terminologie e di conseguenza vari criteri di applicazione. Gli aspetti più divergenti fra le varie legislazioni dipendono per lo più dai seguenti fattori: il peso attribuito all'intento, alla motivazione, allo strumento di comunicazione prescelto, al contesto e alle conseguenze prevedibili in date circostanze. Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa definisce gli hate speech come le forme di espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l'odio razziale, la xenofobia, l'antisemitismo o più in generale l'intolleranza, ma anche i nazionalismi e gli etnocentrismi, gli abusi e le molestie, gli epiteti, i pregiudizi, gli stereotipi e le ingiurie che stigmatizzano e insultano; [...] Deve risultare, altresì, punibile l'istigazione pubblica alla violenza o all'odio, quale che sia la forma di diffusione: scritti, immagini o altro materiale. Lo stesso dicasi per l'apologia o la negazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e di quelli di guerra e, infine, quanto ai comportamenti atti a turbare l'ordine pubblico o minacciosi, offensivi e ingiuriosi. [...] delibera di istituire una Commissione straordinaria [...] la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l'etnia, la religione, la provenienza, l'orientamento sessuale, l'identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca.
Pur se mossa da un nobile intento, quindi, la Commissione rischia di diventare una potente arma di parte per schiacciare il dissenso ed il crescente sentimento nazionalista/sovranista in contrapposizione alla retorica globalista, all'ideologia gender-free e pro immigrazionista. Per stessa ammissione dei firmatari della proposta, infatti, definire l'hate speech  è complicato e, soprattutto, dannatamente soggettivo aggiungo io, ma se includi nel calderone anche il nazionalismo diventa palese che questa commissione potrà agire più da censore verso gli avversari politici, che come reale strumento di civiltà. Da qui l'astensione del centro destra, condivisibile certo, ma forse addirittura debole, viziata anch'essa dal politically correct imperante.  In altri tempi (e con altri uomini), una proposta di questo genere avrebbe determinato un sicuro voto contrario di una destra storicamente avversa a tutta quella categoria di reati definiti d'opinione. La sponda a questa lettura arriva poi in questi giorni proprio dalla Senatrice Segre, che in totale buona fede ha concesso recentemente un'intervista al quotidiano La Stampa in cui, candidamente, afferma che Lei non ha profili social ed ha appreso degli insulti che la riguardavano esclusivamente dai giornali gettando forti dubbi sul fatto che Lei stessa sia stata l'inconsapevole marionetta nelle sapienti mani di chi questa commissione l'ha voluta proprio per gli altri motivi di cui sopra.


Voglio concludere questo articolo, però, con una critica alla politica a cui mi ispiro, a quella destra rappresentata soprattutto dagli eredi del Movimento Sociale che in questi giorni si stanno prodigando a pubblicare sui social i messaggi di odio che provengono da sinistra: non è equiparando l'odio o mostrando che si odia anche a sinistra (e forse i primi antisemiti stanno proprio lì) che si combatte la voglia di censura (tema a cui sarà necessario dedicare un post separato dopo quello che sta succedendo su Facebook). Così come non è tentando di sminuire i comportamenti denigratori che popolano il web che si combatte quella sinistra il cui primo ed unico insulto per una destra conservatrice e sovranista è tacciarla di fascismo. Ci vuole cultura, in primis per i propri militanti/simpatizzanti, è necessaria una critica seria, forte al sistema globalista che chiede a noi di abbandonare le tradizioni, i confini, l'identità di genere, la famiglia ed il sentimento nazionale, che però si esprima con un messagggio chiaro in discontinuità con l'ignoranza e l'istinto del volgo.


EDIT: 11/11/2019

E' di oggi un articolo della testata online Termometro Politico a firma di Nicolò Zuliani che arricchisce di nuovi elementi l'affaire "Commissione Segre".
L'articolo, infatti, parte dall'analisi dell'articolo di Repubblica di Sabato 26 ottobre,  a firma di Pietro Colaprico intitolato “Liliana Segre, ebrea. Ti odio” Quegli insulti quotidiani online. All’interno cita un rapporto dell’osservatorio antisemita e sostiene che la Segre riceva 200 insulti al giorno. Il rapporto esce due giorni dopo e dice una cosa diversa; i dati si riferiscono al 2018, non al 2019. Gli episodi di antisemitismo sono 197 all’anno, non 200 al giorno. [...]
“personaggi pubblici come Gad Lerner, Emanuele Fiano, Sandro Parenzo, Enrico Mentana e Liliana Segre sono spesso vittime di invettive antisemite, specie sui social”.
Antisemitismo in Italia nel 2018, pg.12

In pratica, una fake news di Repubblica ha scatenato i titoloni degli altri quotidiani che hanno riportato il dato senza alcuna verifica, i quali a loro volta hanno informato la Segre (come Lei stessa afferma nell'intervista riportata), la quale, qualche giorno dopo, diventa la prima firmataria della Commissione...
 

giovedì 31 ottobre 2019

Lotta all'evasione: una semplice proposta

Ogni anno, ad ogni manovra, ogni governo ci racconta la solita manfrina sulla lotta all'evasione proponendo spesso misure che con la scusa del contrasto, in realtà schedano e profilano il cittadino, tracciandone le spese, i risparmi, i movimenti. Eppure, analizzando alcuni dati liberamente disponibili in rete, ritengo ci sia un modo migliore per contrastare, in parte, l'evasione fiscale: allearsi con il cittadino, anziché vessarlo. In che modo? Equiparando la detrazione fiscale all'aliquota IVA, anzi, aumentarla di 1 punto percentuale.

L'esempio delle spese mediche.

Esse sono detraibili per il contribuente al 19% superata una soglia di 129,11 euro, detta franchigia. Quest'ultima, per semplificare, non verrà considerata causando un peggioramento del prospetto sulla perdita di gettito da parte dello Stato che ai fini del nostro ragionamento risulta poco influente. Se la considerassimo, la perdita statale sarebbe inferiore e quindi ancora più conveniente l'applicazione della mia ipotesi. 

L'iva su queste prestazioni è al 22% (percentuale spesso utilizzata come mezzo di sconto per gli utenti), perciò ipotizziamo che lo Stato decida di aumentare la percentuale di detrazione portandola al 23%, in modo che per un contribuente sia più conveniente farsi fare la fattura, piuttosto che pagare in nero.

Partiamo da alcuni punti fermi:

Dichiarazioni IRPEF 2018, relative ad anno 2017:

  • totale spese mediche : 18,5 Mld € 
  • ammontare detrazione (19%): 3,5 Mld €
  • ammontare detrazione con ipotesi al 23%:  4,25 Mld €
  • minor gettito per lo Stato (23%-19%): 0,755 Mld €. 
Evasione IVA
Un'apposita commissione del MEF nel 2018 ha presentato uno studio alla Camera dei Deputati denominato "RELAZIONE SULL’ECONOMIA NON OSSERVATA E SULL’EVASIONE FISCALE E CONTRIBUTIVA ANNO 2018" da cui possiamo ricavare alcuni dati utili a pagina 56:

Per l'anno 2016, come evidenziato in tabella, si registrano circa 35 Mld€ di evasione, di cui circa 26 Mld€ per omessa dichiarazione, mentre restanti 8 per dichiarazioni errate o mancati versamenti.

Il terzo dato che manca, che è anche quello più difficile da trovare, è la stima dell'evasione per categoria. Mi sono basato su 2 fonti, non tutte recenti(*):

1)  3° Rapporto 2012 Eures sull’evasione fiscale in Italia vista dai cittadini: da qui emerge che in media il 16% dei medici campione non ha emesso fattura.

2) Statistiche sito evasori.info che aggrega le segnalazioni dei cittadini con quelli dell'Agenzia delle Entrate e da cui emerge che, ad oggi, il 6,4% delle segnalazioni riguardano medici e dentisti:


Essendo i due dati proposti relativi ad annualità differenti, faccio una media dei due arrotondata per difetto, supponendo quindi che 11% dell'evasione complessiva sia relativa al settore medico.
L'11% di 26Mld (considero solo la stima dell'iva non dichiarata) sono 2,86 Mld di iva recuperata.

Al netto dell'operazione di aumento delle detrazioni, quindi, lo Stato avrebbe maggiori entrate per  2,1 Mld €.

Non solo, 2,86 Mld € di iva recuperata corrispondono a maggiori fatturati quantificabili in oltre 13 Mld €, che equivalgono anche a potenziali entrate previdenziali e IRPEF.

Se le mie ipotesi ed i dati di riferimento sono corretti, aumentando i benefici per i cittadini si aumenterebbero anche gli introiti per lo Stato, SOLO considerando il settore medico. che succederebbe se applicassimo il ragionamento anche a tutte le altre spese detraibili?


(*)due fonti possono essere poche e non del tutto attendibili, ne sono conscio, ma da semplice cittadino non ho altri mezzi per ricavare questo genere di dati.

martedì 3 settembre 2019

Rousseau: quando i pochi decidono per i molti

La possibilità di un nuovo governo senza passare per le urne erano decisamente alte ed era altrettanto probabile che un voto su Rousseau avrebbe avallato un accordo praticamente con chiunque. D'altronde, volendo essere ingenuo, è talmento forte l'illusione dei 5S di dover rimanere al governo per "cambiare" le cose, che gli iscritti avrebbero sottoscritto un patto forse pure con Belzebù. E così è stato. La mia contrarietà a questa enorme presa in giro è nota, pertanto se mi dedicherò a posteriori ad una critica più organica all'inciucio M5S-PD, adesso non posso che riflettere su una cosa: i numeri.
Alle elezioni politiche del 2018 c'è stata un'affluenza alle urne del 72,94% con il M5S che ha ottenuto 32,68% con 10.732.066 voti.
Il voto di oggi sulla piattaforma Rousseau ha visto esprimersi su un tema così importante per l'Italia tutta e per la credibilità dello stesso Movimento 79.634 cittadini su 117.194 iscritti (ipotizzo che tutti gli iscritti siano votanti M5S), pari al 68%, evidenziando un'affluenza decisamente scarsa, al di sotto delle politiche.
Certo, come sbandierato da Casaleggio, i votanti sono cresciuti rispetto a Febbraio, quando Rousseau salvò Salvini sul caso Diciotti, oppure Maggio quando la stessa piattaforma confermò Di Maio come capo politico ed in cui si epresse poco più del 50%, ma in assoluto sia l'affluenza di oggi che il sistema di democrazia diretta ha dei risultati deludenti, senza ombra di dubbio.
Il totale degli iscritti, infatti, rappresenta l' 1% di tutti coloro che a Marzo 2018 scelsero il M5S, mentre coloro che oggi si sono espressi a favore dell'inciucio con il Partito delle Banche (cit.), di Bibbiano (cit.), di Renzi e della Boschi sono stati 69.146, quindi lo 0,6% di chi nel 2018 ha sbarrato il simbolo giallo. Se rapportiamo questo numero all'intero numero dei votanti, possiamo dire che il destino dell'Italia è stato deciso dallo 0,18% degli elettori del 2018... Per dirla in altre parole, un'insignificante minoranza di persone si è arrogato il diritto e preso l'enorme responsabilità di decidere il destino di 60 milioni di italiani. 

L'oligarchia della democrazia diretta.. 

giovedì 11 luglio 2019

Baby Pride Catania: pensavo fosse un fake, ma.... Mi sbagliavo!

Quando giorni fa vedevo rimbalzare tra le pagine social dei politici "di destra" post indignati contro un presunto "Baby Pride" (evento per il Gay Pride Catanese 2019) organizzato presso la sede della CGIL di Catania ho pensato alla solita fake news messa in giro ad arte per ridicolizzare il politico pronto a cavalcare l'onda per qualche punto percentuale in più nei sondaggi. Aspettavo con ansia gli articoli dei giornali "de sinistra" volti a ridicolizzare il mal capitato di turno ed invece niente, nessuna copertura sulla notizia: né contro gli esponenti politici che l'avevano criticata, né tantomento sull'evento. Così è cominciato a sorgermi il dubbio che dietro a tutto questo ci fosse un minimo di verità. Non può essere vero, continuavo a ripetere a me stesso, non ci si può spingere a tanto,  mentre mi apprestavo ad effettuare qualche ricerca in rete. E Sbahm.. Era tutto vero! 😱😱😱😱😱😱😱

Fiabe per bimb* raccontate dalle Drag Queen



Le fiabe proposte, in chiara chiave propagandistica sono: Rosaconfetto (icona del movimento femminista), Ettore, l'uomo straordinariamente forte (che però faceva l'uncinetto) , Piccolo Uovo (inno alla famiglia non tradizionale, [.. con un testo breve dai dialoghi semplici, Francesca Pardi, autrice esordiente, comunica ai lettori più piccoli ma anche ai più grandi il concetto di famiglia che sta gradualmente sostituendo quello tradizionale..] ).
E da alcune foto reperite in rete, uno scarso pubblico di bambini ha anche preso parte all'evento












Se nessuno può o deve sottrarsi al tema delle rispetto degli orientamenti sessuali o la parità dei diritti tra uomo e donna, ritengo sia di una gravità inaudita tentare di circonvenire la categoria più debole della nostra società, i bambini, propugnando teorie di genere con l'intento di deviare e condizionare la vita dell'adulto di domani.

L'asterisco posto sul manifesto dagli organizzatori a mascherare la vocale finale della parola bimbo/a è l'evidente segnale dell'idea sottostante: il sesso biologico non è correlato con l'orientamento sessuale, pertanto il bimbo è una tela bianca su cui dipingere un futuro "arcobaleno".


Alcuni post degli organizzatori (a sx una delle drag queen) sono chiarificatori dell'intento discutibile, opinabile o, per alcuni, criminale: il primo parla di purezza del bimbo in contrasto con il presunto odio insegnato dagli adulti, il secondo accusa un generico NOI (eterosessuali) colpevoli di aver finora raccontato fiabe di principi e principesse con l'intento di predeterminare il ruolo dei bimbi nella società di domani, inquadrandoli in modelli definiti statici e binari. Perché la vera principessa non è Biancaneve, non è Cenerentola, non è Aurora, bensì una drag queen...

La normalità, la dicotomia uomo-donna, quella condizione naturale che ha condotto l'umanità fino ad oggi grazie alla capacità eterosessuale di procreare e generare vita diventa il male, l'odio che si diffonde nella società a discapito di una minoranza che non cerca di imporsi esclusivamente come individui, bensì di imporre il proprio modello, la propria idea di sessualità. 
 Ben vengano i dibattiti sul tema, ben vengano i confronti, ma tra pari, tra adulti in grado di ragionare con le proprie menti e non plagiando i bambini nel bel mezzo della loro delicata fase evolutiva al solo fine di condizionare culturalmente le future generazioni, educandole non all'amore o al rispetto, come falsamente qualcuno scrive, bensì ad un radicale cambio di paradigma culturale in cui le identità, di qualsiasi tipo (dal genere alla nazione) sono da combattere in favore di un individualismo senza riferimenti (un individuo non più statico, non più binario). Se la ricerca in epoche più recenti si sta orientando verso un'assenza di correlazione fra ambiente di crescita di un bambino e futuro sviluppo dell'orientamento sessuale (nostante appaia consolidato che esso tenda a formarsi in epoca tardo infantile ed adolescenziale) nell'ottica di mitigare i timori conservatori sull'affidamento di figli a coppie omosessuali, è, a mio modo di vedere, vero anche che il continuo stillicidio a cui siamo mediaticamente sottoposti miri a condizionare irreparabilmente la nostra percezione della sessualità.
Se da un punto di vista psicologico/psicoanalitico l'omosessualità si è trasformata da patologia in semplice deviazione del comportamento (devianza da una condizione naturalmente normale frutto dell'innato istinto alla procreazione) non più deprecabile (posizione che condivido e che rispetto), i pochi studi al riguardo non possono prevedere gli effetti di una esposizione di lungo periodo a questa condizione di anormalità.
Nelle ricerche effettuate durante la scrittura di questo post, infatti, mi è capitato un interessante link dell'ordine degli psicologi del Lazio che riassume i vari studi sul tema dell'omogenitorialità.
La cosa che salta subito all'occhio è la pochezza dei casi esaminati nell'ambito dei singoli studi. La maggior parte delle ricerche, infatti, si basa su un numero di individui quasi sempre al di sotto delle 100 unità (poche per tirarne fuori dei risultati universalmente applicabili) e che giungono quasi tutti a risultati positivi per la causa LGBT.
Tra i vari presenti in elenco, però, ve ne sono alcuni che, a mio modo di vedere, rafforzano i miei timori sull'impatto che questo tipo di educazione possa avere sui bimbi in piena età evolutiva e che voglio citare a conclusione del mio pensiero.
1) Studio del 2009 intitolato "Children’s gender identity in lesbian and heterosexual two-parent families" che mirava a << confrontare l’identità di genere, le aspettative circa un futuro coinvolgimento con una persona dell’altro sesso, e l’adattamento psicosociale di bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali e bambini cresciuti in famiglie eterogenitoriali >> i cui risultati sono sintetizzati in: << I bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali sembrano percepire in misura minore la pressione esercitata dai genitori a conformarsi agli stereotipi di genere, hanno minori probabilità di sperimentare il proprio genere come superiore, e una maggiore propensione, in futuro, a mettere in discussione la propria sessualità rispetto ai bambini cresciuti in famiglie con coppie eterosessuali>>
2) Studio del 1981 intitolato "Children’s acquisition of sex role behavior in lesbian-mothers families" che mirava a << esaminare l’influenza genitoriale sul comportamento sessuale dei bambini>> i cui risultati sono sintetizzati in << indipendentemente dall'orientamento sessuale del genitore, i figli di entrambi i sessi si orientano preferibilmente verso i giocattoli tradizionalmente associati al loro sesso >> .

Mentre nello studio numero 1 i risultati sono già espliciti, in quello proposto al punto 2 il vero significato viene celato dietro un'asettica conclusione. Se è vero, infatti, che non è possibile condizionare nel breve periodo l'orientamento sessuale di un bambino, chi ha tradizionalmente associato un giocattolo ad un sesso e, soprattutto, chi ha fornito questa informazione al bambino?!
La risposta è molto semplice (a mio modo di vedere): nessuno, o meglio, tutti noi come ereditarietà culturale geneticamente trasmessa. E se così fosse, allora cambiare questa educazione e sovraesporre i nostri figli ad una educazione gender free pregiudicherà la condizione delle future generazioni verso uno stato di deviazione sempre più accentuato e forse pericoloso per il normale percorso evolutivo?!
E' corretto tentare di modellare il comportamento di un bambino, nell'estremo tentativo di azzerarne le peculiarità di genere adducendo come scusa una pseudo educazione all'amore ed alla tolleranza?

Ai posteri l'ardua sentenza, o meglio, la prova che scaturirà dai fatti...


EDIT: 2019-07-16
Altri casi

domenica 30 dicembre 2018

Red Land (Rosso Istria)

Red Land (Rosso Istria) è il film che non ti saresti mai aspettato potesse essere realizzato con contributi pubblici e proiettato in un cinema italiano, questo per almeno 2 motivi principali:

  1. L'Italia, al contrario delle altre Nazioni uscite sconfitte dalla Seconda Guerra Mondiale, non ha ancora regolato i conti con il suo passato, non riuscendo mai a valutare i fatti e gli eventi post armistizio 8 Settembre in modo razionale ed obiettivo.  
  2. Tratta una pagina oscura della storia italiana post 1943, per troppi anni taciuta, anzi, omessa, relegata a mera legenda propugnata dai fascisti al fine di  infangare la memoria della Resistenza (dipinta erroneamente, dai transfughi vincitori, esclusivamente come un manipolo di eroi)
Il film ripercorre la storia, in Istria, delle prime settimane post armistizio, fotografando in modo impeccabile lo scenario di caos in cui il Comandante Badoglio aveva lasciato l'Italia, tra lo smembramento dell'esercito regio, il duce in prigionia in attesa dei tedeschi, i vecchi amici ora nemici ed i nuovi amici ex nemici, i timori dei coloni italiani della penisola istriana e le forze partigiane comuniste di Tito. Il focus è sulla famiglia Cossetto, i loro familiari ed il martirio che la loro figlia Norma subirà a causa dei partigiani slavi, con l'enorme complicità dei comunisti italiani, rei di ragionare nell'ottica di lotta politica, invece che di fratellanza di popolo.

Il film è girato in modo lento, crudo, diretto e volutamente realistico. Un film tragico che il registra ed attore argentino M.Hernando Bruno ha girato senza la paura di raccontare una verità scomoda e mettendo in risalto le responsabilità politiche dei comunisti e partigiani italiani, oltre che le feroci barbarie dei titini. Per i liberi pensatori e per una parte della destra italiana le Foibe  ed il dramma dei coloni italiani dell'Istria, Fiume, la Giulia e la Dalmazia sono una vicenda nota, ma vedere questi crimini in un film denuncia come questo riapre quelle ferite naturali contro chi, per 70 anni, ha tentato di censurare i crimini comunisti in quelle terre e nel resto d'Italia ed i cui discepoli, ancora oggi, nonstante l'evidenza storica, stanno boicottando il film (con pochissime sale disposte a farlo vedere) e la gogna social a cui il regista è stato sottoposto con sciocche accuse di revisionismo e fascismo.

Emblematico è quanto è costretta a scrivere una familiare di Norma, dopo alcuni spregevoli atti di volantinaggio ad opera di alcuni sedicenti comunisti:



Oggi come allora c'è ancora chi si oppone al racconto della verità, poiché l'idealizzazione di una sinistra eroica e culturalmente egemone non deve essere scalfita o macchiata. Così una verità scomoda fa ancora paura dopo oltre 70anni ed a volerlo sono quelle fette della società italiana culturalmente contigui ai loro nonni, sinistra più o meno estrema e comunisti nostalgici che, anche se con diverse battaglie, sacrificano l'interesse e l'identità nazionale, un tempo all'altare del comunismo oggi a quello del meticciato e dell'accoglienza incontrollata, spacciata per solidarietà.

Una linea retta immaginaria li collega, un pensiero volto esclusivamente ad abbattere i confini, le tradizioni, le identità, in una rinnovata lotta di classe, ma funzione proprio del capitale che un tempo volevano combattere.
Il tempo si è già espresso sul passato dichiarando fallimentare l'approccio comunista, il presente invece si sta esprimendo sulle pericolose politiche basate su immigrazione incontrollata e difficoltà di integrazione fra culture a diversi stadi evolutivi.
Mi auguro che nel futuro, il giudizio verso questa generazione non sia quello di aver permesso la distruzione della nostra civiltà in nome di un nuovo popolo anonimo, senza riferimenti, senza tradizioni e senza identità. 
Ricordare Norma significa ricordare se stessi, la nostra identità... 

domenica 4 novembre 2018

4 Novembre 2018 - intervento celebrazioni San Vito Romano

Siamo qui, oggi, 4 Novembre, a celebrare il giorno dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, esattamente a 100 anni dalla fine del Primo Conflitto Mondiale.
100 anni dopo il milione di morti italiani, civili, militari, eroi che sacrificarono il bene supremo della vita per un ideale di Patria.
E’ il giorno in cui, 100 anni fa, arrivava a compimento quel processo di maturazione nazionale che aveva avuto inizio con le travagliate ma esaltanti pagine del Risorgimento italiano.
E’ il giorno della vittoria, quella contro l'Impero Austro-Ungarico ed è il giorno in cui l’ennesimo 18enne, Alberto Riva Villasanta, è l’ultimo soldato italiano a morire sul fronte austriaco.
E’ il giorno in cui dobbiamo ricordare l'orrore di una guerra per la prima volta su vasta scala, in cui il progresso tecnologico, l'industrializzazione e la chimica ebbero un ruolo determinante non solo nell'orientarne l'esito, ma soprattutto nell'amplificare la crudeltà umana.
Ma è il giorno, per noi italiani, di ricordarci uniti, compatti nella difesa dei nostri confini, quando il Piave mormorava “Non passa lo straniero”, quando da una Caporetto, ci si risollevava con il coraggio e con il cuore.
Oggi, 100 anni dopo, abbiamo di nuovo bisogno di risollevarci anche se non ci sono terre da rivendicare o eserciti ai nostri confini. L’Italia è sotto pressione, stretta nella morsa di una crisi politica e morale, prima che economica, internamente divisa da fantasmi mai superati e circondata da un’Europa di cui, colpevolmente, abbiamo preso coscienza troppo tardi.
La sfida non è militare come lo era allora, ma politica. L’Italia ha bisogno di ripensarsi come Nazione, di riscoprire quel senso di appartenenza nonostante le attuali diversità e la solitudine propria della modernità. La propaganda quotidiana tenta di far leva sulla paura: i fascismi, gli stranieri, la finanza, lo spread; ma non deve essere la paura la nostra forza aggregatrice. Due giorni fa abbiamo onorato i nostri avi defunti, sono loro le nostre solide radici su cui edificare il futuro, è la nostra cultura, la nostra lingua, le nostra tradizione ad unirci, siamo italiani e non dobbiamo vergognarci di esserlo, abbiamo il tricolore e non dobbiamo aver timore di lasciarlo sventolare.
Oggi è anche il giorno delle Forze Armate, che rappresentano il perfetto esempio di diversità che non è divisione. Non ci sono battitori liberi, ma tanti differenti reparti, ognuno con un preciso compito, ma tutti per un unico solo scopo: l’ITALIA.

giovedì 27 settembre 2018

Perché i cittadini devono vendersi le collanine e lo Stato no?

Recentemente mi è capitato di imbattermi in un post del blog di Beppe Grillo dal titolo quanto mai illuminante: Vendo Oro!
Il post, a firma di un dottore in Scienze Politiche snocciola una serie di numeri relativi alle riserve auree mondiali, evidenziando come l'Italia sia la terza detentrice di oro in assoluto, dietro soltanto a Germania e Stati Uniti, ma distaccata da questi due rispettivamente di un migliaio e 6000  tonnellate circa. I dati provengono dal World Gold Council, perciò si suppone siano attendibili, se non fosse per la Russia che nell'articolo sembra povera, con sole 800 tn circa, ma che in realtà ne ha oltre 1900.
Ma non è la precisione dei dati che mi preoccupa, quanto il messaggio che il post veicola, ovvero la possibilità di vendere una percentuale variabile tra il 20 ed il 25% delle nostre riserve per controvalore  pari ad una 20ina di miliardi di euro eventualmente spalmabili su 5 anni  (20 mld anno) che fornirebbero un'extra liquidità senza andare ad intaccare i vincoli di bilancio. Come lo stesso autore dichiara, questa misura sarebbe un una tantum e ci consentirebbe comunque di mantenere un buon livello di riserve.
In linea teorica tutto fila, d'altronde ritrovarsi denaro da spendere extra bilancio a chi non farebbe gola?
Di problemi pratici, però, io ne vedo alcuni e su questi vorrei riflettere.

1) Immagine e credibilità
 Il titolo di questo mio post riflette l'ultima frase del dott. Gattozzi sul blog di Beppe Grillo ed è perfetto per illustrare la prima obiezione. Dato l'estremo proliferare dei negozietti "compro ORO" è lampante che alcuni italiani stiano vendendo le loro "catenine", molto probabilmente come estrema ratio per far fronte ad una situazione economica non più sostenibile. Ma se addirittura lo Stato arriva a compiere questo passo, l'immagine della Nazione tutta non ne può che uscire compromessa. Già me le vedo le copertine dei giornali europei con la povera Italia in fila davanti ad un "Compro Oro" qualunque, vestita da stracciona, a vendersi qualche lingotto pur di finanziare... già. Finanziare che cosa?
E qui veniamo al punto 2..

2) Cosa ci facciamo con gli ipotetici 5 miliardi annui (o 20 complessivi)?
Perché se è vero che la catenina dell'italiano può pagarti una vacanza spot, oppure, nei casi peggiori, le bollette del mese, cosa dovrebbe farci lo Stato Italiano? Ed è questa la domanda che mi preoccupa più di tutte e per un semplice motivo: non abbiamo problemi di pagamenti, non abbiamo problemi di liquidità nell'immediato, ma abbiamo almeno 4 grandi problemi strutturali: il debito pubblico, il costo del lavoro, la disoccupazione ed infrastrutture da ammodernare.
Nessuno di questi punti, però, può essere risolto definitivamente  con misure una tantum:
  • Debito pubblico: oltre 2000 miliardi di euro, oltre le 100 volte il presunto ricavato dalla vendita dell'oro: una goccia nel mare che un paio di turbolenze sui mercati, una volta che il QE sarà definitivamente concluso, possono azzerare in pochissimo tempo. 
  • Costo del lavoro - disoccupazione: gli incentivi sono sempre ben accetti dagli imprenditori, ma hanno il problema di "drogare" il mercato nel breve periodo e terminare i propri effetti sul medio lungo se non supportati da un'effettiva e stabile riduzione del costo del lavoro. Tanto per avere un esempio pratico e reale, un articolo del Fatto Quotidiano del 2017, alll'epoca della vecchia legge di Bilancio, stimava un esborso di 1.2 miliardi per sgravi assunzionali destinati ad una platea di circa 850.000 lavoratori, mentre simulazioni su un taglio stabile del costo del lavoro per tutti i lavoratori prevedono esborsi di circa 2.5 miliardi annui per ogni punto di riduzione.  
  • Infrastrutture: su questo punto sicuramente si potrebbero concludere opere di un certo rilievo, come ad esempio la Gronda, nuovo e controverso passante genovese la cui realizzazione è già pianificata da anni dal costo stimato fra 3.5 ed i 4.2 miliardi di euro. Dati gli estenuanti iter burocratici su opere di tale grandezza, è chiaro che ci si potrebbe basare solo su progetti il cui percorso di approvazione sia in uno stato già avanzato.Delle varie ipotesi, questa della spesa per infrastrutture è sicuramente quella che, a mio parere, potrebbe giustificare l'operazione, a patto che si scelgano attentamente le opere con le più ampie ricadute sui territori, cosa che, ad esempio, mi farebbe escludere il Ponte sullo Stretto (stimato in 8,3 miliardi) e propendere per un grande investimento pubblico sul cablaggio in fibra dell'intera penisola, da sub-affittare poi ad i vari operatori, oppure un grande piano di miglioramento delle ferrovie regionali. 
Se le infrastrutture potrebbero offrire un buon modo per spendere risorse una tantum, sempre ammesso che non ci siano intoppi progettuali e  non si verifichino i classici episodi di corruzione a far lievitare i costi, ma soprattutto non ci siano ostruzioni di istituzioni o cittadini, la mia grossa paura è che queste risorse, seppur ingenti, possano essere usate per interventi volti ad alimentare esclusivamente il consenso elettorale, come il bonus di 80 euro di Renzi che nel 2014 è costato alle casse dello Stato 5,9 miliardi generando un aumento dei consumi per soli 3,5.
Ed in un'epoca, questa, in cui è la fame di voti e di ampliamento della base elettorale a governare la politica e non la pianificazione, in cui si rischia l'impopolarità, ho il grande timore che risorse extra vincoli europei possano essere sperperate nel tamponare i buchi delle misure cardine della propaganda giallo-verde (reddito e quota 100), invece di essere investite.

Francamente, perciò, mi auguro che il suggerimento dell'ex capo del Movimento 5 Stelle resti inascoltato...