Visualizzazione post con etichetta san vito romano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta san vito romano. Mostra tutti i post

martedì 5 novembre 2019

Manovra finanziaria 2020: si riparte dal taglio a comuni

Quando il governo non sa dove reperire i fondi, parte semplicemente dal taglio dei trasferimenti ai comuni ed è quello che potrebbe accadare se non venisse modificato l'art. 67 della legge bilancio di Bilancio 2020, attualmente in Senato per l'inizio dell'iter parlamentare

L'antefatto
Con la trasformazione da IMU a TASI (anni 2013-2014) alcuni comuni ebbero mancati introiti dovuti alla minore entità del gettito e così, nel 2014, il governo istituì un fondo di compensazione. All'inizio la dotazione era di 625 milioni annui con una progressiva diminuizione per gli anni successivi. Si arrivò alla legge di Bilancio del 2018  ed il fondo che per il 2019 sarebbe dovuto essere di 300 milioni fu ridotto a 190 (l'anno) a partire proprio dal 2019 e fino al 2033. Levata di scudi dell'ANCI che obbligò il nuovo governo Giallo-Verde a ripristinare lo stanziamento e così fu fatto: 300 milioni per il 2019, ma rimase 190 per gli anni successivi. 

Oggi, 2019: in corso di approvazione la manovra per il triennio 2020-2022.
Questo fondo sarà stato reintegrato? 

Ovviamente no, anzi, decurtato: da 190 milioni annui, si passa a 110 annui per il triennio 2020/2022 (art. 67 legge di Bilancio 2020).


Ecco l'andamento del fondo fin dalla sua istituzione


Facciamo una simulazione su un piccolo comune, il caso di San Vito Romano:



Come si può notare, dai circa 64.000 del 2014 siamo arrivati ai circa 30.000 del 2019, una riduzione quindi di oltre il 50%. Nel 2020, se il Governo non cambia la proposta, arriveranno 11.000 euro... 



AGGIORNAMENTO 30/01/2020

Nella nota di lettura della legge di bilancio fornita dalla fondazione IFEL,  viene chiarito che il comma 554 (quello che nella legge ha stanziato i 110 milioni) va a sommarsi al contributo previsto nel 2019 di 180 mln. Testualmente: << Il contributo si aggiunge a quello giàprevisto dalla legge di bilancioper il 2019 (legge 145/2018,commi892-895), per 190 milioni di euro annui tra il 2019 al 2033 >> 


L'allarme, quindi, sembra rientrato.


sabato 10 marzo 2012

Differenziata a San Vito dalle 06:30: 20 ore i secchi per strada

San Vito Romano è un paese di pendolari e lo dimostra la pressoché assenza di attività legate al territorio.
Questo significa che le persone si spostano dal paese e ritirano i secchi colorati della raccolta differenziata porta a porta soltanto la sera, quando tornano dalla loro giornata lavorativa.

Dal 12 Marzo 2012 la raccolta è anticipata, come dimostra questo manifesto che ammonisce gli utenti ad esporre i contenitori entro il nuovo orario

Tra i pendolari, i più fortunati come me possono permettersi di partire alle 7 o giù di lì, gli altri inesorabilmente prima.
Ora, l'anticipo dell'orario non influisce su chi parte alle 5, perché sempre e comunque a quell'ora avrebbe lasciato il secchio, ma sulle persone come me, decisamente sì (e non sono poche dato il traffico mattutino).
Io infatti sarò costretto a lasciare il secchio la sera prima,  presumibilmente prima di andare a letto, quindi verso le 11.
Questo significa che il mio secchio starà in strada dalle 23.00 del giorno prima, fino alle 19 del giorno dopo, ovvero ben 20 ore.
Con felice gioia di tutti gli animali che la sera sono in cerca di cibo. (il decoro del paese neanche lo considero perché servirebbe un post solo per quello)

E' indubbio che il porta a porta è applicato in modo da NON facilitare gli utenti.

P.S.
il 12 marzo la raccolta non verrà effettuata, causa sciopero operatori.

sabato 3 marzo 2012

Tasche vuote e discariche piene

GAIA: Intervista  al  sindaco  di  S.  Vito A.  Rossi  di  febbraio  2008


Ci sono delle occasioni in cui il legame tra locale e globale si palesa in tutta la sua inevitabilità; sono quelle volte in cui comprendiamo che quel poco di mondo raccontato dai telegiornali non è l’immagine di un altro pianeta, o una sorta di grande reality show, con tanti piccoli protagonisti rinchiusi in una scatola.
Così, se non possiamo sentire il tanfo dell’immondizia di Napoli, riusciamo comunque a percepire la puzza di spor-co che aleggia intorno la gestione dei rifiuti nel nostro territorio. E se ci dis-traiamo quando qualcuno ci parla delle possibilità economiche offerte dal rici-claggio, ci rendiamo conto che l’inerzia politica e culturale hanno un costo nel momento in cui leggiamo le bollette sempre più salate per i soliti servizi scadenti.
Tutto ciò da queste parti ha un nome, GAIA. Di ciò siamo andati a parlare con il sindaco di San Vito, Amedeo Rossi, da sempre particolarmente attivo per quanto concerne il consorzio. Dalla chiacchierata emergono tutte le contraddizioni di un’azienda nata per essere un’importante risorsa per il territorio e finita per diventare un’insopportabile zavorra, capace d’accumulare in pochi anni oltre 200 milioni di debiti.
Signor sindaco, partiamo dagli aumenti della Tarsu approvati nei mesi scorsi, in che modo si collegano alla situazione del GAIA?
Derivano dalla situazione del GAIA, in quanto ciò che il consorzio fa è in per-dita, per cui devono essere adeguate le tariffe ai costi reali. Si tenga presente però che gli aumenti che abbiamo fatto sono soltanto la metà di quelli richiesti-ci dal GAIA, in quanto abbiamo ritenu-to che al momento San Vito non potesse offrire di più. In particolare abbiamo
tentato, per quanto possibile, di non gravare troppo sulle famiglie, e quindi sulle abitazioni, mentre abbiamo aumentato maggiormente su fattispecie che pagavano relativamente poco come esercizi commerciali o garage. Ad esempio per un garage si pagavano 95 centesimi a metro quadro, mentre per una casa il costo era già altissimo, superiore ai 2 euro per metro.
Se gli aumenti sono stati la metà di quelli richiesti, ciò significa che l’altra metà sarà proposta in seguito?
Senz’altro, sarà diluita nel tempo.
E poi si vocifera di un ulteriore aumento.
Questo è ancora da vedere.
E tutto ciò a causa dell’inefficienza del consorzio. Secondo lei da cosa deriva questa inefficienza?
Il GAIA è stata una buona idea realizzata malissimo. Ci sono state scelte dirigenziali sbagliate, inutili investi-menti all’estero, poi ovviamente anche un sovradimensionamento dell’azienda, in parte dovuto al malcostume delle assunzioni clientelari.
Ma se l’inefficienza persiste non si corre il rischio di vedersi proporre o imporre sempre nuovi aumenti?
Direi di no. Innanzitutto il GAIA è ormai da tempo sotto commissariamento, ossia c’è un commissario con poteri pressoché assoluti ed i comuni, cioè gli azionisti, non hanno più poteri decisori. Questo commissario, nel quadro della legge Marzano, deve predisporre un piano di risanamento.
Cosa prevede questa legge?
Essa permette alle aziende con oltre 700 dipendenti e con centinaia di milioni di debiti, proprio come il GAIA, essenzialmente di “patteggiare” i debiti con i creditori. Ovviamente poi il commissario deve proporre un piano industriale; se il piano fallisce non resta che lo smantellamento del consorzio, il GAIA non può finanziarsi con continui aumenti di tariffe. Già oggi queste sono altissime.
Smantellamento del consorzio significherebbe parecchi posti di lavoro in meno. Secondo lei c’è qualcuno disposto a prendersi questa responsabilità?
Non credo che delle persone sarebbero lasciate senza lavoro. Del resto il GAIA in passato s’è fatto carico di molta della disoccupazione del frosinate e dall’area di Colleferro, è stato una sorta di contenitore di problematiche sociali. Chiaramente non è giusto che per questo paghino i cittadini.
Insomma lei ci dice che il personale del GAIA è stato assunto e percepisce stipendio non tanto in base alle esigenze lavorative dell’azienda, quanto in base alla necessità di garantire un reddito a determinate persone?
In una certa misura sì, ma comunque ridimensionerei la questione dell’esubero di dipendenti, tanto che spesso qui a San Vito non abbiamo abbastanza addetti sulle strade.
Magari i dipendenti in eccesso stanno negli uffici?
Questo non posso saperlo.
Se il sovradimensionamento non ha tutta questa importanza, quali sono secondo lei i fattori cruciali del mal-funzionamento?
Io porrei l’attenzione su scelte industriali sbagliate, nonché, ad esempio, sui mega stipendi, si parla di 1 miliardo di vecchie lire, che andava a percepire l’amministratore delegato quando l’azienda era già in crisi. Mega stipendi votati tra l’altro dai sindaci, in quanto azionisti, ma non da noi. Ci tengo infatti a precisare che la nostra amministrazione ha sempre votato contro, trovandosi però in netta minoranza con un piccola quota azionaria, dinnanzi ai pochi comuni fondatori che da soli detengono la maggioranza. Buona parte della colpa di tutto è proprio da attribuirsi ai sindaci, che non hanno voluto essere trasparenti sino in fondo, non hanno voluto rivedere bilanci palesemente gonfiati, né aprire le porte al revisore dei conti della Provincia, persona di grandi qualità, che avrebbe potuto fare un po’ di chiarezza. Si è avuto paura dell’onestà.
Ma non vi sarebbe possibilità di uscire dal consorzio? Ci risulta infatti che ci siano alcuni comuni che pensano di farlo perché insoddisfatti del servizio.
Innanzitutto nessun comune è soddisfatto del servizio, credo. Per quanto riguarda i comuni a cui si riferisce, hanno presentato ricorso al TAR, ma la pratica non è agevole.
E San Vito non pensa di uscire dal consorzio?
No, sarebbe controproducente, in quanto ci dovremmo accollare la quota di personale che il GAIA destina a San Vito, rischiando così il tracollo finanziario.
Chiaramente se non ci fosse questa zavorra tutti i comuni uscirebbero dal consorzio.
Cambiamo per un attimo argomento. Si parla adesso di un consorzio di trasporti. Non si corre il rischio che anche questo divenga strumento per assunzioni ad hoc e per garantire redditi facili a scapito dell’efficienza?
Assolutamente no, in quanto il nuovo consorzio farà solo un piano di trasporto e poi indirà un concorso per offrire il servizio.
Cioè non avrà personale?
Avrà un presidente, un direttore amministrativo ed un’altra figura, ma non una struttura completa.
E come sarà finanziato?
Esso prenderà finanziamenti dalla Regione, una quota di 50 centesimi per abitante dai comuni e poi ovviamente gli introiti del servizio, biglietti ed abbonamenti.
Per quando è previsto l’inizio dei collegamenti?
Pensiamo che già quest’estate si possa fare qualcosa.
Tornando al GAIA dal punto di vista del servizio com’è la situazione?
Esattamente l’opposto di Napoli: ci sono i bruciatori ma non c’è niente da bruciare, cioè non è in atto la raccolta differenziata, se non per quei prodotti, come vetro e carta, di cui potete vedere i cassonetti in giro per il paese.
E che fine fanno questi materiali?
Vengono portati altrove, dato che il GAIA non ha alcun sito di compostaggio, né un sito per produrre combustibile dai rifiuti.
Questo comporta anche una perdita di guadagni per il consorzio?
Ovviamente sì, per cui è necessario che il GAIA si attivi per la raccolta differenziata porta a porta. I comuni che lo fanno, soprattutto al nord Italia, hanno degli enormi risparmi sul servizio, riuscendo a trarre guadagni dai propri rifiuti.
Ad Olevano questa pratica è stata messa in atto dal comune stesso, cosa ne pensa?
E’ una goccia nell’oceano, se gli altri comuni non fanno altrettanto la discarica di Colleferro resta comunque piena. Olevano ha preso un contributo provinciale per due anni per ques ta iniziativa, ma poi dovrà cavarsela da solo e credo che sarà difficile
farlo. Per quanto ci riguarda noi paghiamo il GAIA e ci aspettiamo che sia il consorzio ad offrire questo servizio, nonché a proporre un progetto adeguato in riguardo.
Progetto che non è stato ancora presentato?
Esatto.

Articolo uscito sul mensile Empolitan a Gennaio 2008, a cura di 
Roberta Proietti e Marco Quaresima

sabato 5 novembre 2011

Inizia il porta a porta: il resoconto della conferenza stampa di presentazione

A San Vito Romano, il 28 Novembre 2011 inizierà la raccolta differenziata porta a porta nell'intero centro abitato dopo la sperimentazione iniziata un anno e mezzo fa (e fallita subito dopo) nel 30% del comune.
Mentre la sperimentazione è stata presentata molto in sordina, questa volta l'Amministrazione comunale sanvitese ha fatto le cose in pompa magna forte della partnership offerta dalla Provincia di Roma, azionista di maggioranza del progetto grazie all'ingente sovvenzionamento offerto. Sono previsti una serie di incontri con i cittadini e le imprese, sono stati diffusi manifesti, appesi striscioni e consegnate casa per casa lettere di presentazione del progetto.

Il primo di questi incontri è avvenuto il 4 Novemebre e nonostante l'ora appositamente scelta per evitare la presenza della forza lavoratrice (le 17.00) sono riuscito ad assistervi...
A presiedere la conferenza ci sono il sindaco Rossi e l'assessore Maccaroni, in rappresentanza del comune, l'assessore provinciale Civita, il Dottor Adamo e l'ingegner D'Innocenzo in rappresentanza del Consorzio GAIA, società appaltatrice del sistema rifiuti comunale.
Si inizia con qualche minuto di sviolinate offerte dal sindaco nei confronti della provincia e dell'assessore, rigoroso pedaggio da pagare qualdo si ricevono ingenti somme da un ente superiore, atte ad esaltare il lavoro svolto dall'ente nell'aiutare a sviluppare il progetto, nel finanziarlo e nella ristrutturazione dell'area ecologica.
Si prosegue con un'altra sviolinata, questa volta da parte del Dottor Adamo volta a ringraziare il nostro comune per aver creduto nel GAIA e di continuare a sostenerlo nonostante la condizione economica disastrosa e buchi di bilancio ingenti, il quale si impegna inoltre a rendere questa iniziativa il più trasparente possibile, promettendo addirittura la pubblicazione trimestrale delle statistiche sull'andamento del servizio.
Finalmente si entra nel dettaglio con l'intervento dell'ingegner D'Innocenzo, curatore principale del progetto che ci illustra schematicamente l'attuale sistema di gestione rifiuti basato sul collocamento in discarica, i futuri obiettivi ottenibili con il porta a porta, il come si applicherà a San Vito, fornendo una bozza di calenderazzazione della raccolta e per concludere una panoramica su chi riciclerà i nostri rifiuti con l'enfasi sulla trasformazione del rifiuto da problema a risorsa ed opportunità di business.
A concludere il pezzo forte, l'intervento dell'Assessore alle Politiche del Territorio e Tutela ambientale Michele Civita che esordisce definendo il Comune di San Vito Romano coraggioso nell'aver scelto questi sistema invasivo di raccolta che però è necessario per ottemperare alle esigenze legislative italiane, regionali ed europee. Snocciola poi i vantaggi per la cittadinanza che nell'ordine sono: contribuire al rispetto dell'ambiente, avere un maggior decoro data la futura totale assenza dei grossi cassonetti dell'immondizia, dimenticandosi però del prossimo proliferare di tanti piccoli secchi colorati, e l'instaurazione di un nuovo rapporto, più diretto, quasi di controllo, con gli operatori ecologici.
Brevemente annovera in cosa consiste il contributo della provincia citando la fornitura gratuita a tutti i cittadini del kit necessario (secchi e buste), del contributo economico per evitare aumenti per le utenze e l'adeguamento dell'isola ecologica.
Poi, anch'egli si sofferma sul concetto del rifiuto ora inteso come bene, come risorsa economica, materia prima che può generare concime (compost), energia elettrica (termovalorizzatori), nuova plastica, vetro e carta (con risparmio di materie prime naturali) e specificando come migliorando la qualità della differenziata si migliora anche l'apporto economico alla fase finale della filiera del riciclaggio.
Prima dei saluti, parola al pubblico con domande sull'argomento.
La prima è una contorta domanda sul fallimento dei progetti precedenti al quale risponde il dottor Civita con il solito discorso di belle speranze, si passa poi ad una domanda su una possibile data di chiusura della discarica di Colleferro al quale sempre lo stesso Assessore risponde con un'impossibilità di fornire una data certa, perché essa è strettamente dipendentente dalla probabile diminuzione dell'apporto di rifiuti.
La terza ed ultima domanda spetta a me. Voglio giocarmela bene, così riesco a partorire: "Qui giustamente si sta enfatizzando il fatto che il rifiuto diventi una risorsa economica, ma finora questa risorsa è ad esclusivo appannaggio delle società che si occupano della trasformazione. Quando è previsto che questo diventi una risorsa anche per noi che siamo i fornitori della materia prima?"
Qualche secondo di gelo nella sala.
In fondo cosa ho detto, un orafo la materia prima, l'oro, la compra dal suo fornitore, non gli viene dato nulla per lavorarlo e poi rivenderlo, anzi deve pagarlo. Quindi, in quest'ottica, anche noi stiamo fornendo una materia prima che dovrebbe essere pagata o quantomeno ritirata a costo 0.
Passata l'empasse l'Assessore Civita inizia la sua scalata verso la cima dello specchio adducendo il fatto che molti comuni sono debitori di ingenti cifre nei confronti del consorzio GAIA (e dobbiamo pagrli noi sanvitesi?!) proseguendo poi con il fatto che per il cittadino questo cambio non avrà costi grazie al contributo e che lo scopo è mantenere un equilibrio evitando di alzare le tasse (pure!).
Uhmm... In ordine: il guadagno generato dalla mia differenziata va a sanare il buco del consorzio dovuto a mancati pagamenti di altri, i soldi delle mie tasse ritornano a me sottoforma di contributo provinciale elargito al fine di evitare i necessari aumenti di costo del nuovo sistema (quindi implicitamente mi sto pagando l'aumento io stesso) ed infine ci dovrebbe andar bene se si riesce a non aumentare nulla anche quando i contributi finiranno.. Andiamo bene. Ma questa risposta che dovrebbe tradursi in un NO alla mia domanda, ovvero che mai avremo un ritorno economico noi cittadini, è troppo vaga, non esprime chiaramente il concetto, quindi incalzo ribadendo l'aumento attuale delle tasse ed il fatto che NOI siamo i fornitori di materia prima.
Dopo altrettanti giri vaghi intorno agli stessi concetti precedenti c'è una nuova perla, la remota possibilità per chi ha orti o terreni di avere sconti sulla tassazione se provvede in modo autonomo al compattare ed usare il proprio rifiuto organico.
Anche questa volta la traduzione in MAI devo farla io, ma c'era da aspettarselo.
Noi non trarremo mai nessun beneficio economico dato che il GAIA, come ogni società che si ripetti, mira ad ottenere un utile dalle sue attività e quindi difficilmente i ricavi avuti dalla vendita delle materie prime frutto del processo di riciclaggio andranno ad abbattere i costi del servizio, almeno nel prossimo breve-medio periodo.

sabato 8 ottobre 2011

Lo strano cerchio di p.zza Berlinguer (empolitan 2010)

Ripubblico un mio vecchio articolo uscito sul mensile Empolitan nel 2010. Lo faccio non tanto perché il tema è sempre di attualità, quanto per mia memoria storica visto che ad esso sono particolarmente legato.


Gli extraterrestri sono sbarcati anche a San Vito Romano e ce ne hanno dato prova lasciando un enorme cerchio arancione nella piazza della Villa Comunale Vittorio Bachelet, segno inconfutabile dell’atterraggio di un’astronave aliena. Soliti preferire i campi di grano, in mancanza di un tale parcheggio, si sono accontentati del gelido porfido del parco comunale, lasciato ora irremediabilmente scavato e bruciato dai potenti razzi del disco volante.
Se la notizia fosse vera ufologi provenienti da tutto il mondo avrebbero invaso il nostro comune, ma l’opera di dubbio gusto ed utilità che da qualche tempo si è sostituita alla pavimentazione di p.zza Enrico Berlinguer porta la firma dell’uomo ed è stata realizzata per il diletto dell’uomo.
I lavori sono stati avallati dall’Amministrazione Comunale e finanziati da privati allo scopo di adeguare il suolo disconnesso di quella parte della Villa Comunale alle esigenze di estemporanei ballerini, per la maggior parte estivi, suppongo, a meno di improbabili allenamenti invernali della squadra di “Holiday on Ice”.
Un rude ex “ballerino” abituato al glorioso mix “palanche & polvere” della discoteca estiva oldstyle come me deve astenersi dal giudicarne l’utilità, ma l’estetica... Quella non può passare inosservata: un cazzotto a n’occhio. Chi ha valutato il suo impatto ambientale è palesemente daltonico, ma chi l’ha progettata era certamente a corto di idee. Un nulla arancione, lucido, levigato, con qualche leggero solco, ma con un vero tocco di classe al centro, una perla incisa nel mezzo, un timbro, l’icona dell’ovvietà, la morte dell’originalità: una pseudo rosa dei venti.
Se fossimo stati al belvedere di Guadagnolo, dove spazi aperti e sconfinate vedute disorientano l’affascinato osservatore, forse, l’avremmo anche apprezzata, ma lì in mezzo, dove il massimo della visibilità è rappresentato da uno scorcio di Piazza Roma, che senso ha?! A meno che, da perfetto ignorante in materia, mi sia sfuggito che le nuove frontiere del ballo prevedano passi e movimenti espressi con coordinate geografiche, ma non credo.
Il tutto risulta, a mio parere, incongruente con l’ambiente circostante, stonato, forse più dell’accostamento Bachelet-Berlinguer che campeggia proprio di fronte ad essa. Che siano idee frutto di una stessa mente?
Mi auguro soltanto che se in futuro si intenda arricchire un’altra parte amata del nostro paese si cerchi un modo più democratico ed esteticamente meno invadente per farlo, o che qualora altri benefattori intendano donare somme di denaro alla comunità lo facciano con scopi socialmente più utili e condivisi.

(tutti i giudizi espressi in questo articolo, ovviamente, sono del tutto opinabili e le goliardie con le quali vengono apostrofate cose e persone vogliono solo rafforzare l’ironia di una critica, da più parti condivisa, senza offesa per nessuno).

lunedì 3 ottobre 2011

San Vito Romano: inizia l'innovativa raccolta differenziata porta a porta?!


Da qualche settimana campeggia nei principali snodi viari sanvitesi, Piazza Roma e via Giovanni XXIII, un gigantesco striscione pubblicitario che annuncia l'arrivo, anche a San Vito Romano, della raccolta differenziata porta a porta.

Questo proclama, a molti, sarà sembrato sia una spreco di denaro, sia un'immensa presa per i fondelli, dato che che una percentuale della popolazione sanvitese, circa il 30% e residente nel centro storico, già sta sperimentando in modo fallimentare questo tipo di raccolta dal 2009.
Non ci sono statistiche ufficiali sulla bontà della sperimentazione, certo è che visivamente la quantità di immondizia stipata nei contenitori consegnati dall'amministrazione comunale è via via scemata con il passare del tempo e dei proclami.
All'inizio, infatti, anche se accolta con tutti i dubbi e lamenmtele del caso, dovute principalmente alla scarsa frequenza di ritiro ed al notevole ingombro dei secchi distribuiti, specialmente nelle piccole case del centro storico, la raccolta era stata messa in pratica dalla maggior parte degli eletti. A testimonianza di ciò c'era il riscontro visivo, ogni mattina, quando fuori le porte delle abitazioni si alternavano i secchi di diversi colori. Ora, però, a 2 anni dall'inizio della sperimentazione, la situazione è decisamente cambiata, con i cassonetti generici situati nelle restanti parti del paese sempre stracolmi ed il numero dei secchi dedicati al porta a porta drasticamente ridotto fuori dai portoni.
Tutta la situazione è andata via via deteriorandosi a causa dell'insoddisfazione di coloro che stavano testando il nuovo sistema, ma soprattutto a causa dei falsi annunci di estensione della raccolta che si sono susseguiti nel tempo e che non hanno trovato l'aspettato riscontro nelle azioni intraprese dall'amministrazione comunale promotrice. Nessuno degli eletti, insomma, era soddisfatto di esserlo e voleva condividere la sua gioia anche con gli altri concittadini.
Un esempio di falsi proclami sono le interviste sull'argomento pubblicate sul mensile Empolitan, le varie delibere di Giunta (di cui ne riporto una su tutte), oppure qualche manifesto apparso lo scorso anno che indicava come Novembre 2010 la data di inizio...

- Estratto della delibera di Giunta numero 11 del 14-01-2010
<< [l'Amministrazione Comunale] D E L I B E R A 1. di intraprendere il percorso verso il traguardo, per il 2010, il raggiungimento del 100% di raccolta differenziata estendendo sul territorio la modalità di raccolta "porta a porta" dei rifiuti urbani ed assimilati; >>

Perché, dunque, proprio ora, dopo innumerevoli false promesse, ritorna in auge il porta a porta, pubblicizzato addirittura con mega striscioni appesi in paese?
Una risposta potrebbe fornircela la delibera di Giunta numero 63 del 9 Giugno 2011 il cui oggetto recita così:
<< APPROVAZIONE ACCORDO ESECUTIVO AI SENSI DELLA D.G.P. N. 1645/48 DEL 21.12.2005 TRA LA PROVINCIA DI ROMA E IL COMUNE DI SAN VITO ROMANO PER LA PROGETTAZIONE E LA REALIZZAZIONE DI SERVIZI INNOVATIVI DI RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI URBANI >>

Nel corpo della delibera si evince che:
<< Vista la deliberazione di G.C. n. 71 del 19.04.2010 con la quale è stato approvato il progetto di raccolta differenziata “Porta a porta” redatto dall’Amministrazione Comunale, ai sensi del bando della Provincia di Roma n. 1645/48 del 21.12.2005 che prevede la concessione di finanziamenti per l’attivazione del servizio di raccolta di rifiuti domiciliare; Vista la Determinazione Dirigenziale della Provincia di Roma n. R.U. 5714 del 10.08.2010, con la quale è stato concesso a questa Amministrazione un contributo di € 115.927,89 oltre la quota di € 3.380,06 a carico del bilancio comunale, per l’attivazione del progetto di cui sopra [...] D E L I B E R A

1)- Di approvare, per quanto indicato in premessa, l’accordo esecutivo ai sensi della D.G.P. n. 1645/48 del 21.12.2005 tra la Provincia di Roma e il Comune di San Vito Romano per la progettazione e la realizzazione di servizi innovativi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che allegato forma parte integrante e sostanziale del presente atto.
2)- Di demandare al Responsabile dell’Area Tecnica Geom. Enrico Micheli, la sottoscrizione dell’accordo e gli adempimenti conseguenti al presente atto.
>>

Sembra quindi che la provincia di Roma abbia concesso un contributo di oltre 100.000 euro al nostro comune per un fantomatico progetto innovativo di raccolta.
Ad oggi non ci è dato sapere quale esso sia perché, in barba a tutti i regolamenti per la trasperenza amministrativa, l'archivio online non contiene l'allegato del piano né in questa delibera, né in quella originale redatta al momento della presentazione dello stesso, perciò, con mio immenso dispiacere, non possiamo goderci tutta l'innovazione che una raccolta porta a porta potrà darci. (sarà mia premura cercare di recuperarlo ed eventualmente postarlo in seguito).

Gli striscioni, quindi, rappresentano il primo punto innovativo e contemporaneamente il primo capitolo di spesa del finanziamento?

Ai posteri l'ardua sentenza...

martedì 13 settembre 2011

Residence il Castagneto: ora si percorre la via stragiudiziale


Delle vicende del Residence " Il Castagneto" di San Vito Romano mi ero già occupato all'epoca dell'Empolitan con due articoli: "Il Castagneto VIII atto" e "Notizie flash dal Residence “Il Castagneto”"

Da allora ad oggi nessun altro evento di particolare rilevanza pubblica aveva destato il mio interesse fino a quando non vidi che il parcheggio situato in viale Piave, oggetto del contendere per lungo tempo, veniva riqualificato da operai comunali, dotato di nuova segnaletica indicante "Zona a disco orario" e iniziava a fornire entrate alla casse comunali grazie alle multe di cittadini negligenti.
Mi sono chiesto quando e con quali termini questo luogo fosse stato annesso al patrimonio comunale, pensando che si sarebbe dedicato un passaggio in un Consiglio, data la delicata questione, ma sono rimasto decisamente deluso venendo a sapere che il tutto era passato inosservato, nel silenzio più assoluto dei cittadini, della maggioranza e della minoranza.
Soltanto leggendo la delibera di giunta n° 80 del 4 Giugno 2011 (liberamente consultabile dall'albo pretorio online) sono riuscito a scoprire che il passaggio è avvenuto con un atto del segretario comunale numero 894 del 2011 del quale però ignoro i contenuti, data la sua assenza nei vari archivi online a disposizione del singolo cittadino.
Ovviamente, come ogni delibera sull'argomento che si rispetti, non è stato un particolare del genere a catturare la mia attenzione, bensì l'oggetto ed il suo contenuto.
Il primo, agli occhi di chi si è interessato alla questione, può sembrare un'ennesima presa in giro. Esso recita, infatti: "Incarico legale Avv. Novarina per definizione accordo di programma Il Castagneto".
Come? Un altro accordo? Non sono bastati quelli passati sottoscritti anche dalla Regione, oppure le promesse non mantenute, le indagini della magistratura, i tempi di ritardo, gli abusi commessi, la vendita a privati di appartamenti destinati ad uso turistico, il tempo per l'impegno a riacquisire quest'ultimi scaduto a luglio dello scorso anno e via dicendo? Ancora si cercano accordi?
Sembrerebbe di sì.
L'avvocato dell'immobiliare "Il Castagneto", società ora detentrice degli immobili ha infatti richiesto con nota del 15.04.11, prot. 2356,l’autorizzazione amministrativa all’esercizio di residence/ albergo ristorante e la concessione in sanatoria e/o a compiere ogni altro atto necessario a dotare gli immobili di cui alla convenzione delle necessarie autorizzazioni amministrative ai fini del loro pacifico godimento, uso ed alienazione”;. Inoltre, sempre lo stesso, convocato dall'Amministrazione per le dovute chiarificazioni ha confermato da parte della società la ferma volontà di definire la situazione in via stragiudiziale.

Interessante. La società in questione, in torto e in vizio giudiziario ormai da qualche anno si permette di richiedere alcune autorizzazioni proprio per gli immobili oggetto del contendere, di avvalersi di eventuali sanatorie, necessarie per coprire le magagne costruttive, e pretende di risolvere la questione in via stragiudiziale, ovvero lontano dagli iter giudiziari normali, conciliando, quindi, e cercando mediazioni tra le parti con piani e dichiarazioni di intenti, in una sorta di ennesimo tentativo di eludere i propri doveri.
Ed il Comune cosa fa?

l’Amministrazione e in particolare il Sindaco, in qualità di legale rappresentante dell’ente e soprattutto in qualità di Presidente della commissione di vigilanza, ritiene preminente tutelare l’interesse pubblico al perfezionamento del’accordo di programma, anche al fine di promuovere lo sviluppo turistico del territorio attraverso l’aumento della ricettività che conseguirebbe dall’apertura della struttura;

e

Ritiene opportuno tentare in via stragiudiziale un componimento che conduca alla corretta chiusura dell’accordo di programma contemperando al tempo stesso tutti gli interessi delle parti coinvolte

Sostanzialmente accetta, nomina l'avvocato Novarino come suo consulente legale (2000 euro di parcella a fronte di altre offerte che si aggiravano fra i 9 e i 14000 euro) e considera anche la struttura come importante ed utile per il nostro paese.

Beh, ammesso che lo sia, quali saranno gli accordi che verranno proposti?
Come si risolverà la questione del marciapiede antistante lo stabile che doveva essere trasformato, come da progetto originale, in zona di carico e scarico merci? Che ne sarà degli appartamenti tutt'ora in mano ai privati e che dovevano invece essere inglobati proprio in quella struttura turistico alberghiera per la quale si stanno richiendo permessi e concessioni?

Lo scopriremo nelle prossime puntate, quando, cioè, i dettagli della proposta saranno resi pubblici.

(L'intero iter, oltre ad essere riportato negli articoli sopra citati è anche riassunto proprio nel testo della delibera.)

domenica 15 maggio 2011

Lettera aperta ai sanvitesi

San Vito Romano è stato sempre un paese ricco di piccole associazioni culturali e di promozione sociale che nel tempo si sono avvicendate nello svolgimento dell’oneroso compito di vitalizzare un paese povero di attrattive come il nostro. Da quando, nei lontani inizi degli anni 90, ho cominciato a partecipare attivamente alla realizzazione di eventi musicali nel nostro comune ho notato come essi fossero il prodotto non della collettività, ma di un piccolo ristretto gruppo di amici, accomunati da una passione, volontari sostanzialmente, che avevano a cuore la causa del combattere la monotonia sanvitese. La maggior parte delle associazioni nate da allora sono state l’espressione di una cerchia di amici e solo in alcuni pochi casi si sono estese agli “estranei”. Questa chiusura ha marchiato, di fatto, determinate attività come private, quasi come fossero appartenute ai loro promotori anziché alla collettività, condizionandone quindi la continuità nel tempo. Di tutti i gruppi che si sono affacciati in questa scena, pochi sono riusciti ad essere costanti, molti si sono invece persi per strada oppure hanno ridotto notevolmente il loro operato. Dall’altro canto, coloro i quali avrebbero dovuto essere i collanti fra questi gruppi eterogenei, i veri promotori, finanziatori, spronatori, ovvero Pro Loco e amministrazioni comunali, hanno colpevolmente latitato, fallito miseramente, troppo preoccupate a coltivare il loro piccolo orticello o a smontare quello precedentemente creato da opposte fazioni politiche, per rendersi conto delle reali necessità della nostra comunità.
La situazione a cui oggi siamo giunti è deprimente, le attività di un certo rilievo e richiamo sono pressoché nulle e la concorrenza dei paesi limitrofi ci ha battuto sotto tutti i punti di vista, l’eredità del San Vito che fù, quello che ci viene decantato in tutte le campagne elettorali, quello della piccola Svizzera per intenderci, è stata sperperata ed ora il nostro paese si trova totalmente impreparato verso la nuova sfida che la futura nascita del Parco Giochi a Valmontone pone a tutti i comuni nel raggio di km da esso.
Analizzando la realtà, San Vito non ha una sagra caratteristica che lo rappresenti, che lo identifichi univocamente, non ha una tradizione carnevalesca, non ha più floride attività estive, data la pochezza espressa dalle feste politiche, uniche costanti di quel periodo ma che negli anni hanno perso il loro potere attrattivo, non ha più delle feste tradizionali, come quelle patronali in grado di richiamere pubblico esterno e non ha pià neanche attività commerciali private dedicate all’intrattenimento. Fondamentalmente, quindi, non ha una ragione valida per convincere le migliaia di amanti dei parchi a tema che nei prossimi anni cominceranno ad arrivare in queste zone a pernottare, trascorrere del tempo o semplicimente visitare il nostro comune.
Questo è preoccupante sia da un punto di vista sociale, sia da un punto di vista economico perché se è vero che il limitato territorio a disposizione difficilmente darà la possibilità di avere una zona industriale, è altresì vero che la mancata ricettività non consetirà nemmeno lo svilupparsi o il rinvigorirsi di attività collegate alla circolazione delle persone, con conseguente crescita di quel fenomeno migrativo che porta sempre più sanvitesi lontani dalla loro terra di origine. Un paese che non attrae gli altri, allontana anche i propri. Un paese che non è economicamente interessante, si svuota, si trasforma in dormitorio a basso costo per stranieri, in sterile borgo privo di vita.
Quando con gli altri membri dell’Associazione Culturale Lupo Alberto, di cui faccio parte, abbiamo provato ad affrontare questo problema, spesso il discorso si è concluso con l’amara constatazione di un mancato ricambio generazionale, di una pochezza di idee e di fantasia che contraddistingue molte generazioni, dalle nuove alle vecchie, senza distinzione di età o sesso, portando di fatto questo discorso ad un vicolo cieco, all’affermazione che gli sbocchi futuri sono minimi, ora che le persone che in questi anni si sono impegnate, cominciano ad avere sempre meno tempo da investire.
Insomma, nulla che si possa fare per evitare il declino. Questa prospettiva, però, oltre che non rosea, è a mio parere incompleta, perché si basa sugli stessi presupposti che negli anni hanno alimentato le attività sanvitesi e cioè che ci siano gruppi circoscritti di amici che prendano in mano le redini del gioco, che si diano da fare per vitalizzare questa comunità. Ma come si può sperare in un futuro approcciato con lo stesso modello che nel passato ha già parzialmente fallito?
Questa domanda retorica mi ha stimolato, portandomi ad ipotizzare un nuovo modello, forse utopistico, fatto di interazione fra i paesani, di comunicazione fra le parti che finora hanno giocato un ruolo importante nella realizzazione di attività culturali, arrivando ad essere conscio del fatto che ad oggi, non c’è modo di interagire con coloro i quali non siano già membri della propria cerchia di amici, non c’è modo di scovare nuovi appassionati, di stimolare i vecchi o di scambiarsi idee.
Non è sulla voglia dei soliti noti che bisogna puntare, ma sugli innesti di nuovi giocatori che San Vito può sperare di ricominciare a vivere.
Promuovere assemblee pubbliche è a mio modo di vedere poco proficuo, così come affidarsi al passa parola fra gli attori, perché troppo viziato da pregiudizi e faziosità politica, così c’è bisogno di un nuovo strumento che possa abbattere i confini del tempo e dello spazio, un luogo, virtualmente così grande da ospitare le idee delle persone più disparate, in cui ognuno, anche chi finora è rimasto a guardare, possa proporre la propria idea, in cui il conoscersi di persona non è strettamente necessario allo scopo, in cui gli stimoli possono venire da chi meno ti aspetti. L’unico mezzo che ci offre queste opportunità è la rete e 2 fattori possono risultare determinanti per la realizzazione di questa idea. Il primo è la disposizione, finalmente, di una connessione flat a banda larga con costi accessibili per tutti. La seconda è la presenza nel panorama internet di un mezzo di comunicazione ben collaudato e di cui molti sanvitesi sono già partecipanti attivi: Facebook.
Nel gruppo Pro ADSL, creato proprio su questo social network al fine di promuovere una raccolta firme a tema, è stata lanciata questa idea ed una timida dicussione fra i pochi sostenitori è già cominciata. Si parla di nomi, di prepare una piattaforma funzionale ma il grosso della partecipazione ancora non c’è. Da ciò questa lettera, per lanciare l’idea anche a chi per ora è disconnesso, di creare un network trasversale agli schieramenti politici ed alle associazioni già presenti, un luogo in cui dibattere del noi presente e teorizzare il noi futuro. Sul web ci si sta già provando, ora a voi la palla. Contattateci su Facebook, inviateci le vostre idee qui all’empolitan, fermateci per strada, ma riflettete e discutete, analizzate la situazione attuale, pensate se vi va a genio, fate tutto ciò che riteniate opportuno, puché vi esprimiate.

giovedì 3 febbraio 2011

Ordinanze natalizie: regolarizzazione scarichi fognari di utenze private

<< Il responsabile dell’area tecnica […] - A tutti i cittadini proprietari di immobili ubicati nelle strade e piazze comunali servite da pubblica rete di fognatura nera regolarmente in esercizio, ma non ancora serviti dal servizio di depurazione, a procedere, entro e non oltre 90 giorni dalla presente, all’attivazione di idoneo sistema di depurazione per l’allaccio degli scarichi di competenza alla rete fognante cittadina, comprensivo di tutti i trattamenti così come previsti per legge. - A tutti i cittadini dotati di sistema di smaltimento reflui domestici previsti dalla legge (fossa IHMOFF) di provvedere alla regolare e periodica manutenzione dell’impianto come previsto dall’attuale normativa con rilascio di regolare attestazione da parte della ditta specificatamente accreditata; […] >>

Questo è un estratto dell’ordinanza n° 48 del 22 Dicembre 2010, emessa direttamente dall’ufficio tecnico comunale, al fine di chiarire, in modo perentorio, gli oneri degli abitanti di San Vito Romano in materia di gestione delle acque reflue, delicato argomento regolamentato già sin dalla metà degli anni ’70 con normative sia nazionali, che, in seguito, regionali ed europee.
Risale al 1977, infatti ed esattamente al 4 Febbraio, la prima delibera del Ministero dei Lavori Pubblici, attualmente in vigore, riguardante la tutela delle acque dall’inquinamento, la quale detta le linee guida su acque reflue, potabili, aquedotti, sorgenti e reti di trasmissione.
Trentaquattro anni dividono quindi l’ordinanza comunale dall’inizio della nuova era di smaltimento delle acque di scarico e tutto il tempo trascorso, unitamente a qualche passaggio sibillino dell’ordinanza, aprono spunti di riflessione che meritano un approfondimento. Andiamo con ordine.
Emettere un’ordinanza ora, nel 2010/2011 indica che, nonostante il tempo trascorso per l’adeguamento degli scarichi, ci siano ancora abitazioni nel nostro comune che trattano in modo non corretto, o, almeno, anche se adeguato, non certificato, le proprie acque di scarico, con un conseguente rischio per l’ambiente. Il responsabile dell’area tecnica, Geom. Enrico Micheli, sentito in proposito, ha confermato che le zone a partire da viale Sisto Jella, proseguendo verso Genazzano ed alcune abitazioni di via Guido Baccelli sono direttamente interessate dall’ordinanza, fugando ogni dubbio sul fatto che i problemi potessero riguardare solo aree più rurali.
La prima legittima domanda, quindi, è il perché in tutti questi anni si sia ignorata questa situazione, lasciando il territorio senza un adeguato controllo e tutela.
La seconda, però, è: perché invece proprio ora?
L’ipotesi più sensata è che l’avvento dell’ACEA ATO2 nella gestione dell’impianto idrico comunale abbia portato una ventata di legalità e di obblighi che prima erano stati regolarmente ignorati quando il tutto veniva gestito direttamente dal Comune o da enti ad esso strettamente collegati, vedi il CEP, e che ora ci sia bisogno di mettersi al riparo da eventuali rischi legali.
Un estratto del Regolamento ACEA (Agg. Al 2009), infatti, richiama direttamente ciò che può sembrare un’anomalia dell’ordinanza, ovvero il punto 1, quello in cui si obbliga esplicitamente a mettersi in regola chi è servito dalle pubbliche fognature, non collegate però ad un depuratore comunale. Il paragrafo 7.4 del Regolamento, infatti, redatto dalla segreteria Tecnico Operativa dichiara che << nelle zone urbanizzate servite da pubblica fognatura priva di depuratore finale ovvero recapitante ad un depuratore insufficiente, Acea Ato 2 S.p.A. non può accettare domande di allaccio in pubblica fognatura. >>
Di fatto si sta sancendo l’irregolarità e l’inutilità di una siffatta pubblica fognatura, che unita al primo punto dell’ordinanza comunale di cui sopra, getta un’ombra, scomoda, sul come sia stato possibile permettere a civili abitazioni di allacciarsi senza avere i necessari requisiti di trattamento acque pre e post scarico, ovvero, come negli anni si è permesso che acque reflue venissero deliberatamente fatte defluire nel territorio senza avere la necessaria forma di depurazione.
Impossibile giustificare il comportamento con l’ignoranza, plausibile, invece, credere che qualcuno abbia chiuso un occhio,o forse tutti e due. Questa constatazione ci porta dritti dritti ad un’altra domanda, ovvero, perché negligenze/ritardi altrui, debbano ora essere pagate da comuni cittadini che, però, negli anni hanno regolarmente pagato costi di una depurazione che non avevano. Già, perché questi costi sono regolarmente addebitati sulla bolletta dell’acqua a tutti, anche coloro i quali sono dotati di fossa biologica privata (qualora non abbiano ottenuto una esenzione).
A tal proposito ci sono molteplici sentenze che regolano questo aspetto e che, a partire dal 2000, trasformano la tassa di depurazione in tariffa di una prestazione, legando pertanto il pagamento di una somma all’esplicita fruizione di un servizio, o, qualora esso non ci fosse, obbligano il ricevente (il Comune di San Vito Romano in questo caso) a dirottare gli introiti in un apposito fondo vincolato avente come finalità la costruzione di un impianto di depurazione.
Ricapitoliamo: una parte di san vito non è in regola con lo smaltimento di acque reflue e mentre i possessori di fossa biologica debbono provvedere soltanto a certificare la regolare manutenzione, altri, collegati a rete fognaria comunale non allacciata ad un depuratore, sono costretti, in 90 gg, a provvedere alla costruzione di un impianto di autodepurazione. Tutti e due, però, hanno versato una quota annua per il trattamento delle acque che, qualora il Comune non abbia un fondo esplicitamente vincolato alla realizzazione di tali opere, ha indebitamente incassato. Dilungarci sulla necessità di una verifica dell’esistenza di tale fondo, così come sull’opportunità di intraprendere un’azione collettiva nei confronti del comune non è lo scopo primario di questo articolo, quindi continueremo soltanto a porre delle questioni, cercando di stimolare il libero pensiero. Sempre legato a questo aspetto, è, infatti, il quesito riguardante chi dovrebbe essere il responsabile della qualità delle acque scaricate dalle pubbliche fognature e chi, qualora essa non sia a norma, colui che debba provvedere a regolarizzarsi. In questo caso la normativa non è molto chiara, ma per deduzione potremmo legittimamente affermare che il Comune stesso o l’ente privato che gestisce l’impianto siano quantomeno co-responsabili, insieme agli utilizzatori eventualmente non a norma. Se è vero infatti che non è possibile allacciare un’abitazione civile (o area industriale) ad una pubblica fognatura che non è servita da apposito impianto di trattamento, è altresì vero che qualora questo fosse avvenuto, esso sia stato permesso consapevolmente dall’ente proprietario/ gestore e che quindi sia esso stesso in difetto verso la collettività.
Difetto, questo, palese, a cui si sta cercando di porre rimedio mediante fondi provinciali (si parla di 250.000 euro) per la costruzione di un depuratore, presumibilmente da installare nella zona sud (lacalità Accianesi) di San vito Romano, dove, già da qualche anno, si parla e si scrive in proposito.
Risale infatti al 2008 una parziale ammissione dell’allora responsabile dell’Area 3, dott.ssa Urtesi, che, in alcune carte in nostro possesso, dichiara l’esistenza di un collettore fognario comunale in quella zona che raggiunge un sito dove, in un futuro, dovrà essere installato dalla società Acea ATO2 il secondo depuratore Comunale; certificando, di fatto, l’esistenza di quella parte di rete fognaria pubblica illegale, in quanto priva delle richieste misure di trattamento acque ed aprendo una sorta di toto-scommessa per l’individuazione del terreno che in questi anni è stato oggetto di reiterato e premeditato inquinamento.
L’ACEA ATO2, invece, dal canto suo, nello stesso Regolamento citato in precedenza, alla voce “Depuratori con capacità depurativa superiore a 2.000 abitanti equivalenti” annovera ben due depuratori presenti nel nostro territorio, di cui uno presso la località Pastine, l’altro invece in località Accianesi. Ignoto è chi abbia censito questi impianti, certo è che se ne esistessero veramente 2, pubblici e di tale dimensione, non ci sarebbe la necessità di realizzarne un altro, così come non ci sarebbe la necessità, da parte della Provincia di Roma, di erogare la somma di 250.000 euro. Intanto possiamo dire che nella stessa carta a firma dott.ssa Urtesi, viene evidenziata l’esistenza di un apparato di depurazione privato, realizzato dalla Ditta Costruttrice C.F.C. per servire, il nuovo agglomerato residenziale costruito proprio in località Accianesi.
Ora, dato che la somma del finanziamento è già pubblicizzata nei cartelloni elettronici proprio a copertura, probabilmente soltanto parziale però, della costruzione di un nuovo depuratore, la discrepanza fra la realtà e ciò che invece è impresso su carta ci autorizza a formulare almeno 3 ipotesi, la migliore delle quali si riduce ad un banale errore. La seconda, invece, alla eventuale futura annessione della struttura privata a gestione pubblica, anche se è difficile ritenere che abbia la portata dichiarata nel documento ACEA. La terza e la peggiore, invece, lasciata al lettore malizioso, assimilerebbe quel documento ad una giustificazione burocratica per gli allacci abusivi effettuati negli anni a quel fantomatico collettore illegale.
Come si è visto, le implicazioni e le perplessità che una ordinanza natalizia può regalare possono essere molteplici, così come i risvolti che questa vicenda potrà offrire nel medio-lungo periodo. Intanto non possiamo esimerci dal denunciare la latitanza delle amministrazioni comunali succedutesi in questi 30 anni, che di fatto non sono riuscite a risolvere o contenere il problema, portandolo fino al punto in cui il pettine ha raggiunto i nodi, ormai ben saldi, così come la negligenza di tutti quei privati cittadini che, pur sapendo, hanno evitato di regolarizzare la propria posizione, nonostante un quadro normativo chiaro e collaudato.
Concludiamo dicendo che nelle prossime settimane cercheremo di trasformare le nostre ipotesi in certezze andando ad intervistare i diretti interessati al fine di togliere eventuali dubbi di legalità che possono sorgere in condizioni di parziale informazione.


pubblicato su Empolitan Gennaio 2011

giovedì 14 ottobre 2010

Intervista prof. Patrizia Marini

Con l’inizio del nuovo anno scolastico 2010/2011, il Comune di San Vito Romano ha incrementato la sua offerta didattica favorendo l’apertura di una classe dell’Istituto Agrario “Emilio Sereni” composta da meno di 20 alunni. In attesa della realizzazione dello stabile che dovrà ospitare la sezione distaccata dell’istituto, con una spesa preventivata di oltre 4 milioni di euro finanziati dalla Provincia di Roma, il Comune ha messo a disposizione un intero piano della Scuola Media “Silvio Pellico” garantendo un tetto agli iscritti, per la maggior parte non sanvitesi, sotto il quale iniziare il percorso formativo, oltre che lo stanziamento di quasi 6000 euro per la fornitura completa e gratuita dei libri di testo.
Abbiamo contattato il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Sereni”, professoressa Patrizia Marini, nominata inoltre dirigente degli istituti scolastici già presenti sul territorio, come scuole elementari e medie, per farle alcune domande su questa nuova apertura, la sua organizzazione ed il nuovo ruolo assegnateLe.

Cosa pensa dell’apertura di una sezione dell’I.T.A. in una piccola realtà come S. Vito ?
L’apertura di una sezione dell’I.T.A. in una realtà quale quella di S. Vito rappresenta un’importante opportunità per il Paese medesimo e per il percorso formativo dei giovani di San Vito Romano e dei Paesi limitrofi, molti dei quali a vocazione rurale ed agro ambientale in particolare. Nel corso dei cinque anni di studio previsti per il conseguimento del titolo di Perito nell’Agraria e dell’Agroindustria, infatti, il giovane acquisisce competenze specifiche nel campo dell’organizzazione e della gestione delle attività produttive nei settori vegetali ed animali, mai
tralasciando la qualità dei prodotti ed il rispetto dell’ambiente. Lo studente acquisisce, altresì,
competenze nelle attività di miglioramento genetico dei prodotti ( vegetali ed animali ) e nel
settore delle biotecnologie agrarie; ed ancora nelle attività di gestione del territorio, nella
rilevazione di disagio ambientale e nella progettualità di interventi per la protezione di zone a
rischio. Il Perito Agrario, poi, è in grado di operare nel settore della trasformazione dei prodotti
agrari ed agroindustriali. L’acquisizione delle suddette competenze offre al giovane non solo la
possibilità di accedere a tutte le Facoltà Universitarie ma anche l’opportunità di inserimento in
diversi settori del mondo lavorativo.
L’Istituto, a quanto ci risulta, avrà a disposizione un intero piano dell'attuale Scuola Media Superiore, come saranno organizzati gli spazi, le lezioni e le attività di laboratorio?
Avviare l’attività prevista per un Istituto Scolastico non è facile, ed ancor meno lo è se si tratta
di un Istituto Agrario; con grande impegno, però, buona volontà, entusiasmo e desiderio di
offrire agli utenti una reale e proficua opportunità di formazione, ho cercato di utilizzare al
meglio lo spazio concesso e le strutture messe a disposizione per far sì che gli alunni della
classe Prima della Sede di San Vito Romano dell’I.T.A. “ E.Sereni “ possano svolgere
serenamente l’attività anche laboratoriale, peraltro incentivata dalla Riforma avviata nelle classi
Prime, della Scuola Secondaria di secondo Grado, nel corrente anno scolastico.
Ci sarà necessità di applicare riduzioni di orario per andare incontro alle esigenze degli studenti fuori sede?
Non è possibile ridurre la durata dell’orario delle lezioni, neppure degli studenti fuori sede; si cercherà, però, di venire incontro alle esigenze degli studenti pendolari ma sempre nel rispetto della normativa vigente in materia.
Pensando ad un Istituto Agrario ci si immagina molta pratica a contatto con la natura, ma quello che dovrebbe essere il vero Istituto, nel futuro, per ora è soltanto un appezzamento di terra con un rudere; come sopperirà a questa mancanza?
Le risorse disponibili oggi saranno utilizzate al meglio per l’attuazione della Progettazione
Didattica. Intanto, con l’aiuto del Ministero della Pubblica Istruzione e degli Enti Locali e non,
mi sono già attivata per ampliare, migliorare e dotare degli strumenti necessari quanto
attualmente disponibile; tutto ciò sempre nell’ottica del conseguimento, da parte dell’utenza, di
una formazione umana e professionale sempre più rispondente alle richieste della Società
contemporanea.
Lei è a conoscenza di futuri sviluppi di quell’Area?
La riscoperta dell’importanza dell’Agricoltura e dell’Agroindustria, nonché della cura e della tutela dell’Ambiente soprattutto nei piccoli centri, lasciano presupporre la rivalutazione di attività tradizionali intese quali risorsa preziosa per la comunità anche al fine dell’occupazione giovanile.
A quanto ci risulta, Lei ricoprirà anche la carica di Dirigente degli Istituti già presenti nel Territorio Sanvitese: ha studiato l’ambiente? Se sì, che idea si è fatta e, soprattutto, quali cambiamenti riterrebbe opportuno fare ?
Avendo appena assunto l’incarico di Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di San Vito
Romano, sono ancora nella fase di conoscenza della realtà scolastica a Me affidata, per cui non posso dare una risposta precisa alla domanda da Lei posta; posso, invece, affermare che sarà mia cura precipua raccordare i diversi Ordini di scuola al fine della realizzazione di un percorso formativo stimolante e proficuo per l’utenza, mirato ad una preparazione adeguata della stessa sia dal punto di vista umanistico che tecnico – professionale.
Quali possono essere i punti cardine della sua politica da Dirigente Scolastica?
Finalità ed Obiettivi della mia attività di Dirigente Scolastica saranno certamente:
• La centralità dell’alunno nel processo formativo;
• La collaborazione Scuola – Famiglia;
• La collaborazione di tutto il personale della scuola, docente e non;
• Il rapporto Scuola - Mondo del lavoro;
• L’incremento dell’attività laboratoriale;
• L’apprendimento per competenze.
Le conoscenze, le capacità e le competenze acquisite nell’espletamento del ruolo di Dirigente Scolastica dell’I.T.A. “ E. Sereni “, la volontà di riuscire, il desiderio di operare mi saranno certamente di aiuto e di sprone nello svolgimento del lavoro appena iniziato.
Ringraziamo la professoressa Marini per la disponibilità mostrata.

(Empolitan settembre 2010)

lunedì 11 ottobre 2010

Delibere, sviste, correzioni ed omissioni di un Consiglio Comunale

<< II verbale dell'adunanza è l'atto pubblico che documenta, attraverso le deliberazioni adottate, la volontà espressa dal consiglio. […]II verbale della seduta riservata riporta la sintesi della discussione, omettendo i particolari riguardanti valutazioni ed apprezzamenti sulle persone. Gli interventi svolti nel corso della discussione sono di norma inseriti a verbale riportando sinteticamente i concetti espressi da ciascun consigliere, quando gli interessati ne fanno esplicita richiesta. >> Estratto del Regolamento del Consiglio Comunale di San Vito Romano.

Indice dell’affidabilità di un organo pubblico sono senz’altro i documenti ufficiali che emette e tra questi, ovviamente, non possono non esserci le delibere di Consiglio, pubblicate sia nell’albo pretorio comunale, sia reperibili direttamente nell’archivio documentale web.
Esse sono la voce di un’Amministrazione, l’unica registrazione autentica a disposizione della maggioranza della collettività che non partecipa alle pubbliche assemblee.
La mia attenzione si è soffermata su quelle riguardanti il Consiglio Comunale del 7 Settembre 2010 che presentano da un lato aspetti curiosi, divertenti quasi e dall’altro omissioni che, a mio parere, ne pregiudicano la regolarità.
La prova di questo è l’atto relativo alla delibera 30, avente come oggetto l’approvazione del bilancio consuntivo per l’anno 2009. In essa, infatti, non vi è alcuna traccia dell’acceso dibattito fra Consiglieri di minoranza, maggioranza e revisore dei conti in cui si sono messi in dubbio, nell’apice del contraddittorio, con forti accuse da parte della minoranza, addirittura le cifre che completano questo rendiconto. In quella sede, infatti, si è manifestamente obiettato sul fatto che il bilancio terminasse con segno positivo, adducendo come prova, teorica, strani movimenti effettuati con i soldi del Distretto Socio-Sanitario di cui San Vito è capofila, mentre, sempre la minoranza, accusava l’attuale Amministrazione di scarsa programmiticità delle sue azioni, nonché di inadempienza in alcuni ambiti della gestione della cosa pubblica. La maggioranza, invece, dal canto suo, ribatteva prontamente snocciolando, con savoir-faire berlusconiano, il cosiddetto “governo dei fatti”, mettendo nel calderone eventi acccaduti nell’anno 2010, spese non sostenute direttamente da essa, come il viadotto Paolo Tosto, il completamento dell’impianto fognario in località Vallerano e prove di come la parte socio-assistenziale del nostro comune sia osannata in tutto l’hinterland. Oltre a ciò, si è omesso di riportare il siparietto tra lo stizzito revisore ed alcuni esponenti della minoranza proprio sui numeri, le modalità di compilazione del bilancio, nonché, cosa ben più grave, le frasi che erano state messe a verbale su richiesta proprio del revisore, rigurdanti l’estraneità dello stesso alle accuse di bilancio non congruo, mosse dal consigliere Cinti.
Tralasciare i commenti filosofeggianti del Consigliere Pompa ad esempio, che denuncia, in un consiglio il cui oggetto è un bilancio economico i vizi di opinione della stampa nazionale, così come di quella locale, oppure la propaganda elettorale che spesso viene usata come argomentazione per ribattere alle critiche mosse, è sicuramente una possibile opzione per snellire il resoconto, ma nascondere volutamente la parte più importante di un Consiglio Comunale, il contraddittorio tra le parti sull’ordine del giorno, significa privare la cittadinanza non presente del diritto di leggere le motivazioni e le obiezioni espresse dai loro rappresentanti, in cui emergono, spesso, tratti ben più interessanti della sterile promulgazione buracratica del consiglio stesso. Significa, in ultima analisi quindi, falsare l’atto pubblico.
Curiosa, invece, e forse indicativa dell’attenzione che i nostri funzionari pubblici mettono nello svolgere il loro dovere, è la delibera 31, avente come oggetto l’approvazione dello schema di contratto di acquisizione delle aree presso il Residence il Castagneto.
Essa presenta(va) numerosi errori, frutto sicuramente di non attenti copia/incolla che producono un documento quanto mai bizzarro.
La prima incongruenza riguarda il numero dei presenti e il conto dei votanti . Risultano votanti 16 Consiglieri di cui 11 di maggioranza a favore e 5 contrari, quelli di minoranza, mentre nel prospetto riassuntivo delle presenze sono assenti: Deodati Ettore, Tariciotti Augusto e Quaresima Alberto della maggioranza, Mastropietro Giovanni per quanto riguarda la parte concorrente.
Nella realtà, però, tutti e 4 erano presenti, soprattutto Quaresima Alberto, che nella stessa seduta ha anche esposto il bilancio consuntivo dell’annata 2009, in qualità di assessore.
L’unico reale assente, invece, era Testa Augusto, che però risulta(va) anche votante.
Altrettanto curiosa è la nomina del consigliere di minoranza Troiani Marco ad Assessore esterno, non si sa bene a cosa, mentre esilarante è l’avvenuta sostituzione del sindaco, che viene indicato essere Cenci Stefano, consigliere di maggioranza da poco abdicante.
Questa delibera, così conciata, è stata pubblicata il 16-09-2010 ed è rimasta reperibile per poco tempo, perché sostituita il 17 dello stesso mese, dalla nuova copia riveduta e corretta, ora online.
Potremmo dire, ironizzando, che questo comportamento è un chiaro riferimento alla teoria dell’ “Ora approviamo, se stiamo sbagliando si correggerà”, già illustrata in diversi consigli comunali precedenti dallo stesso sindaco Rossi Amedeo, in occasione, ad esempio, di delibere contestate dalla minoranza, perché in odore di illegittimità.
Con questo articolo, non si vuole assolutamente mettere in cattiva luce l’operato di nessun funzionario specifico, ma soltanto porre l’accento su alcune leggerezze, in questo caso alcune gravi ed altre banali, che se compiute in altri ambiti possono tramutarsi in un pesante fardello per la comunità tutta, come si è già rischiato con il bando di cessione della piscina, oppure all’epoca dei lavori riguardanti proprio l’ex albergo il Castagneto.

(la copia della delibera emessa in data 16-09-2010 non è più presente nell’archivio web, ma può essere richiesta e visionata inviando una mail a empolitan@empolitan.org)
(l’articolo è stato scritto in data 27-09-2010)

venerdì 8 ottobre 2010

Notizie flash dal Residence “Il Castagneto”

Di grossi passi avanti nella situazione già trattata ampiamente tra le pagine di questo giornale non se sono fatti, risultano infatti ancora incompiute le opere di ripristino dell’area di carico/scarico, così come l’acquisizione della zona di parcheggio da parte del Comune, però alcuni nodi devono essere aggiunti al percorso che un domani, forse, porterà a scrivere la parola fine di questa fiction a puntate.
Il primo riguarda l’Amministrazione, che nel Consiglio Comunale del 7 Settembre 2010 ha riportato alla luce il vecchio contratto di acquisizione delle aree del parcheggio e del locale sottostante, rinominandolo come “schema”, ovvero format da utilizzare il giorno in cui queste acquisizioni andranno in porto. Nel numero di Luglio-Agosto questo giornale aveva già accennato al presente contratto, esibito dalla stessa Amministrazione Comunale in un altro Consiglio Comunale, presentandolo come vero e proprio atto di acquisto, salvo poi ritirarlo, così come l’ordine del giorno che lo riguardava, a causa di alcuni vizi, lievi (NdR. eufemismo), come la mancata determinazione, mediante indicazione delle particelle catastali, degli esatti luoghi a cui lo stesso faceva riferimento.
Questa volta, quindi, il contratto è sempre lo stesso, ma per sopperire alla mancanze di cui sopra, viene qualificato come schema, una linea guida da seguire, quando finalmente si procederà all’accordo di cessione delle aree fra la società immobiliare il “Castagneto srl” di Sancamillo Marco (fù RESIDENCE IL CASTAGNETO s.r.l. di Denni Valentina) e il Comune.
Soltanto una formalità burocratica, quindi, la cui unica parte degna di nota è il riferimento alla riscossione di un’ipotetica fidejussone, della quale però non vi è nessun riferimento legale, nel caso in cui gli immobili risultassero non conformi alle aspettative o ancora da ultimare. Solo a fini di cronaca, invece, riportiamo il valore di quanto andrà ceduto, al netto degli oneri di urbanizzazione, che equivale ad euro 226.190,00.
Il secondo nodo del percorso, invece, riguarda l’apertura, poco pubblicizzata in paese, della struttura turistica annessa al complesso residenziale, della quale vi è traccia soltanto nella rete internet mediante il sito web www.residenceilcastagneto.it, in cui però non si fa alcun riferimento al tipo di servizio di offerto o alle tariffe. Un numero di telefono, la denominazione di albergo, qualche foto degli interni ed altri scorci ben immortalati di San Vito Romano, sono le uniche informazioni fornite.

(Empolitan Settembre 2010)

martedì 27 aprile 2010

Il Castagneto VIII atto (Empolitan 04-2010)


Il 13 Aprile 2010 è andato in onda l’ennesimo atto dello spettacolo tragicomico, con tinte gialle, “l’affaire residence il Castagneto”. A portarlo in scena non è stata la compagnia Rido ergo Zum ed il palcoscenico non l’ormai sempre più solitario Teatro Caesar, bensì l’aula Consiliare del comune di San Vito Romano con attori protagonisti i 17 rappresentanti della nostra democrazia, impegnati nel tentativo di tranquillizzare la propria coscienza di fronte ad una imbarazzante questione, ormai protrattasi per troppo tempo.
Questo fa la politica italiana, a partire dal livello più basso: cerca un palliativo che distolga la propria ed altrui attenzione dai suoi stessi errori, propinando come lieto, il fine (?) di una storia che non avrebbe dovuto neanche iniziare, se tutti avessero fatto il loro dovere, di cittadini in primis.
Il dado, ormai, era tratto, il problema scandalosamente sorto, i risparmi di molte famiglie già investiti per esserci una possibilità di tornare indietro, per ostentare un po’ di rigore che a tutti gli stadi della nostra democrazia sembra mancare e così ci si è tappato gli occhi per non vedere come le parole pronunciate facevano sorridere chi questo film l’aveva già immaginato. Ed eccoci quindi tutti chiamati a prendere atto di come la società responsabile della stabile “Il Castagneto” ammetteva implicitamente di aver commesso degli errori e di essere pronta a sanare le irregolarità evidenziate dalla Commissione di Vigilanza, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto. Una sterile lettera in cui vengono manifestati gli intenti di rientrare (in parte) tra le righe della legalità, letta a voce alta dal vice sindaco Fiore, in cui si illustra:
1) il rinnovo della fidejussione assicurativa fino al 2011
2) Un accordo con la famiglia Coni di compravendita del terreno sul quale è stato edificato il parcheggio pubblico ed uno dei locali che dovevano essere già stati annessi al patrimonio comunale
3) Una proposta di cambio del locale sopracitato (da destinarsi a rimessa per Protezione Civile) perché quello preventivato nella convenzione, nella realtà delle tavole non esiste neppure
4) 3 pre-contratti di riacquisto degli appartamenti venduti come civile abitazione, destinati invece ad un uso turistico
5) Ripristino della zona di parcheggio davanti l’attuale farmacia, come da progetto originario

Cinque intenti, questi, che dovrebbero ricondurre l’ex Albergo “Il Castagneto” ad uno stato di regolarità (ma i mattoncini che campeggiavano nei rendering iniziali della struttura dove sono, ad esempio?).
Si dibatte sulla competenza e sulla legittimità di un’eventuale deliberazione sull’argomento, ci si vanta di essersi presentati pubblicamente a condividere un iter che avrebbe potuto svolgersi dietro le quinte, vengono perse di vista le gravi mancanze ed inadempienze precedenti, bollate come roba vecchia. Il passato si vuole dimenticare perché ora c’è il caso umano da salvaguardare, le persone che hanno investito in quello stabile, che vi hanno aperto o trasferito un’attività commerciale, quelle che hanno acquistato una casa pur non risiedendoci e quelli che invece ne hanno fatto il loro nido d’amore. Sono loro giustamente da difendere adesso, sono loro che pagherebbero le conseguenze delle leggerezze(?!) passate, dell’ignoranza di tutti, della tentata truffa (termine usato dallo stesso sindaco, ndr) ai danni del pubblico e del privato. Questo non può essere permesso. E così gli e(o)rrori si trasformano in meriti per aver quasi portato a termine una vicenda con molti lati oscuri, le scuse che sarebbero dovute essere d’obbligo mutano in propaganda per l’essersi dimostrati vicini alle vittime, un’indagine della Magistratura in corso viene snobbata con ostentata tranquillità ed il peccatore osannato come benefattore, concetto espletato d’altronde anche dalla pietra del ricordo lungo le mura della Villa Vittorio Bachelet (al quale va comunque dato atto di aver riconvertito ciò che era soltanto un rudere).
Il tutto rafforzato dal parere di un tecnico, quello comunale, che dovrebbe essere super-partes e che avrebbe il compito di limitarsi esclusivamente agli aspetti più tecnici, ridotti, invece, soltanto all’ammissione della possibilità esistente di requisire l’intero stabile.
Il lieto fine, la favola volge quasi al termine e la giustizia (?!) ha trionfato, l’unica soluzione indolore è caduta dal cielo, l’Amministrazione ha la coscienza a posto, dopo anche le lettere di avviso inviate ai proprietari degli appartementi residenziali, il cittadino non ha perso moneta preziosa e la minoranza anziché attaccare nuovamente la sostanza, si ferma alla forma, appagata forse dall’esposto alla Magistratura già presentato.
Ma chi si preoccuperà di spiegare al sanvitese il perché i lavori non sono stati bloccati quando ce ne erano le condizioni evitando così lo scacco umanitario su cui si sta ora facendo leva, oppure chi ha voltato lo sguardo anziché controllare ed ora invece martoria i privati cittadini solo per una ristrutturazione?
Chi si farà carico di capire in che modo 3 diversi notai abbiano potuto convalidare 3 atti di vendita di appartamenti non certo destinati a civile abitazione?
Chi vigilerà questa volta affinché le opere promesse vengano effettivamente realizzate nei tempi e nei modi previsti?
Chi risarcirà le persone e le cose che in questi mesi sono stati danneggiati dalla mancanza di un parcheggio antistante lo stabile?
Ad una parte di queste domande sta provando a rispondere il pm di Tivoli Luca Ramacci, qualcun’ altra rimarrà pubblicamente senza risposta ma inconsciamente chiara, mentre noi tenteremo di raccontare anche nei prossimi mesi il proseguo di questa storia, ricordandone bene il messaggio che ne traspare, per cui chiunque (?) con il beneplacito di altri, possa tentare una manovra illecita, avendo poi la garanzia che, nel caso qualcosa andasse storto, potrebbe sempre tornare indietro, senza colpo patire, per ora.

Pubblicato su l'Empolitan (www.empolitan.org) di Aprile 2010