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domenica 18 febbraio 2024

Frappe e Castagnoli: creators, pornwashing e libertà...


Per definizione non sono boomer né un millenial, faccio parte di quella generazione X che pur non essendo nativa digitale ha vissuto integralmente il passaggio dall'analogico al digitale cogliendo in modo abbastanza completo la rivoluzione internettiana. Nonostante (o proprio per) questo status, però, ammetto di aver sempre snobbato uno dei fenomeni più recenti che questa rivoluzione ha portato con sé: gli influencers da una parte ed i creators dall'altra. Avrei volentieri continuato a snobbarli se non fosse che durante una normale googlata alla ricerca di ricette per i dolci tipici di Carnevale una banale sostituzione di una vocale mi ha portato a conoscere tale Martina Castagnoli, detta anche Marti Twerk. A rapirmi è stato un titolo di un articolo apparso in mezzo ai risultati della mia ricerca: Martina Twerk: “Ho 20 anni e guadagno 20mila euro al mese” 
Nell'articolo la definiscono influencer e star di onlyfan, nasce con youtube nel 2017 e da lì, poi la rapida ascesa.. Sì, ma per dove?
Prima di arrivare al dove sia diretta è importante capire il punto di partenza e per farlo basta citare lei che parla di sé stessa:

Tutto è nato su Youtube, dove faccio video di twerk dal 2017, tra i tanti commenti alcuni mi chiamavano con il diminutivo di Marti Twerk, l’ho trovato divertente e così ho deciso di utilizzarlo proprio come nome d’arte, infatti su Instagram mi chiamo proprio Martitwerk_official.

Ok, artisticamente parlando nasce a 16 anni (è del 2001) twerkando , ovvero agitanto il suo sedere, su youtube.. 

E verso cosa si starà evolvendo? Direttamente dal suo sito..

Il mio carisma e la mia dedizione al lavoro e al successo sin da piccola mi hanno portato dove sono oggi. Ho cominciato da adolescente con YouTube dove mettevo video twerk/di ballo, da quel momento hanno cominciato ad avere successo e ho creato il mio logo Martitwerk. Quando sono diventata più grande ho creato la mia pagina Instagram, in cui mettevo foto abbastanza accattivanti, nel momento in cui arrivò OnlyFans in italia e così decisi di spostarmi in quella piattaforma e cominciare a guadagnare con le mie foto e i miei contenuti. Mi sono creata il mio personaggio e le cose andarono molto bene. Questo ha fatto di me ad oggi un imprenditrice totale di me stessa, da non voler mai smettere di sognare o di mollare.

Che letta così, di getto, tralasciando gli errori di ortografia e la sintassi un po' approssimativa vien quasi da pensare di trovarsi di fronte una novella Ferragni.

Poi, però, basta qualche passaggio sui profili social che le parole accattivante e contenuti assumono tutto un altro significato:

In un mondo in cui l'apparire conta più dell'essere, il politically correct ha imposto la sostituzione di molti termini un tempo di uso comune, anche le pornoattrici hanno cambiato nome. Ora sono creator, imprenditrici di loro stesse. O meglio, non tutte.
Soltanto le ragazzine avide di soldi facili e veloci lo fanno, perché porno attrice è un qualificatore pesante, un marchio che ti identificherà anche in futuro, come succede ad esempio ad una Selen, ritiratasi dalle scene hard da oltre 25 anni eppure ancora con addosso l'etichetta di attrice porno. Essere una creator, invece, è diverso.. Almeno nella loro testa.

A scandalizzarmi non è soltanto il tentato pornwashing, perché comprendo che non tutti hanno il coraggio di definire chiaramente sé stessi ed assumersi fino in fondo le responsabilità delle loro azioni, quanto tutto ciò che questa visione distorta della realtà si porta dietro e fin dove ci si vuol spingere pur di guadagnare.
Continuiamo a leggere, dalla sua biografia, qual è la sua mission, tralasciando gli aspetti commerciali per i quali basta una semplice e veloce ricerca avvalendosi di google lens per capirne il business model:

Questo sito non l'ho voluto fare solo per una categoria, l'ho voluto fare unisex, perchè voglio essere una fonte d'ispirazione per le ragazze che come me hanno un sogno nel cassetto e vogliono intraprendere la loro carriera da business woman, per farci forza l'una con l'altra e sostenerci. I miei prodotti sono pensati puramente per farvi sentire belle/i, con il tocco di glamour e piccantezza, come lo è la vostra Marti.

Questa è l'influenza cattiva e malata, un totale disprezzo per la propria reputazione ma anche per quella di altre ragazze che, illuse dal sogno di facili compensi, dovrebbero ispirarsi a lei per rovinarsi a vita. Perché se non hai il coraggio di definirti porno attrice, allora vuol dire che non sei consapevole di ciò che stai facendo alla te stessa del presente ma, soprattutto, alla te stessa futura.
Una delle caratteristiche uniche di internet ed in genere del digitale è, infatti, la capacità di persistere nel tempo, di ricordare anche con il passare dei decenni. Non è sufficiente cambiare il nome ad una cosa per cambiarne il significato.
Il mio non è ragionamento bigotto su una delle evoluzioni del mestiere più antico del mondo, bensì la forte paura per una generazione di ragazzi totalmente inconsapevole delle consueguenze delle proprie azioni, alienata, perduta in un mondo social che distorce la realtà ed un mezzo, il digitale, che abbatte quel senso di pudore e la chimica dello sguardo del mondo analogico.
Non hai più privacy, non hai oblio e quello che fai resterà scolpito nel marmo digitale per sempre. Non c'è possibilità di tornare indietro, non è una foto in pellicola che puoi bruciare o una ragazzata che si tramanderà solo nei ricordi degli amici.  E' una perpetua trasmissione in mondo visione con miliardi di potenziali fruitori. Il digitale amplificato da internet è persistenza, nel bene e nel male.
E se sei Filomena Mastromarino e scegli consapevolmente di cambiare la tua vita diventando attrice porno, allora questo difficilmente influirà negativamente sul tuo futuro, anzi, molto probabilmente proprio grazie ad internet raggiungerai quel livello di notorietà a cui le pornoattrici anni novanta potevano solo ambire, così come i guadagni. 
Ma se sei una ragazzina nata e cresciuta ritenendo lo streaming su internet un complemento della vita reale e dove ad essere finte sono le etichette ma non le performance, allora è chiaro che qualcosa nel processo educativo ed evolutivo è andato decisamente storto.  

Per questa ragione è fortemente necessario che chi appartiene alla generazione che ha conosciuto anche l'ultima era analogica si impegni profondamente, da genitori, amici o semplici divilgutaori ad educare i bambini, gli adolescenti ed i ragazzi di oggi alla privacy, al diritto di poter cambiare durante il percorso della loro vita, di sbagliare e di correggersi senza che il marchio dell'errore rimanga scolpito per sempre
E' un processo che deve cominciare fin da piccoli, spiegando la potenza del primo smartphone che avranno tra le mani. Sarà esso infatti il mezzo principale con cui dal mondo analogico entreranno nel mondo della persistenza digitale.
Un atto di bullismo, da condannare e prevenire a prescindere, senza smartphone nasce e finisce nel momento infame in cui si compie. Con uno smartphone e whatsapp si trasforma in una ferita difficile da rimarginare o, nella migliore delle ipotesi in una cicatrice quasi impossibile da camuffare che pesa nel presente e continuerà a pesare nel futuro.. E le cronache nere narrano di come questo peso non sia per tutti sostenibile (vedi Tiziana Cantone per la tragedia del revenge porn, oppure le statistiche sulle conseguenze del cyberbullismo)

Sono storie diverse, vero, ma per il mio modo di vedere hanno un comune denominatore: l'inconsapevolezza verso l'uso del mezzo digitale e ciò che persistere oltre l'attimo in cui si compie un'azione realmente significa. 

Educare alla privacy, educare al garantirsi la sacrosanta libertà di commettere una qualsivoglia azione limitandone lo scope al solo attimo ed al solo pubblico presente nel momento stesso in cui si compie. 

Sta a noi della Generazione X diffondere questo messaggio, facciamolo.

venerdì 15 giugno 2012

Il caso di Fabio Gullotta: ennesimo esempio di giornalismo spazzatura

Nella consueta rassegna stampa mattutina mi sono imbattuto in un articolo de Il Messaggero dal titolo quanto mai allarmante: Ubriaco alla guida sterminò famiglia. Non passerà neanche un giorno in cella

Mi son detto, scandoloso, come è possibile?!
E così ho inziato la lettura e, come già sospettavo, i fatti narrati non corrispondevano assolutamente al titolo strillone. 

Vediamo innanzitutto cosa è successo il 15-01-2011, data in cui a Campobello di Mazara è avvenuto l'incidente automobilistico. Riporto frammenti di un articolo del Giornale di Sicilia:

<<
E' stato denunciato dai carabinieri per omicidio colposo plurimo, aggravato dallo stato di ebbrezza alcolica, Fabio Gulotta, il giovane di 21 anni che ieri sera ha travolto a Campobello di Mazara, con la sua Bmw 320 B, una 600 sterminando una famiglia. Nell'incidente sono morti due fratellini, Martina e Vito Quinci, di 12 e 10 anni, e la loro mamma, Livia Mangiaracina, di 37, mentre è rimasto gravemente ferito il marito della donna, Baldassarre Quinci, di 43 anni,
>>
 [...]
<<
Secondo una prima ricostruzione della dinamica, Quinci avrebbe contribuito all'incidente commettendo una lieve imprudenza allo stop [...] L'investitore, al quale è stata ritirata anche la patente, è stato accertato tuttavia che andava ad una velocità di 120 chilometri orari circa, [...] Dagli esami ai quali è stato sottoposto è emerso che Gulotta aveva nel sangue un tasso alcolemico di 0,72 milligrammi per litro, di poco eccedente il limite di 0,5, ma comunque sufficiente per indicare uno stato di ebbrezza alcolica
[...]

Sei mesi dopo, come riportato da Il Messaggero

<<
Baldassare Quinci, che nell'incidente rimase gravemente ferito e al quale gli inquirenti contestarono un concorso di colpa (dalla perizia emerse che non si era fermato allo stop), si suicidò impiccandosi a una trave.
>>

La vita è fortemente ingiusta e nulla potrà ripagare il dolore per la morte di un'intera famiglia, certo è che questo giornalismo da 4 soldi non rende giustizia a nessuno e dovrebbe essere fermato. Non è possibile creare un mostro senza che ve ne siano i presupposti, così come non è possibile speculare in questo modo sulla vita delle persone, nella fattispecie la famiglia Gullotta che credo sia rimasta ugualmente provata dalla vicenda.

Il titolo ad effetto, infatti, genera subito una sensazione di rabbia, il lettore si infuria ancor prima di capire cosa è successo perché il messaggio veicolato è molto semplice: un ubriaco che, dopo aver sterminato una famiglia non passa neanche un giorno di galera.  << ODDIO, SCANDALO!! La solita giustizia italiana!! >> così avranno commentato tutti i lettori più superficiali. Il clima di sfiducia verso le istituzioni è alimentato ed il mostro ubriaco è pronto per riempire le colonne di un articolo che probabilmente nessuno però leggerà.


Ed invece no, non c'è nessun mostro e nessuna giustizia fallata questa volta.
C'è la storia di un incidente, come ne accadono a decine ogni giorno, nel quale, però, il fato ha voluto che ci scappasse più di un morto. C'è la storia di un giovane, che sì, ha infranto le regole del codice della strada e per questo è stato punito.
All'imputato non era mai stata tolta la patente, la sua auto non era "lanciata a folle velocità" e il suo stato di ebrezza era di poco superiore al consentito.
Lo dice il presidente del tribunale di Marsala Gioacchino Natoli, intervenendo sulla vicenda del giovane condannato a due anni (pena sospesa) dopo che con la sua auto ha provocato al morte di tre persone. La sentenza ha destato scalpore e polemiche.
Fabio Gulotta, 22 anni, patteggiò la pena. Nell'incidente persero la vita, il 16 gennaio 2011 a Campobello di Mazara, una madre e i suoi due figli e riportò lesioni personali gravi il marito, Baldassare Quinci, che si trovava alla guida dell'auto. Sei mesi dopo l'uomo si suicidò.
"Gulotta - spiega Natoli - si trova sottoposto alla sospensione (per tre anni) della patente di guida sin dal giorno successivo al tragico incidente mortale. Nessuna precedente sospensione della patente di guida gli era stata inflitta, appena due anni prima, a seguito di un incidente stradale con feriti (in realtà mai avvenuto)".
"Secondo gli accertamenti peritali - aggiunge il magistrato - svoltisi durante le indagini preliminari, lo stato di ebbrezza contestato a Gulotta era di poco superiore al limite consentito dalla legge (0,72 invece che 0,50) e non costituisce illecito penale (bensì amministrativo). Questo non ha comunque impedito - in base alle risultanze della consulenza tecnica disposta dal pm - che Gulotta reagisse, con sufficiente immediatezza, all'attraversamento dell'incrocio da parte dell'autovettura condotta da Quinci, il quale peraltro non si è fermato al ben visibile segnale stradale di Stop.
"L'auto di Gulotta - conclude Natoli - lungi dall'essere lanciata a 120 all'ora, andava a una velocità stimata dal consulente tecnico del pm pari a 75-80 km/h, in luogo del limite di 50 km/h".
>>
Giusto che paghi, ma si è trovato di fronte ad un altro errore, commesso da quelle che poi diventeranno le vittime stesse dell'incidente.
Non c'è neanche un ubriaco, ma soltanto un italiano qualunque che si ritrova ad uscire da un ristorante dopo aver bevuto un paio di bicchieri di vino ed un ammazzacaffé.

La mia indignazione, quindi, non è per il caso, ma per questo ennessimo esempio di giornalismo spazzatura.







giovedì 14 giugno 2012

Tutti contro Cassano... Io no.

Sono ormai un paio di giorni che una grossa fetta di giornalisti fancazzisti e rappresentanti di varie associazioni o movimenti si scagliano contro le dichiarazioni fatte da Cassano riguardo gli omosessuali e nello specifico, quelli in nazionale.

Vediamo innanzitutto cosa ha detto:  


Che Cassano sia sicuramente un rozzo, poco acculturato, molto provincialotto non ci piove e quindi, molto probabilmente, l'uso della parola frocio è dovuta, come sostenuto da molti, proprio a questa sua indole che però ha anche un notevole lato positivo: quello cioè di garantire, la maggior parte delle volte, risposte schiette e senza censure ipocrite.
Ora, perché tanti allarmismi?
Non è possibile dichiarare quello che si pensa sull'argomento?
Perché mai Cassano avrebbe dovuto rispondere in modo diverso, o semplicemente più corretto per alcuni, negando la sua natura e mentendo in modo spudorato?

Ci posso stare che qualcuno si adiri per la parola usata che potrebbe risultare antipatica, ma cosa c'è che non va nel concetto espresso?

Se ci sono gay in nazionale sono problemi loro, ma spero di no. 
Questa è una rilettura più educata del concetto che non mi sembra affatto omofoba.

Vogliamo soffermarci sulla parola problemi?
Ok, ma Cassano intendeva "fatti", oppure nel dire problemi in cuor suo pensa che l'essere gay è un problema? La risposta può soltanto essere lasciata all'interpretazione, ma anche qualora si scelga l'opzione 2, è e rimane pur sempre un'opinione personale del tutto legittima.
Vogliamo soffermarci sul fatto che non li vuole in nazionale?
Ok, ma perché una qualsiasi persona vorrebbe farsi la doccia nuda con una persona che non gradisce e che potrebbe provare un'attrazione sessuale nei propri confronti?

Chiediamo alla Pellegrini o ad una qualsiasi donna eterosessuale dello sport professionistico o dilettantistico se sarebbe a suo agio dovendosi fare la doccia insieme ad un uomo, anch'egli eteresessuale e credo che le risposte non sarebbero del tutto positive.

A dimostrazione del possibile problema/imbarazzo nell'accomunare persone eterosessuali di diverso sesso mi sembra ci sia anche la naturale distinzione fra spogliatoi maschili e femminili....
Quindi, cosa significa che questa distinzione è in realtà eterofoba perché ghettizza persone appartenenti allo stesso genere umano in due ambienti differenti soltanto perché di sessi opposti??













lunedì 8 febbraio 2010

Afghanistan: 22 anni dopo Rambo III

Breve excursus storico: la guerra russo - afghana


Tra la fine del 1977 e l'inizio del 1978 l'Afghanistan era stato teatro di diverse manifestazioni e sollevazioni di popolo, le quali erano volte a chiedere un miglioramento delle condizioni sociali e civili della popolazione afghana. Il livello della tensione salì nell'aprile del 1978, quando M. A. Haybar, uno dei principali dirigenti del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan[...]
27 aprile 1978 il PDPA chiamò il popolo e i propri militanti all'insurrezione generale e in poche ore, fu rivoluzione[...]
Grazie a questa eccezionale sommossa di popolo, in pochi giorni, il governo rivoluzionario, guidato da N. Mohamed Taraki, prese la guida del paese, dando vita alla Repubblica Democratica Afgana.[...]
Oltre alla riforme in politica economica, il nuovo governo costrinse gli uomini a tagliarsi la barba, le donne a non indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.[...]
Si avviò anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche.
La laicizzazione forzata della società afgana portò ben presto ad uno scontro fra il regime del PDPA e le autorità religiose locali, le quali cominciarono ad incitare il jihad dei mujaheddin contro "il regime dei comunisti atei senza Dio"
Nella nuova fase politica afghana intervennero anche gli Stati Uniti d'America. L'amministrazione Carter avvertì subito l'esigenza di sostenere gli oppositori di Taraki [...] Il 3 luglio 1979 Carter firmò la prima direttiva per l'organizzazione di aiuti bellici ed economici segreti ai mujaheddin afgani. In pratica la Cia avrebbe creato una rete internazionale coinvolgente tutti i paesi arabi per rifornire i mujaheddin di soldi, armi e volontari per la guerra. Base dell'operazione sarebbe stato il Pakistan, dove venivano così costruiti anche campi di addestramento e centri di reclutamento.

Il resto della storia è liberamente fruibile su wikipedia, a questo indirizzo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_Russo-Afghana


Breve trama del film Rambo III (1988):

In un monastero buddista dove cerca la pace spirituale, Rambo apprende che il suo ex colonnello è stato catturato dai sovietici in Afghanistan. Si convince di andare a salvarlo, facendo strage di sovietici, aiutando e ricevendo aiuto dai mujaheddin indigeni che da anni si contrappongono al regime sovietico.


Il film si conclude con questo chiaro messaggio di stima ed appoggio degli Stati Uniti D'America al popolo afghano ed in particolare ai mujaheddin, sostenuti ed addestrati dalla CIA.



Dove sono andati a finire oggi quegli attestati di stima?

venerdì 29 gennaio 2010

SE LA FIAT BOICOTTA L'ITALIA...

IO BOICOTTERO' LA FIAT:

Ecco l'elenco delle società ufficilamente inserite nel gruppo FIAT.

  • Gruppo AUTO

  • Fiat, Alfa romeo, Lancia, Fiat Professional, Abarth, Maserati Ferrari e gruppo Chrysler

  • Gruppo Macchine per agricoltura e costruzioni

  • Case construction, case IH, New Holland, Steyer, Kobelco

  • Veicoli industriali:

  • Ivece, Astra, Irisbus

  • Componenti e sistemi di produzione:

  • FPT, Magneti Marelli, Teksid, Comau

  • Editoria:

  • La Stampa, Publikompass

  • Sport:

  • Juventus F.C.


(Ogni altro riferimento documentabile è ben accetto per allungare questa lista)

Per concludere una chicca di slogan coniato proprio dalla Fiat: People first, then cars

mercoledì 18 novembre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

Tutti gli occhi sull'Italia: La Repubblica, la stampa estera ed il capitalismo italiano

Mai come in questi ultimi mesi la stampa internazionale ha discusso, ipotizzato ed argomentato sulle particolari vicende del nostro paese. Gli spunti per parlare dell’Italia sono stati parecchi: le esternazioni (12 maggio ’09) di Veronica Lario dopo il caso della ‘fu minorenne’ Noemi Letizia, il rinvio della puntata di Ballarò (15 settembre) in favore dello speciale Porta-a-Porta (inaugurazione delle case di Onna per 300 sfollati su 65mila), oltre che le piccanti rivelazioni della D’Addario (prostituta con il vizio del registratore, pagata per il piacere del Premier dall’amico in comune con D’Alema, tal Tarantini); la rottura Berlusconi-CEI (caso Boffo); la rottura Bossi/Berlusconi-Fini; gli imbarazzi internazionali circa la nostra partecipazione assieme al terrorista Abdelbaset al Megrahi (condannato per la strage di Lockerbie) al banchetto libico organizzato da Gheddafi in occasione delle celebrazioni del suo 40° ‘mandato’; i battibecchi del Premier con Barroso (nel frattempo riconfermato presidente della commissione europea sino al 2014); le denuncie sconsiderate a La Repubblica (oltre che all’Unità e a El Pais); il dibattito sulla libertà di informazione e il conseguente appello a contrastare ogni forma di attacco ai media lanciato dai tre giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky tramite La Repubblica.

A parte, qualche tiepida e laconica dichiarazione sui temi di cui sopra della sempre più inetta e moribonda opposizione, la quasi totalità dei giornali (e delle TV), fino a qualche settimana orsono, hanno più o meno taciuto, oltre che su dette vicende, anche su quanto si pensa di noi oltre i confini nazionali. Solo un giornale ha denunciato ciò che stava accadendo e ha riportato le notizie dei media internazionali: La Repubblica del Gruppo De Benedetti. Quel Gruppo che, per voce del proprietario Carlo De Benedetti, ha negato di essere un 'partito di sinistra’, come il Premier lo ha tacciato in questi mesi, nonostante Carlo avesse partecipato nel 2002 all’assemblea per varare l’associazione ‘Libertà & Giustizia’ (libertaegiustizia.it) assieme a gran parte della borghesia, degli intellettuali e degli industriali di sinistra (il giornalista de La7 Gad Lerner, Umberto Eco, Enzo Biagi, l’avvocato Franzo Grande Stevens del clan Agnelli, il finanziere ed ex-diessino Guido Rossi, il professor Umberto Veronesi, il costituzionalista Galante Garrone, l’ex presidente RAI e direttore de Il Sole 24 Ore, l’ex direttore generale di Confindustria Innocenzo Cipolletta). Potrebbe sembrare una coincidenza, ma l’analogia con ‘Giustizia & Libertà’ (movimento politico fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di esuli antifascisti tra cui spiccò come leader Carlo Rosselli, teorico del ‘socialismo liberale’) sembra tutt’altro che un caso. Comunque, Libertà & Giustizia (si legge sul sito) ‘non è un partito politico’ bensì intende avvicinare la gente ai partiti e punta a ‘spronarli’ quindi, in un certo senso, è come dire che intende dialogare non solo con quelli del centrosinistra, ma anche con quelli di centrodestra. Ciò lo si capisce scorrendo le firme raccolte da Repubblica per sostenere l’appello del trio della giurisprudenza Cordero-Rodotà-Zagrebelsky sulla libertà di informazione (oltre 400mila firme raggiunte finora): a parte i pochissimi esponenti della sinistra italiana un po’ ruffiani (Dario Franceschini, Giovanna Melandri, Matteo Colaninno) e in alcuni casi ormai fuori da essa (Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati) nessun altro politico del PD ha raccolto l’appello dei tre giuristi. Continuando a leggere tra le firme si nota che oltre a stimatissime personalità dello spettacolo e della cultura italiana ed internazionale (finora ben 7 Premi Nobel) anche 16 direttori di importanti testate giornalistiche internazionali si sono esposti direttamente sostenendo l’appello con la loro firma. Di queste, solo 2 firme sono di direttori che lavorano in giornali di centrodestra (il Financial Times ed il Times di Murdoch). Il resto delle firme riguardano: 3 giornali di centrosinistra (Le Soir, El Pais, The Indipendnt); 3 giornali di centrosinistra liberale (The Guardian, Die Zeit, Le Nouvel Observateur); 2 giornali liberali (i russi Ogoniok e Novaja Gazeta di cui ricordiamo la giornalista Anna Politkovskaja assidua oppositrice di Putin ed uccisa ‘misteriosamente’); 1 giornale socialdemocratico (Periodico de Catalunya); 1 giornale liberale (Sueddeutsche Zeitung); 1 giornale social-liberale (Gazeta Wyborcza) ed infine 1 giornale di sinistra (Liberation). L’ultima firma, fuori dal coro dei media, riguarda l’organizzazione indipendente Reporters Sans Frontières a cui rinnoviamo la nostra stima. In sostanza, la gran parte dell’appoggio politico proviene dall’ala liberale di centro sinistra. D’altro canto, però, i colpi dalla stampa estera al presente governo - nella persona di Silvio Berlusconi - sono stati sferrati ad orologeria soprattutto da testate di destra (anche conservatrici) che non disdegnano l’ideologia capitalista del modello anglo-americano adesso in crisi. Basandoci infatti sulla nazionalità dei giornali e sul loro orientamento politico (fonte wikipedia) emerge che gli articoli esteri pubblicati da metà giugno a metà settembre sono 345 (in media 3 articoli al giorno). Tenendo conto solo delle testate più importanti e, tra queste, di quelle che hanno scritto almeno due articoli si giunge a 294 articoli la cui provenienza geografica è: 45% Regno Unito (Daily Telegraph, The Guardian, The Economist, The Financial Times, The Times, The Economist, The Indipendent, The Observer, BBC on line etc.), 22% Spagna (El Mundo di proprietà dell’italiana RCS, El Pais, El Comercio, La Nacion, El Periodico, ABC etc.), 11% Francia (Le Figaro, Le Monde, Liberation, L’Express etc.); 7% Stati Uniti (The New York Times, Woshington Post, The Wall Street Journal, The Time etc.); 5% Germania (Bild, Die Sueddeutsche Zeitung, Spiegel etc,), 1% Australia (The Australian, The Sidney Morning Herald), 8% resto del mondo. Di questi il 49% è da attribuire a testate di destra o centrodestra, il 33% a testate di sinistra (liberale, socialdemocratica), il 7% a giornali di centro (il restante 11% non è palesemente collocabile politicamente). Oltre a ciò è bene evidenziare che circa un quinto degli articoli (18%) proviene da quotidiani di proprietà di Murdoch (The Wall Street Journal, The Sun, The Times etc.), proprietario anche di SKY e principale oppositore/concorrente diretto del Premier, o meglio di Silvio Berlusconi in veste di imprenditore.

I dati esposti dimostrano, quindi, un’incongruenza di fondo che non è sottovalutabile ai fini della nostra analisi: perché su un 49% di giornali di destra, solo 2 hanno voluto partecipare all’appello?

Un'ipotesi potrebbe essere che l’unico scopo di determinati gruppi editoriali (e finanziari) sia quello di destabilizzare il nostro governo e forse non solo quello attuale. Repubblica dal canto suo, cavalca questa onda dandone una chiave di lettura più vicina ai propri scopi, manifestando appunto un improvviso interesse verso l’immagine dell’Italia all’estero. Interesse che, giusto per fare un esempio, non fu tale quando nel 2007 il giornalista del Daily Telegraph (che sulle attuali vicende ha speso ben 17 articoli che equivale al 6% del totale analizzati) Ambros-Evans Pritchard denunciò la “collaborazione” dell’ex Premier Romano Prodi con la banca d’affari statunitense Goldman Sachs. Ciò confermerebbe anche la volontà di detti gruppi di interesse di sponsorizzare un nuovo soggetto politico (magari il Grande Centro di Casini e Montezemolo) che si ponga (proprio come nelle intenzioni di Libertà & Giustizia) al centro della discussione rastrellando tutto ciò che è rastrellabile dai due opposti schieramenti a cominciare dai Finiani e dai Di Pietristi.

Lo scenario così composto risulta molto caotico, le chiavi di lettura differenti, i possibili risvolti tutt’altro che scontati. Se da un lato avremmo preferito che il dibattito politico sull’operato del governo e sulle vicende di Berlusconi si fosse svolto nella sua sede naturale ovvero in parlamento, di fronte ad un opposizione solida (che invece pare abbia preferito nascondersi dietro i gruppi editoriali per motivi di miope convenienza), dall’altro i passi falsi dell’attuale Premier ci mostrano come in realtà troppo spesso politica, informazione ed economia tendano ad andare d’accordo a discapito non solo della qualità dell’informazione ma anche dei comuni cittadini.



Andrea Rocca, Ruggeri Claudio

giovedì 1 ottobre 2009

A sostegno della libertà.... di stampa e di portarsi a letto i ragazzini





















Questo è un breve elenco di noti personaggi dello spettacolo che si sono mobilitati a difesa del reo-confesso Polanski, contro le accuse di pedofilia per un fatto avvenuto nel 1977 mentre era ospite nella casa di Jack Nicolson.

L'allora 43enne Roman, fu accusato di cessione di droghe, atti lascivi, stupro e sodomia nei confronti di una ragazzina di tredici anni, Samantha Geimer. Patteggiando, Roman si dichiarò colpevole del reato "minore" (rapporti sessuali con un minore), mentre caddero le altre accuse riguardanti la sodomia, la somministrazione di droghe e stupro di minore. La condanna pattuita fu di un risarcimento pecuniario e 90 giorni da scontare in una clinica psichiatrica.
Il 1° Febbraio 1978, dopo avere trascorso 42 giorni in clinica, preoccupato per la riapertura del caso da parte di un giudice di appello, si rifugiò a Londra, quindi in Francia. Da allora vive fra Francia e Polonia e non ha più messo piede negli stati Uniti (neanche per ritirare l' Oscar). Nella sua autobiografia, Roman by Polanski, pur ammettendo i fatti, Polanski sostiene che la ragazza era consenziente e che il rapporto sarebbe stato favorito dalla madre stessa al fine di favorire la carriera nel mondo cinematografico della figlia.
La cronaca di oggi credo la conoscano tutti: Polanski viene arrestato a Zurigo sabato 26 Settembre 2009, dove si era recato per ritirare il premio alla carriera nel locale Festival del Cinema. Un "agguato" teso molto probabilmente sotto la pressione della polizia di Los Angeles che adesso ne chiede l'estradizione.

Questa è la cronaca dei fatti, ora veniamo alle reazioni.
Il mondo della cultura (soprattutto francese), del cinema, dello spettacolo si è schierata a difesa del regista, gridando al complotto e promuovendo addirittura una petizione per la richiesta di immediata liberazione del regista (vedi nota 2).
Il ministro della cultura francese, Frederic Mitterrand, ha parlato addirittura di un fatto «assolutamente spaventoso (NdR riferendosi all'"agguato" e non alla pedofilia)» per «una storia vecchia che non ha davvero senso».

Affermazioni, queste, a dir poco sconcertanti che se fossero state pronunciate da un nostro ministro avrebbero scatenato un putiferio il cui eco sarebbe risuonato in tutto il mondo grazie al solito tam tam della stampa anglo-americana. Ora no, le esternazioni e le difese sono francesi e la nostra cara Repubblica non osa neppure muovere un'accusa contro questi promotori della pedofilia culturale. D'altronde, come si può accusare indirittamente anche chi ha aderito, con il suo illustre nome, alla petizione promossa dalla Repubblica stessa riguardo la libertà di stampa?!
Come screditare chi qualche giorno prima era stato lodato e pubblicizzato come sostenitore della causa contro il Berluscao?!
Ovvio che non si può nemmeno caldeggiare una scarcerazione per evitare di inimicarsi l'opinione pubblica proprio a 2 giorni dalla manifestazione, ergo: si fanno articoli di pura cronaca (tranne questo di Natalia Aspesi, alla quale offro tutto il mio sostegno), alla faccia delle altre perentorie prese di posizione, crociate e strumentalizzazioni alle quali il giornale di Mauro ci ha abituato.

Certo, portare avanti una battaglia contro chi è già dichiarato colpevole, ha già confessato ed è sostenuto da molti degli intellettuali di sinistra che leggono Repubblica non avrebbe lo stesso effetto politico di Noemi Letizia.....


1) Sito che raccoglie articoli di giornale sulla vicenda (dal 77 ad oggi)
http://www.vachss.com/mission/roman_polanski.html

2) Petizione pro Roman Polaski:
http://www.sacd.fr/Le-cinema-soutient-Roman-Polanski-Petition-for-Roman-Polanski.1340.0.html

martedì 29 settembre 2009

Tu cerchi i clandestini? Ed io tiro fuori il coltello: alto giornalismo da "Il Fatto quotidiano"

















Questo è un articolo sui controlli che la polizia svolge a Prato contro i clandestini pubblicato oggi 29 Settembre 2009 su "Il fatto quotidiano".

Il giornalista riporta fedelmente quanto un albanese gli dice, ovvero che i poliziotti se la prendono con i cinesi perché sono + tranquilli (per ora) mentre loro (gli albanesi) tirerebbero fuori il coltello, perché, aggiunge, la Costituzione italiana tutela la violazione di domicilio....

Interessante, davvero un pezzo di alto giornalismo che infonde veramente dei sani principi morali nella mente del lettore, invece di criticare tutto ciò che viene riportato, fa semplicemente un'implicita polemica sull'introduzione del reato di clandestinità.

Perché il "giornale di inquisizione" non sottolinea il fatto che difendersi con un coltello contro chi espleta funzioni di ordine pubblico è un reato?
Perché il giornalista non spiega all'amico albanese che la clandestinità è un reato?

Perché un giornale fatto contro l'illegalità del presidente Berlusconi, in realtà incoraggia altri reati pubblicando articoli intimidatori contro chi è legalmente residente in Italia?
Perché incoraggia comportamenti criminali ed alimenta l'odio?

Veramente complimenti a Travaglio & Co.: Vergogna!

giovedì 30 luglio 2009

tempodiesseremadri.org -> by CasaPound Italia

Il comitato “Tempo di essere madri” nasce per garantire, a tutte le donne che vogliono vivere la maternità come una scelta libera e non come una “zavorra”, la possibilità di non dover rinunciare ad un’esistenza dignitosa e serena, la possibilità di lavorare al meglio e in base alle proprie capacità, la possibilità di vivere e crescere i propri figli.

Il progetto prevede la riduzione, per le donne con figli di età compresa tra 0 e 6 anni, del consueto orario lavorativo da 8 ore a 6 ore al giorno. La retribuzione resterà invariata: l’85% sarà garantito dal datore di lavoro, il restante 15% sarà a carico dello Stato.

A decorrere dal sesto anno di vita del bambino la mamma potrà scegliere di continuare a lavorare 6 ore a giorno, rinunciando però al contributo statale del 15%.

Resta salva la possibilità per una donna di tornare al full-time qualora lo desiderasse.

Il beneficio può essere esteso anche al padre , ma non può riguardare ambedue i genitori.

Al centro della proposta il ruolo della donna nella sua interezza e completezza, nella sua essenza più bella, nella grande potenzialità umana e sociale che esprime.

Al centro della proposta “il bambino” che merita amore ed attenzione e che ha bisogno di essere seguito dalla famiglia nel proprio percorso di crescita.

Quanto disposto dalla presente legge non si applica alle società (cooperative, di capitali, di persone ecc.) con un numero di dipendenti inferiore a 15 (quindici). Per queste l'adesione ai benefici di cui al comma 2 si applicano solo in caso di accordo tra dipendente e parte datoriale, la quale beneficia, in caso di adesione, di uno sgravio contributivo del 50% sui contratti a tempo indeterminato e determinato.

Il comitato “Tempo di essere madri” nasce anche con la volontà di affrontare tutte le problematiche lavorative legate alla maternità e di combattere tutte le situazioni di ingiustizia sociale che caratterizzano il mondo del lavoro, in particolare il precariato.

Fonte: http://www.tempodiesseremadri.org/ilprogetto.html

PEtizione popolare: http://www.tempodiesseremadri.org/dovefirmare.html

venerdì 17 luglio 2009

Omosessualità e pedofilia, riflessioni sul comune concetto di normalità


Il processo di evoluzione costante che interessa il mondo in cui viviamo, fa si che, durante l'inesorabile trascorrere dei secoli, le abitudini di noi abitanti del globo, così come i modi di pensare, i rapporti interpersonali, le relazioni sociali e così via, cambino, vengano modificate e si adattino alle correnti di pensiero comunemente accettate in una specifica comunità / area geografica in quel determinato arco temporale.Questi cambiamenti impliciti rimangono per lo più celati ad una superficiale riflessione perché parte integrante del nostro patrimonio culturale.Una meditazione attenta, però, ispirata dalla storia che ci viene insegnata sui libri di scuola o dalla semplice osservazione di un periodo più o meno recente, può farci balzare subito agli occhi come i nostri usi e costumi cambino a causa di fattori storici, culturali, ambientali che si miscelano tra loro.Un esempio lampante è il cellulare, qualche anno fa soltanto un optional ed ora oggetto indispensabile fin già da bambini. Altri cambiamenti, però, hanno interessato il corso della storia, non sempre legati all'evoluzione tecnologica. L'aspetto su cui vorrei porre l'attenzione è ciò che molto semplicemente chiamo normalità: ovvero la nostra soglia di valutazione dei comportamenti, delle azioni, il metro di giudizio che ognuno di noi usa quando deve relazionarsi con un qualcosa che gli sta attorno. La normalità è un concetto ambiguo, se da un lato potremmo pensare che questa detti le nostre scelte, allo stesso modo possiamo dire che essa è regolata dalle stesse nostre scelte intese come scelte ed opinioni della comunità. Non è mio volere indagare su cosa influenzi questa percezione, ma piuttosto, su come essa influenzi i nostri modi di pensare. Per fare ciò ho bisogno di dichiarare un punto cardine su cui far ruotare tutto il discorso. Questo punto è un'affermazione molto semplice ed intuitiva: ciò che in un determinato periodo storico viene percepito come "normale", influenza il giudizio di una persona rispetto ad un comportamento target e fa sì che, quello stesso comportamento, rapportato ad un diverso periodo storico, possa suscitare un diverso giudizio. Un esempio a supporto può essere rappresentato dal ruolo che la donna ha rivestito negli ultimi 150 anni, la sua emancipazione che l'ha portata da ombra della figura maschile, a essere umano di pari diritti e doveri. Oggi è del tutto normale che una donna possa andare a votare o possa ricoprire un ruolo importante in ambito lavorativo, 100 anni fa la normalità era totalmente l'opposto. In questo momento storico stiamo vivendo, soprattutto in Italia, un'altra rivoluzione, una rivoluzione del concetto di sessualità che interessa la consueta visione di una coppia, dei suoi elementi costitutivi, dei suoi diritti. Sono temi attuali, infatti, le unioni omossesuali, i movimenti che mirano a concedere loro gli stessi diritti delle coppie abituali e quindi, anche, la stessa possibilità di avere una prole. L'omosessualità, allora, che fino a qualche tempo fa era considerata un comportamento da nascondere, perché non comunemente riconosciuto come normale, e non ben visto, ora è alla ribalta dei nostri teleschermi ed è diventato oggetto di discussioni parlamentari. Segni questi, inconfondibili, di quanto questo cambiamento abbia già interessato la nostra cultura e l'abbia influenzata (non sta a me giudicare se in bene o in male). In difesa quindi di una libertà di pochi, si sta cercando di rendere normale un comportamento deviante della nostra identità umana, di rendere naturale ciò che, invece, tanto naturale non è. E' notizia di qualche tempo fa la nascita in Olanda di un partito, soprannominato dei pedofili, che mira ad abbassare il limite dei 16 anni, età a partire dalla quale si possono legalmente avere rapporti sessuali, a 12 anni ed a promuovere, come fossero diritti, il voto, il fumare, fare scommesse e bere alcool a partire da dodici anni e l'educazione sessuale a partire dall'asilo. Sono notizie attuali invece i PACS o DICO, che dir si voglia. Anche in questo caso, una minoranza, tenta di innalzare la nostra soglia di percezione della normalità con il pretesto di una maggiore libertà, per far comunemente accettare un comportamento deviante, oggi giudicato come reprovevole. Non voglio forzare i giudizi, ognuno di noi, credo, ha abbastanza coscienza per farsi un'opinione personale su questi movimenti, ma soltanto far riflettere sul concetto di libertà. Fin dove dobbiamo spingerci in nome di una libertà? Quanto può essere alzata l'attuale soglia di normalità e quante altre devianze vogliono essere riconosciute come espressioni di libertà? Non si può adesso, discriminare, giudicare quali tra i vari comportamenti portati ad esempio devono essere accettati oppure condannati, perché come la storia ci insegna, ed io stesso affermo poche righe più su, ciò che in un determinato arco temporale rappresenta il diverso, l'atteggiamento da condannare ed ostacolare, può, in un altro periodo, essere invece appoggiato o del tutto ignorato. Si può, e si deve, invece, riflettere su quale sarà l'orientamento futuro dell'umanità, capire se esso ci piace, se è un mondo nel quale sapremmo ancora vivere e soprattutto se è un mondo che vogliamo sostenere. La mia idea in merito è abbastanza negativa. Non credo di riuscire ad appoggiare un mondo in cui un bambino dodicenne, che vive in un nucleo familiare formato da due uomini possa avere rapporti sessuali con adulti di 60 anni…. E la vostra?